testo di Ivan Masciovecchio.
Arancia, limone, mandarino (tardivo), cedro! Ma anche pompelmo, pomelo e il caratteristico cetrangolo (in dialetto lu melaragn) ovvero l’amarissima arancia selvatica dal gusto quasi immangiabile, sebbene acquisisca maggiore delicatezza se trasformata in marmellata. Elencati in sequenza nel ricordo di una infantile filastrocca, stiamo parlando degli storici e profumati agrumi della Costa dei Trabocchi, autentiche eccellenze agroalimentari di questo spicchio di territorio abruzzese fertile di biodiversità diffusa, celebrati e valorizzati ogni anno dall’associazione omonima attraverso l’evento La Vianova delle Arance, mercatino di tipicità locali organizzato con il patrocinio del comune di Rocca San Giovanni (CH) sul tratto di strada statale Adriatica che attraversa contrada Vallevò, la cui sedicesima edizione è in programma la prossima domenica 15 marzo a partire dalle ore 9. Prevista anche una degustazione guidata alle 11 con abbinamento di formaggi e marmellate a cura del prof. Gino Primavera.

Inseriti dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali tra i 150 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) abruzzesi, la loro raccolta viene fatta manualmente e si protrae per tutto l’inverno. Oltre alla vendita diretta dei frutti freschi, gran parte della produzione odierna finisce in barattolo in forma di marmellate con le quali si farciscono anche i dolci tipici della zona come i cellipieni e le pizzelle. Già da diversi anni la quasi totalità viene conferita alla distilleria Michele Jannamico di Lanciano (CH) con la quale si è avviata una collaborazione in esclusiva che ha portato alla produzione di diversi liquori della linea Costa dei Trabocchi. Come il Gin J7, realizzato in particolare con cetrangolo e arance dolci, più altre erbe botaniche regionali comprendenti ginepro dell’Alto Sangro e cisto raccolto all’interno della Lecceta di Torino di Sangro, proposto dai titolari per l’assaggio tra i banchi del mercatino sempre dalle ore 11 insieme ad altre produzioni aziendali, dall’Aperitivo – a base di bionde di San Vito e infusi e distillati di erbe e spezie tra cui spiccano la radice di genziana e l’Elicriso Italico – al Lemoncello, nella sua versione premium ottenuto dall’infusione di scorze di limoni accuratamente selezionati e sbucciati a mano.

Protette e nascoste da siepi frangivento approntate artigianalmente dagli agricoltori-giardinieri, le coltivazioni di questi agrumi che profumano di mare sono diffuse a partire dalla zona di San Vito Chietino – tanto che generalmente le arance erano chiamate proprio le bionde di San Vito – estendendosi per una decina di chilometri fino a contrada Ripari di Ortona a nord e alla frazione La Penna di Fossacesia a sud, passando per Vallevò di Rocca San Giovanni e addentrandosi invece verso l’interno solo per poche centinaia di metri, anche a causa della particolare conformazione del territorio caratterizzato dalla presenza di collinette, fossi e falesie in prossimità della linea di costa.

Al pari dei trabocchi dubbi rimangono sull’origine del loro approdo sulle nostre sponde, sebbene sia ormai possibile datarne con certezza la loro presenza fin dalla fine del 1600. Nel momento di massima espansione la produzione, soprattutto di arance, raggiungeva diverse migliaia di quintali, con carichi in partenza dalla vecchia stazione ferroviaria di San Vito Marina verso la Germania ed il nord Europa, arrivando anche negli Stati Uniti. Poi, sul finire degli anni ’60, prima a causa della comparsa sul mercato di frutti più dolci provenienti dal sud Italia e successivamente a seguito dell’industrializzazione della Val di Sangro che ha portato molti contadini a preferire la fabbrica alla campagna, lentamente gran parte delle piantagioni locali sono state abbandonate – così come le peschiere e gli ingegnosi sistemi di canalizzazione realizzati nel tempo per irrigarle – e gli agrumeti distrutti per fare posto a nuove abitazioni.

Presieduta dallo storico traboccante Rinaldo Verì, attualmente sono qualche decina i produttori che aderiscono all’associazione Agrumi Costa dei Trabocchi, tutti dotati di appezzamenti di modeste dimensioni, dove è comunque possibile trovare anche piante ultracentenarie, come quelle di Donato Caravaggio, che a Fossacesia dispone di circa un ettaro di terra destinato ad agrumeto e uliveto.

Nel complesso, attualmente la maggior parte della produzione di agrumi della Costa dei Trabocchi riguarda l’arancia – che ha la caratteristica di maturare più tardi e di non essere propriamente dolce – seguita a ruota dalle diverse varietà di limone (ce n’è anche uno molto piccolo simile al lime) fino al cedro, particolarmente indicato per la trasformazione in marmellata in quanto ricco di polpa. Un discorso a parte merita il cetrangolo, dalla forma leggermente più piccola e dalla scorza porosa con la quale in passato si aromatizzavano gli insaccati, soprattutto le salsicce di fegato. La pianta ha fusto forse meno imponente e più dritto, con spine lunghe anche diversi centimetri, soprattutto alla base. Per scoprire tutta la bontà di queste eccellenze regionali, appuntamento dunque sulla Costa dei Trabocchi per un originale assaggio d’Abruzzo.








