11 giugno 2018

Le storie dei luoghi della provincia aquilana percorsi dalle antiche vie tratturali che collegavano l’Abruzzo al Molise e alla Puglia, nonché delle produzioni agroalimentari di eccellenza, raccontate dalla viva voce di contadini, norcini, casari e produttori agricoli. È questo il cuore di Transumanze – Le vie dei Presìdi, la rassegna organizzata da Slow Food Abruzzo con la DMC Gran Sasso d’Italia, L’Aquila e Terre Vestine nell’ambito del progetto regionale Open Day Summer 2018, che nei prossimi tre fine settimana (dal 15 al 17 giugno; dal 22 al 24 giugno; dal 29 giugno al 1 luglio) animerà diverse località dell’Abruzzo montano con laboratori didattici, escursioni all’aria aperta e degustazioni con menu ad hoc proposti nei dodici ristoranti aderenti all’iniziativa (info e prenotazioni sul sito www.transumanze.net).

Veduta dal castello di Capestrano sui vigneti della Valle del Tirino (ph. Ivan Masciovecchio)

Veduta dal castello di Capestrano sui vigneti della Valle del Tirino (ph. Ivan Masciovecchio)

«Con Transumanze – Le vie dei Presìdi abbiamo voluto mettere al centro il territorio e le sue storie – ha sottolineato il presidente della DMC Gran Sasso d’Italia, L’Aquila e Terre Vestine Alfonso D’Alfonso –. Per questo, nel corso della rassegna, proporremo esperienze autentiche a stretto contatto con storie vere di agricoltura eroica e di produzioni dimenticate, nella bellezza delle campagne dell’aquilano e lungo le vie degli antichi tratturi. Transumanze sarà un’occasione per andare direttamente a casa dei produttori e comprendere che scegliendo un cibo si sceglie e si preserva anche il territorio che sta dietro quel prodotto».

Canestrato di Castel del Monte (ph. archivio Arssa)

Canestrato di Castel del Monte (ph. archivio Arssa)

Da Santo Stefano di Sessanio a Calascio, passando per Navelli, Castel del Monte, Ofena, Poggio Picenze, Barisciano e Capestrano; e ancora Castelvecchio Calvisio, Bussi sul Tirino, Villa Santa Lucia degli Abruzzi, e senza dimenticare L’Aquila, Transumanze toccherà meravigliosi e suggestivi borghi, paesi e città ricchi di storia e tradizioni. Grazie alle testimonianze degli stessi produttori e alla professionalità di guide esperte, si potranno dunque scoprire segreti e peculiarità di celebri formaggi come il Canestrato di Castel del Monte (sabato 16 giugno, ore 16.30) e meravigliosi legumi come il Cece di Navelli e la Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio (sabato 16 giugno, ore 18, Convento di San Colombo a Barisciano), nonché della merenda abruzzese (domenica 17 giugno, ore 17, Rocca Calascio) a base di pane, salumi di montagna, pecorini e miele dei monti d’Abruzzo, accompagnata con una selezione di Cerasuolo e Montepulciano d’Abruzzo.

Salame aquilano (ph. archivio Arssa)

Salame aquilano (ph. archivio Arssa)

Ci si soffermerà, ancora, sui grani e cereali antichi come il Farro e la Solina (30 giugno, ore 17, Capestrano), senza dimenticare i salumi dal gusto inconfondibile capaci di evidenziare la peculiare arte norcina abruzzese, dal salame aquilano alla salsiccia di fegato ed al Cuore di Paganica, abbinati a birre artigianali locali (domenica 1 luglio, ore 18, Poggio Picenze), fino all’affinamento ed alla stagionatura dei formaggi (domenica 24 giugno, ore 16, Rocca Calascio). Si parlerà infine di lana di Campo Imperatore (sabato 23 giugno, ore 16, Santo Stefano di Sessanio), un tempo fortuna e ricchezza di questi paesi appenninici e che oggi, dopo anni di decadenza, torna a vivere una nuova ed entusiasmante riscoperta.

Campagna abruzzese (ph. Ivan Masciovecchio)

Campagna abruzzese (ph. Ivan Masciovecchio)

«I Presìdi Slow Food hanno contribuito e contribuiscono a salvare numerose varietà di ortaggi e frutta, razze autoctone, formaggi, pani, salumi, dolci, che rischiavano o rischiano l’estinzione – ha spiegato Eliodoro d’Orazio, presidente Slow Food Abruzzo e Molise –. Hanno aiutato centinaia di piccoli produttori a proseguire nella propria attività, favorendo il contatto tra consumatori interessati alla qualità e disponibili a pagare un prezzo equo e remunerativo per tutti, dimostrando allo stesso modo che un’altra agricoltura e un’altra produzione alimentare sono possibili».

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