testo di Ivan Masciovecchio.
Costruire relazioni con luoghi e comunità immerse in contesti naturalistici protetti in epoca di viralità comunicativa e di domanda (e offerta) di turismo cosiddetto esperienziale sempre più crescente, tra voglia di autenticità, ricerca di visibilità e gratificazione social(e).

Affrontato nel contesto fieristico dell’ultima edizione della BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano all’interno dello stand allestito dalla Regione Abruzzo in collaborazione con la Camera di Commercio Chieti Pescara e Gran Sasso d’Italia, è stato questo il tema – centrale e necessario – che Daniela D’Amico, responsabile comunicazione e promozione del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, ha voluto portare al centro del dibattito tra gli addetti ai lavori partendo dalla considerazione, evidentemente non ancora ben compresa dalla comunità viaggiante, che i parchi non sono degli zoo.
Filtrato attraverso la lente deformante dei social, il nostro modo di vedere e percepire la natura – sia rispetto ai luoghi stessi, sia soprattutto rispetto alla fauna selvatica che li abita –, nel tempo si è completamente alterato, privilegiando la forma (del racconto) sulla sostanza (del vissuto emozionale). Comportamenti apparentemente banali e sottovalutati, come offrire del cibo agli animali confidenti che liberamente circolano in contesti anche urbani – seppur sempre all’interno di territori tutelati – oppure raggiungere luoghi ameni e a volte inaccessibili – spesso suggeriti anche dai canali virtuali di operatori turistici e community di viaggiatori con centinaia di migliaia di iscritti – alla ricerca del selfie acchiappa like, possono avere conseguenze drammatiche e devastanti, dalla perdita della vita dello stesso animale alla distruzione irreversibile della biodiversità ambientale.
«Non dimentichiamo mai che organizzare viaggi e comunicare luoghi significa assumersi delle responsabilità, verso se stessi, il territorio e la natura» ha ribadito nel corso del suo intervento la D’Amico, portando ad esempio casi di overtourim nel mondo, con l’invasione di migliaia di turisti ammassati in luoghi non attrezzati per contenerli tutti e la successiva reazione della popolazione autoctona esasperata da quell’ingombrante presenza portatrice di comportamenti inappropriati, tra schiamazzi, aumento di sporcizia e inquinamento.
La narrazione intesa come atto di responsabilità, perché raccontare significa scegliere cosa mostrare e cosa no, soprattutto all’interno di un’area protetta. Ecco quindi la proposta di nuovi modelli di travel making che portino a viaggiare in punta di piedi, progettare esperienze consapevoli dei limiti imposti dal contesto territoriale e intendere le comunità come soggetti attivi e non semplici comparse. Tra gli esempi di come si possa dar vita a viaggi virtuosi, il progetto europeo Life Bear-Smart Corridors dedicato alla conservazione dell’orso bruno marsicano e dell’orso bruno europeo vede coinvolti, oltre al PNALM, anche il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, il Parco regionale Sirente Velino, la Riserva regionale Monte Genzana Alto Gizio, il Comune di Pettorano sul Gizio e l’associazione Rewilding Apennines.

Avviato nel 2023, diverse sono le azioni intraprese fino ad oggi, comprese quelle che stanno portando alla creazione di Comunità a Misura d’Orso finalizzate alla promozione della cultura e delle pratiche di coesistenza tra orsi ed esseri umani, interessando numerosi comuni dell’Appennino centrale. Nella consapevolezza che, come scrive il prof. Leonardo Saviano, «la coesistenza è la tutela della possibilità di scambiarsi uno sguardo da lontano, riconoscendo negli occhi dell’altro lo stesso mondo che c’è nei nostri. […] Il lavoro di coesistenza assume ad oggi una forma totalmente diversa, che apre a nuove sfide e problemi. Non possiamo ignorare la capacità dell’animale di autodeterminarsi: il nostro compito non è solo difenderlo o tutelarlo, ma fare sì che possa esprimere la sua individualità, che assume la forma delle sue azioni e dei suoi pensieri».








