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Home Articoli Recenti

Tra i colori di Antonio Matarazzo

by Greta Massimi
19 Aprile 2019
in Articoli Recenti, Le Vie dell'Arte, Le Vie della Cultura
torero rosso

"Torero", tecnica mista su tela, 200x200 cm, 2004.

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di Greta Massimi

Intervista all’artista d’arte contemporanea pescarese, poliedrico, dalle tante sfaccettature e suggestioni che conta nel suo percorso nomi del calibro di Andrea Pazienza e Bob Dylan

torero rosso
“Torero”, tecnica mista su tela, 200×200 cm, 2004.

Antonio Matarazzo, pescarese di nascita, vive e lavora nella città natia in qualità di docente di storia dell’arte e di disegno. Il suo studio in Via Teofilo D’Annunzio vede numerose opere che raccontano il suo percorso artistico. Personalità malinconica ed eclettica, le sue tele stupiscono per i soggetti e le tecniche sempre diverse fra loro. Tra i momenti più significativi del suo percorso ricordiamo il concerto di Bob Dylan a Pescara nel 2001. Il cantante s’innamorò di uno dei suoi dipinti e l’acquistò, oltre che a voler adornare il suo camerino con altre tele dell’artista. In seguito al crollo del suo atelier, avvenuto tre anni più tardi, Matarazzo trasse ispirazione per la mostra “Paesaggi dell’anima”. Tutte le opere, con titoli in latino, vennero eseguite sul terrazzino di casa.

matarazzo centro atelier

La sua creatività prende spunto dagli elementi del quotidiano, ma l’essenza di quest’ultimi viene estrapolata ed estraniata dal contesto originario. E così vediamo protagonisti paesaggi marini, cavalli su rive, vulcani in fiamme. I blu e i celesti scoppiano sulle tele, le intense rappresentazioni catturate ed impresse sui supporti, in parte “reali”, in parte “spirituali”, lasciano intravedere delicati spunti emotivi. Grande importanza rivestono per tale motivo i materiali impiegati, spesso di carattere edilizio quali il cemento, tinte acriliche, polvere di gesso, ma anche terra vegetale. L’artista compie una ricerca dei colori che spaziano in un contesto che si situa tra il naturale, il sacro e il soprannaturale, la cui “essenza” viene trasposta sulla tela, in quanto la materia che egli rappresenta è “viva”.

"Aeroplanini di carta", tecnica mista su tela, 150x120 cm, 2017.
“Aeroplanini di carta”, tecnica mista su tela, 150×120 cm, 2017.

La sua passione per la pittura quando nasce? Chi ha contribuito alla sua formazione?

Affascinato dai colori dei cantieri sin da bambino e dai murales della periferia, la prima esposizione personale la curai a soli 18 anni con Cesare Manzo, rappresentando nei miei dipinti le persone più deboli della comunità. Frequentai a Pescara l’attuale Liceo Misticoni e come compagno di classe avevo Andrea Pazienza. La nostra amicizia continuò anche quando lui andò al Dams di Bologna. Io invece andai all’Accademia di Belle Arti di Roma dove mi specializzai in Storia dell’Arte e Scenografia. Poi decisi di insegnare e iniziai a girare l’Italia continuando a fare il pittore.

La sua personalità indipendente affiora nelle sue opere per le tecniche e i temi trattati, sempre diversi fra loro, che danno vita ad un vero e proprio sperimentalismo. Ritratti, paesaggi, il cui filo conduttore è rappresentato dal fatto che si tratta di “materia viva”. Ci dica qualcosa di più.

La “sofferenza dell’essere” ha contribuito a creare in me stili e opere, come l’ultima mostra dal titolo “Inquietudine”. Le tematiche scaturiscono in parte da questa venatura malinconica, ma al tempo stesso dal fascino che nutro per la natura. I ritratti variano dai toreri alle ballerine. I primi andarono a costituire la mostra “Rosso” che si configura come un’accusa contro la violenza sugli animali e alla pratica dei “toreri”. Le ballerine amo rappresentarle per la loro eleganza, stile e movenze, diventano “simbolo” di una realtà altra, una sorta di alienazione dal contesto terreno. A loro dedicai la mostra “Les danseuses”.

ballerina
“Ballerina”, tecnica mista su tela, 100×120 cm, 2015.

Riguardo i paesaggi ho rappresentato i vulcani, la cui ispirazione venne da un viaggio in Sicilia. La maestosità dell’elemento naturalistico che si esprime nella sua piena grandezza sul territorio circostante mi lasciò senza parole. Nella mostra “Paesaggi dell’anima” sono invece rappresentati ricordi reinterpretati. Ma anche il mare in tempesta è protagonista in alcune opere come nella rassegna “Cacciatori di fulmini”, la cui ispirazione nacque da una tempesta. Il “creato” è un quadro che dà origine ad una rappresentazione sempre diversa e affascinante.
vespa“Vespa”, tecnica mista su cartone intelaiato, collezione privata, 2016.

Quali artisti lo hanno influenzato maggiormente? Ha progetti in vista nell’immediato futuro?

Michetti lo considero un grande uomo oltre che un genio artistico della fotografia. Di certo nutro una passione per tutti gli artisti “maledetti”.  Attualmente sto preparando una nuova mostra con dipinti inediti. Ci saranno novità a breve.

Clicca qui per vedere il video tributo realizzato dagli studenti del Liceo Da Vinci di Pescara nel 2012, dedicato alla mostra di Antonio Matarazzo.

Antonio Matarazzo.
Antonio Matarazzo (Ph.: Pasquale Grilli).

Informazioni biografiche ulteriori. Antonio Matarazzo inizia la sua carriera a 18 anni. Nel 1970 partecipa e vince numerosi concorsi sparsi per il territorio regionale. La sua prima esposizione personale risale al ‘71 presso la galleria “La Cornice Fiorentina” a cura di Cesare Manzo. Nove anni più tardi vince il premio speciale Marina Militare di Roma. Da qui inizierà a farsi conoscere a Novara, a realizzare bozzetti da inserire serigraficamente sui tessuti per le creazioni di noti stilisti. In seguito vince il Premio Michetti a cura di Crispoldi nel 1986. Molte sono le mostre a cura di Antonio Zimarino. Importante anche la sua esperienza a Bergamo e poi la mostra “Dal Futurismo al Contemporaneo” a cura di Ugo Bellucci presso il Palazzo del Quirinale Roma. Molte sue opere figurano al Vaticano, al Quirinale e al Ministero della Sanità del Canada e nel Comune di Charleroi in Belgio.

 

 

Tags: artearte contemporaneaintervistamostra artepescarapittura
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