26 luglio 2011

Negli scatti di Maurizio Anselmi, tutta la bellezza del paesaggio teramano. Il suo ultimo lavoro è un museo a cielo aperto sotto forma di libro. Che mette nelle mani del lettore – letteralmente – la possibilità di osservare centotrentasei immagini inedite che celebrano la bellezza di un ‘mondo’ dove storia e natura si intrecciano

di Simone Gambacorta

“Ager Praetutianus. Omaggio al paesaggio teramano” (Artemia Edizioni, pp. 150, 45 euro) è il titolo dell’ultimo prezioso e importante libro (a lato la copertina del volume) di Maurizio Anselmi, la cui lunga militanza nel mondo della fotografia è attestata da un percorso professionale di primissimo livello. Pagine che danno vita a un incantevole viaggio di scoperta e riscoperta. Basti pensare alle suggestioni che si ricavano scorrendo le pagine sul Gran Sasso, la Laga, i borghi dell’entroterra, le colline e la costa, o quelle che guardano a gioielli storico-artistici come la Fortezza di Civitella del Tronto, il soffitto maiolicato di Castelli, il Duomo di Teramo e gli affreschi di Andrea Delitio della Cattedrale di Atri.
Dice perciò bene Walter Mazzitti, quando nella sua prefazione scrive che “il percorso che Anselmi propone attraverso una lunga e inedita serie di immagini mozzafiato, prende origine dalla monumentale ricchezza naturalistica del Parco Nazionale, descrivendo la regale corona appenninica del Gran Sasso, le verdi praterie, i torrenti e le cascate e i centenari boschi della Laga, costellati dagli antichi borghi in pietra”.
Lo sguardo fotografico di Anselmi nasce dalla capacità, sempre sorprendente e a tratti davvero sbalorditiva, di cogliere, oltre che l’anima più autentica, il ’respiro’ segreto, intimo, originario dei luoghi e dei soggetti che immortala: la mano di questo maestro dell’arte fotografica sa carezzare la voce silenziosa delle tante ‘forme di mondo’ cui si rivolge, e che poi restituisce in scatti tecnicamente impeccabili e poeticamente ricchissimi. Oltre che fotografo, Anselmi è del resto uomo di coltivata intellettualità, come dimostrano, per esempio, le importanti ricerche etnomusicologiche condotte anni fa nell’Isola di Creta insieme con Roberto Leydi. Questo bellissimo volume, che si arricchisce anche della presenza narrativa ed evocativa di un racconto del giornalista Nicola Catenaro, è un atto di documentazione e di testimonianza verso un patrimonio che, al di là delle cospicue potenzialità turistiche, costituisce un enorme bacino culturale e identitario.

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