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Home Le Vie dell'Arte

il Vangelo secondo Bruno Zenobio

by Redazione
21 Gennaio 2013
in Le Vie dell'Arte
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di Angela Appignani, foto Piero Del Governatore

Bruno Zenobio
C'è un luogo sacro, in Abruzzo, poco conosciuto ai più. E' la chiesa del Sacro Cuore di Roseto degli Abruzzi, dove l'arte musiva di Bruno Zenobio si manifesta in un tripudio di colori scintillanti.

Le tessere, sapientemente posizionate a raffigurare episodi della vita di Cristo, generano un monumentale mosaico che copre una superficie di 650 metri quadri, concorrendo alla più grande stesura musiva presente in Abruzzo. L’Atriano Bruno Zenobio (in foto), autore di opere d’arte sacra presenti in tutto il mondo, mutua la realizzazione delle sue opere dall’interpretazione personale del messaggio cristiano ed ecumenico, non teso ad un concetto celebrativo della Chiesa bensì dettato dai principi di semplicità francescana.
Incontriamo l’artista nel suo laboratorio di Roseto, dove il maestro lavora con un esiguo numero di allievi trasmettendo loro competenze e tecniche associate all’arte musiva. Una vera fucina in cui, in un razionale disordine, sono martelline e taglioli, bozzetti, opere finite o in fase di elaborazione; segno di un’arte in divenire e di una sapiente manualità acquisita nel tempo “affogando tessere nella malta”.
Dice di lui Isotta Fiorentini Roncuzzi, presidente onorario dell’Associazione Internazionale Mosaicisti Italiani: “Appartiene alla stirpe di quei maestri che, conosciuta in tutti i suoi aspetti questa arte antica e così difficile da adattare alle esigenze di oggi, ne ha fatto una scuola per i giovani della sua regione facendoli conoscitori di quanto può dare, nella realtà, una vita di studi, di esperienze, di realizzazioni”.
Con una gestualità pacata e la consapevolezza di chi ha avuto dalla vita il privilegio di svolgere un lavoro che si identifica con la propria passione (“le vrai bonheur est d’avoir sa passion pour metier” sostiene Alain Silberstein), Bruno Zenobio ci introduce in uno dei locali adibito ad archivio: ben catalogate e divise per cromia, una miriade di tessere dei più svariati colori. Ci dice che il mosaico nasce da un’ispirazione momentanea ed inspiegabile, concepita in un primo momento come bozzetto, in seguito disegnato e colorato. Solo dopo questa idea iniziale si dà forma al progetto con la scelta dei materiali: marmi policromi, ori di Venezia e foglia oro, graniti, travertino e paste vetrose. Segue il taglio delle tessere e la scelta della “pezzatura”, in cui ogni singola tessera dovrà riflettere, secondo l’artista, la luce naturale e artificiale, dando così vita ad un insieme unitario alla ricerca della vera luce – secondo Zenobio  quella di Dio – per mezzo di infinite tessere, come infinite sono le anime che compongono il corpo della Chiesa. La creazione definitiva avviene adagiando le tessere, una ad una, su uno strato uniforme di malta precedentemente stesa su pannelli sui quali è riportato il disegno.
L’artista musivo deve unire ad una filosofia individuale una grande passione; ma l’idea sottesa alla creazione artistica, soprattutto in epoca moderna, è quella di “crisi”, autentica fonte di ispirazione, personale o legata a contingenze storiche e sociali: l’opera d’arte si lega all’animo umano e quando questo è sconvolto, riesce ad esprimersi in modo autentico.
“Trovo che un’altra fonte d’ispirazione – prosegue il maestro – sia il confronto onesto e sincero con altri artisti mosaicisti, con i quali lo scambio di idee ed esperienze è foriero di un arricchimento reciproco. Al settimo convegno internazionale dell’AIMC di Ravenna ho incontrato artisti di tutto il mondo, condividendo pareri sul mondo dell’arte e sul nostro modo di farne parte”.
Il mosaicista contemporaneo crea un personale linguaggio che nasce dalla necessità di raccontare un insieme partendo da un singolo elemento di tale insieme. L’esperienza di Gaudì dimostra poi come le possibilità espressive del mosaico siano infinite, come infinita è la gamma dei materiali impiegabili; sta all’artista cogliere l’intuizione che lo porti a creare un’opera d’arte partendo da un vetro di bottiglia o da scaglie di mattonelle, o ancora da un macchinario industriale dismesso, riassemblando le parti in un caleidoscopio di forme e colori.
Dopo la mostra antologica “Il mosaico nel tempo. Storia di un’espressione artistica tra antico e contemporaneo” (Museo d’Arte Contemporanea “Vittoria Colonna” di Pescara, 2006) in cui fu presentato il volume di Daniele Astrologo “Il mosaico di Bruno Zenobio: verifica di una utopia”, è in programma un’altra esposizione delle opere dell’artista, voluta dalla fondazione PescarAbruzzo, prevista per l’estate del 2011. A Pescara, notevole è la recente realizzazione del maestro nella chiesa della Visitazione.

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