testo di Ivan Masciovecchio.
Dall’arancia alle varie tipologie di limone, compresi l’aromatico mandarino tardivo, il cedro, il pompelmo, il pomelo e il caratteristico cetrangolo (in dialetto lu melaragn) ovvero l’arancia selvatica, amarissima, quasi immangiabile, sebbene acquisisca un gusto più delicato se trasformata in marmellata. Sono gli storici e profumati agrumi della Costa dei Trabocchi, autentiche eccellenze agroalimentari di questa porzione di territorio abruzzese fertile di biodiversità diffusa, che l’associazione omonima ha voluto celebrare e valorizzare la scorsa domenica 9 marzo attraverso l’evento La Vianova delle Arance, mercatino di tipicità locali organizzato con il patrocinio del comune di Rocca San Giovanni sul tratto di strada statale Adriatica che attraversa contrada Vallevò, giunto quest’anno alla quindicesima edizione.

Inseriti dal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali nell’elenco dei 150 Prodotti Agroalimentari Tradizionali (PAT) abruzzesi, nonché dall’associazione Slow Food tra le 23 Comunità del Cibo regionali, al pari dei trabocchi dubbi rimangono sull’origine del loro approdo sulle nostre sponde, sebbene sia ormai possibile datarne con certezza la loro presenza fin dalla fine del 1600.
Protette e nascoste da siepi frangivento approntate artigianalmente dagli agricoltori-giardinieri, le coltivazioni sono diffuse a partire dalla zona di San Vito Chietino – tanto che generalmente le arance erano chiamate proprio le bionde di San Vito – estendendosi per una decina di chilometri fino a contrada Ripari di Ortona a nord e alla frazione La Penna di Fossacesia a sud, passando per Vallevò di Rocca San Giovanni e addentrandosi invece verso l’interno soltanto qualche centinaia di metri, anche a causa della particolare conformazione del territorio caratterizzato dalla presenza di collinette, fossi e falesie in prossimità del mare.

Nel momento di massima espansione la produzione, soprattutto di arance, raggiungeva diverse migliaia di quintali, con carichi in partenza dalla vecchia stazione ferroviaria di San Vito Marina verso la Germania ed il nord Europa, arrivando anche negli Stati Uniti. Poi, sul finire degli anni ’60, prima a causa della comparsa sul mercato di frutti più dolci provenienti dal sud Italia e successivamente a seguito dell’industrializzazione della Val di Sangro che ha portato molti contadini a preferire la fabbrica alla campagna, lentamente gran parte delle piantagioni locali sono state abbandonate – così come le peschiere e gli ingegnosi sistemi di canalizzazione realizzati nel tempo per irrigarle – e gli agrumeti distrutti per fare posto a nuove abitazioni.

Presieduta dallo storico traboccante Rinaldo Verì, attualmente sono qualche decina i produttori che aderiscono all’associazione Agrumi Costa dei Trabocchi, tutti dotati di appezzamenti di modeste dimensioni, dove è possibile trovare anche piante ultracentenarie, come quelle di Donato Caravaggio che a Fossacesia dispone di circa un ettaro di terra destinato ad agrumeto e uliveto.
Nel complesso, la maggior parte della produzione di agrumi della Costa dei Trabocchi riguarda l’arancia – che ha la caratteristica di maturare più tardi e di non essere propriamente dolce – seguita a ruota dalle diverse varietà di limone (ce n’è anche uno molto piccolo simile al lime) fino al cedro, particolarmente indicato per la trasformazione in marmellata in quanto ricco di polpa. Un discorso a parte merita il cetrangolo, dalla forma leggermente più piccola e dalla scorza porosa con la quale in passato si aromatizzavano gli insaccati, soprattutto le salsicce di fegato. La pianta ha fusto forse meno imponente e più dritto, con spine lunghe anche diversi centimetri, soprattutto alla base.

La loro raccolta viene fatta manualmente e si protrae per tutto l’inverno. Oltre alla vendita diretta dei frutti freschi, gran parte della produzione odierna finisce in barattolo in forma di marmellate con le quali si farciscono anche i dolci tipici della zona come i cellipieni e le pizzelle. Da qualche anno la quasi totalità viene conferita alla distilleria Jannamico Michele e Figli di Lanciano (CH) con la quale si è avviata una collaborazione in esclusiva che ha portato alla produzione di diversi liquori della linea Costa dei Trabocchi come il Gin J7, realizzato in particolare con cetrangolo e arance dolci, più altre erbe botaniche regionali comprendenti ginepro dell’Alto Sangro e cisto raccolto all’interno della Lecceta di Torino di Sangro.

Disponibili in degustazione tra i banchi del mercatino, gusto fresco, originale e diversamente agrumato ha caratterizzato anche gli assaggi di Amaro, Aperitivo – quest’ultimo a base di bionde di San Vito e distillati di erbe e spezie come radici di genziana ed Elicriso italico – e Lemoncello nella sua versione premium, ottenuto dall’infusione di scorze di limoni accuratamente selezionati. Alla Vianova delle Arance era presente anche il maestro Elvan Di Blasio della gelateria A Modo Mio di Pescara il quale nel pomeriggio ha deliziato i partecipanti con l’assaggio di due gusti a base di olio d’oliva agrumato al limone e cioccolato al distillato di cetrangolo, entrambi realizzati in collaborazione con la distilleria lancianese, chiudendo idealmente in dolcezza anche questa quindicesima edizione per un arrivederci al prossimo anno, ritrovandosi ancora una volta sempre qui lungo la vianova a celebrare il gusto unico di questi agrumi che profumano di mare.








