testo di Ivan Masciovecchio.
Promuovere e valorizzare la conoscenza dei legumi tradizionali con un occhio di riguardo per i Presìdi Slow Food. Rafforzare le competenze in materia di educazione alimentare, sensibilizzando allo stesso tempo l’opinione pubblica al tema della riduzione degli sprechi a tavola. Circoscritte tra le luminose sale della Stazione Marittima di Napoli, sono state queste le coordinate tracciate da Leguminosa 2026, l’evento firmato Slow Food Campania che nel weekend scorso ha visto produttori e consumatori uniti nell’amore comune per i piccoli e saporiti frutti della terra, espressione massima di biodiversità diffusa in tutta Italia.

Non una semplice manifestazione, ma un intenso viaggio tra cultura e consapevolezza che, giunto alla sua quinta edizione, ha offerto un ricco e variegato calendario di appuntamenti tra incontri, approfondimenti e assaggi. Oltre ai classici Laboratori del Gusto, da sempre uno dei format più identitari di Slow Food, vere e proprie esperienze sensoriali guidate accessibili a tutti, in cui agricoltori, cuochi, esperti e narratori del cibo hanno potuto condividere storie e sapori in arrivo anche da fuori Campania. Un perfetto equilibro tra conoscenza e sapere per scoprire da vicino varietà spesso dimenticate, tecniche di lavorazione e abbinamenti sorprendenti.

Dalla schiscetta consapevole ai legumi a colazione, fino al pranzo della domenica buono e sostenibile e agli abbracci mediterranei tra i legumi e il mare, sono stati sei gli appuntamenti gratuiti attraverso i quali il pubblico ha potuto comprendere il valore culturale e nutrizionale dei legumi, veri alleati per una sana alimentazione, deliziando allo stesso tempo il palato con assaggi, tra gli altri, di frittatina di pasta e piselli raccontata da Vincenzo Durante, l’uomo della pizza fritta a Forcella; ceci all’insalata con zucca e pancetta croccante proposta dalla volitiva Gena Iodice dell’Alleanza dei Cuochi di Slow Food; e un dolce cake leguminoso curato di Francesco Frascione, chef del bistrot Quostro all’interno della fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli, location inclusiva ricavata nell’ex Istituto Montecalvario, che nella giornata di sabato 11 ha ospitato il format Wine Spot con la proposta al calice di vini rivoluzionari nati su terre confiscate alla camorra o in luoghi da viticoltura eroica.
Pensati per coinvolgere e avvicinare in modo semplice e diretto al mondo dei legumi anche i più giovani, sono stati previsti inoltre quattro laboratori didattici tra giochi di memoria, caccia al tesoro e attività da detective. Diversi pure i momenti di approfondimento dedicati a tematiche centrali per il mondo agricolo e del cibo come il reddito di contadinanza, occasioni preziose per ascoltare voci diverse – operatori, esperti, istituzioni, attivisti – necessarie per costruire uno sguardo più consapevole su ciò che significa oggi produrre e consumare cibo.

Dai fagioli Dente di Morto di Acerra ai piselli Centogiorni del Vesuvio – specialità entrambe tutelate dal marchio dei Presìdi Slow Food –, passando per il fagiolo Cosaruciaru di Scicli, il Cannellino di Atina DOP o il Lupino gigante di Vairano, cuore pulsante di Leguminosa 2026 è stato comunque il Mercato dei Legumi, che nella parte più rilevante della Stazione Marittima ha concentrato gli stand espositivi di oltre sessanta aziende provenienti in gran parte dal Centro-Sud Italia. Ampi spazi degustativi dedicati alla triade Mediterranea composta da olio extravergine d’oliva, vino e pane tradizionale hanno consentito al pubblico di andare alle radici della Dieta Mediterranea partendo da autentiche eccellenze produttive, da provare magari insieme alle birre artigianali locali come la Friary Ale del microbirrificio Incanto di Casalnuovo di Napoli, una Blonde Ale dal colore dorato, dove la nota amaricante è dovuta (anche) all’utilizzo dei tipici friarielli.

Presente anche lo stand della comunità di Slow Beans, la rete anarchica dei produttori guidata dalle relazioni e dall’affetto, alla quale aderiscono diversi agricoltori abruzzesi impegnati nella coltivazione dei fagioli di Paganica, del cece di Navelli, delle lenticchie di Santo Stefano di Sessanio e del fagiolo Tondino del Tavo, specialità raccontate nel dettaglio QUI in un viaggio all’interno del gusto dei legumi d’Abruzzo tutelati dal marchio dei Presìdi Slow Food e inseriti nell’elenco ministeriale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT). Due giorni di incontri, riflessioni e passioni sincere. Tutto questo, e molto altro, è stato Leguminosa 2026, autentica festa di comunità che guarda al futuro e alla salvaguardia della biodiversità.








