15 febbraio 2021

testo di Ivan Masciovecchio.

Apertasi ufficialmente lo scorso mese di ottobre ed inevitabilmente condizionata dall’emergenza Covid, la tredicesima edizione di Terra Madre Salone del Gusto – la più importante rassegna internazionale dedicata al cibo buono, pulito e giusto organizzata da Slow Food, Regione Piemonte e Città di Torino – andrà avanti fino al prossimo mese di aprile prevedendo un ricco palinsesto di eventi da godersi comodamente da casa, collegandosi via web attraverso i canali social della manifestazione.

Presentazione Terra Madre Salone del Gusto (ph. Alessandro Vargiu/Archivio Slow Food)

Presentazione Terra Madre Salone del Gusto (ph. Alessandro Vargiu/Archivio Slow Food)

Tra quelli in programma (consultabili QUI), giovedì 18 febbraio, dalle ore 21 (partecipazione gratuita su piattaforma Zoom, iscrizioni alla mail slowfoodadigegarda@gmail.com) si svolgerà un incontro alla scoperta della Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio (AQ) in compagnia del produttore abruzzese e referente del Presìdio Slow Food, Ettore Ciarrocca.

Dopo i primi appuntamenti sul Pecorino del Monte Poro (Calabria) e sullo Storico Ribelle della Lombardia – ed in attesa dell’ultimo sulle Patate Verrayes della Valle d’Aosta, che concluderà il primo ciclo di avvicinamento al Forum permanente delle Terre Alte – l’evento organizzato dalla Condotta Slow Food Valle dell’Adige Alto Garda con il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento, si inserisce nel solco della rassegna Road to Mountains, ideata con l’obiettivo di costituire un confronto tra gli attori delle cosiddette Terre Alte, agricoltori di montagna e produttori di Presìdi Slow Food – dalle Alpi agli Appennini – che nel tempo hanno elaborato strategie per affrontare problematiche comuni come l’abbandono dei luoghi, la perdita di memoria e di valore del cibo, la centralità delle città e del fondovalle; una fucina di incontri, confronti e scambi di idee, un detonatore di sinergie tra autentici custodi del paesaggio e difensori della memoria che grazie alla loro pratica quotidiana cercano di trasformare le montagne in un luogo delle opportunità.

Lenticchie di Santo Stefano di Sessanio (ph. archivio Arssa)

Lenticchie di Santo Stefano di Sessanio (ph. archivio Arssa)

La Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio si coltiva esclusivamente su terreni brulli situati ad oltre 1000 mt di altitudine alle pendici del Gran Sasso d’Italia, nel territorio dei comuni della provincia aquilana appartenenti al cosiddetto distretto chiamato Terre della Baronia (Calascio, Barisciano, Castelvecchio Calvisio e Castel del Monte). Si caratterizzano per essere di colore marrone-violaceo, più scuro rispetto alle altre varietà, particolarmente saporite e soprattutto di piccole dimensioni, tali da non necessitare la messa in ammollo prima di essere consumate, magari all’interno di calde e gustose zuppe abruzzesi.

Un tempo considerata insieme ad altri legumi una sorta di carne dei poveri, negli ultimi anni è stata oggetto di un progetto di tutela avviato dal Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, nonché di un rinnovato interesse da parte dei consumatori, particolarmente apprezzata per le proprie caratteristiche nutrizionali fondamentali per l’alimentazione, potendo vantare uno scarso contenuto di lipidi ed una notevole quantità di proteine. La raccolta – con quantità sempre più limitate – si effettua a mano tra i mesi di luglio ed agosto. Sempre in estate, tra fine agosto e settembre, il borgo mediceo di Santo Stefano di Sessanio ospita una sagra popolare durante la quale, oltre a fare provviste per l’inverno del gustoso legume, è possibile assaggiare piatti della tradizione locale.

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