12 dicembre 2012

L’origine di questo straordinario gioiello romanico dell’alto medioevo si deve a tre pellegrini tedeschi che, di ritorno dalla Terra Santa, vollero fermarsi tre queste colline che già allora apparivano piene di fascino e infondevano il senso della tranquillità e del riposo.
Da quel passaggio la tradizione vuole che sorgesse uno dei monumenti più esclusivi e importanti dell’intera regione, capace di avvicinare come pochi alla contemplazione

abbazia di Santa Maria di Propezzano

affresco Ultima Cena abbazia di Santa Maria di Propezzano

Se si segue la storia, il primo riferimento certo sulla chiesa si ha nel 1221, quando papa Onorio III acquisisce il monastero di S. Salvatore Maggiore di Rieti, in cui figura, tra i propri territori, “Sancte Marie in Propictiano”. Ma la storia del luogo sacro è ben più antica, anche se la realtà si intreccia con la leggenda. Quest’ultima, infatti, parla che nel 715, esattamente il 10 maggio, tre pellegrini tedeschi, mentre tornavano dalla Terra Santa, si fermarono nel luogo dove oggi sorge l’abbazia. I viandanti appoggiarono le loro bisacce contenenti sante reliquie su dei rami e questi iniziarono a crescere a dismisura: i tre si spaventarono, tanto da invocare il Signore. A quel punto si lasciarono andare in un sonno profondo e in quel frangente sognarono la Madonna che diceva loro di costruire proprio in quel luogo una chiesa a lei dedicata. Così al risveglio edificarono un piccolo altare e a quel punto i rami che si erano ingigantiti, ripresero le dimensioni normali. Tornando alla storia, l’attuale struttura di stile romanico-gotico risale al 1300. Nel 1393 papa Bonifacio IX concesse l’indulgenza plenaria, che si otteneva attraversando la Porta Santa, ancora collocata sulla sinistra dell’ingresso, impreziosita da colonnine tortili e contraddistinta da un raffinato portale scolpito da Raimondo del Poggio. La facciata presenta un bel portale, preceduto da un nartece (portichetto) e sovrastato da un rosone. L’interno è a tre navate (con quella centrale più alta), senza transetto né abside, divisa in quindici campate con archi a tutto sesto su pilastri compositi. Il chiostro addossato sul lato destro della navata è a struttura quadrangolare con ogni lato della lunghezza di poco più di venti metri, formato da due file di archi sovrapposti a tutto sesto: cinque sono le arcate inferiori, mentre il doppio quelle superiori. Prezioso l’affresco di una delle arcate inferiori a crociera risalente al pittore polacco Sebastiano Majewski (1585-1660). Al centro del chiostro c’è un pozzo. Posto sul lato sud, il refettorio ha interessanti affreschi come la “Crocifissione”, le immagini di San Francesco e San Benedetto per sottolineare la successione che si è avuta nel convento degli ordini monastici. Da segnalare anche una interessante “Ultima cena”.

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