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Home Articoli Recenti

Ne “Il Giardino Incantato” di Franco Summa

by Greta Massimi
2 Agosto 2018
in Articoli Recenti, Le Vie dell'Arte, Le Vie della Cultura, Servizi
Il Giardino Incantato di Franco Summa.

Il Giardino Incantato di Franco Summa.

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Testo di Greta Massimi

Tra i colori dell’arte contemporanea, alla riscoperta del rapporto “arte e ambiente”, capace di relazionarsi con i dati dei contesti naturali e architettonici urbani, in grado di realizzare un’idea di bellezza e di interpretazione innovativa della “città”.

Il Giardino Incantato di Franco Summa.
Il Giardino Incantato di Franco Summa.

L’opera, una installazione permanente, sorge tra via Antonio Lo Feudo e Via Falcone Borsellino, nel complesso residenziale OperA a Pescara. Come affermato dall’artista, per sua scelta ha deciso di operare sul territorio natio, prendendo le distanze da un mondo in cui l’arte è considerata quale fatto “economico” piuttosto che per il suo valore intrinseco. Da qui la scelta di insegnare al Liceo Artistico e alla Facoltà di Architettura di Pescara, operando nel contesto ambientale, considerandone tutte le sue dimensioni: fisico, sociale, storico-memoriale, psicologico ed estetico. Dimensioni di cui bisogna tener conto “Quando si decide di creare un’opera, occorre prima di tutto ideare e progettare quella che meglio si innesta nel territorio”. Così Franco Summa inizia a raccontare la storia de “Il Giardino Incantato”, nato su committenza di Caldora Immobiliare costruzioni per il nuovo palazzo OperA, al fine di valorizzare e progettare l’area di pertinenza dell’edificio, posta a copertura del parcheggio sotterraneo della struttura. Da qui la scelta delle siepi d’alloro, il prato verde e l’inserimento del movimento arzigogolato, riassorbito dalla stessa area verde.

Lo spigolo dell’opera guarda al vertice corrispondente agli assi dei cerchi di areazione, magistralmente mimetizzati dagli elementi naturali. L’idea è quella di creare uno spazio verde pubblico-privato di cui le persone possano goderne, seguendo il percorso tracciato dalle panchine che si concluderà con una piazza alberata ancora in fase di progettazione.

Uno scorcio de "Il Giardino Incantato" con l'edificio OperA retrostante.
Uno scorcio de “Il Giardino Incantato” con l’edificio OperA retrostante.

L’opera “Il Giardino Incantato” copre tre dimensioni: “pittorica”, per i suoi colori, “scultorea” per la composizione degli elementi plastici nello spazio e “architettonica” per i suoi 16 pilastri, collocati in spazi armonici, che imprimono un continuo movimento all’opera che appare “incantata” proprio per la sua capacità di trasfigurare la realtà.
L’altezza di 6 metri dei pilastri di cui si compone, è stata una scelta studiata per salvaguardare il rapporto proporzionale del Giardino Incantato con l’architettura dell’edificio.

“Passeggiare in un giardino tra elementi che richiamano l’albero”, questo era il tema fondamentale. Elementi che diventano evocazione della natura e che grazie alla “pittura” trasformano l’elemento architettonico in “poetico”. È un’opera da vivere giornalmente. D’altronde l’ideazione della “piazza giardino”, contiene in sé la possibilità di percorrerla in quanto “piazza” e il perimetro dell’area – delimitato da una fascia di verde calpestabile – crea appositamente questa sensazione di prato e giardino. Ma c’è di più. Il fascino e il significato dell’arte contemporanea di Summa acquistano ancor più spessore grazie all’innegabile sentimento “classico” che le sue opere racchiudono. Come egli afferma, gli studi classici trasmettono la “specificità che consente una preparazione mentale che permette di decostruire e ricostruire le cose significanti. Trasmette la capacità di analizzare i contesti visivi, individuandone le strutture oltre che i significati”.

Come sosteneva l’architetto Adina Riga “Non è un caso che della classicità, intesa come modo di pensare, piuttosto che come “canone stilistico” egli scelga di esaltare la monumentalità: in essa Summa coglie il carattere distintivo permanente dell’arte, quello al quale sembra essere affidata l’idea della durata, di un’esistenza imperitura, non tanto, o non solo, delle “cose”, quanto dello spirito che le anima”.

L'opera "Nesso" di Franco Summa esposta alla Biennale di Venezia del 1978.
L’opera “Nesso” di Franco Summa esposta alla Biennale di Venezia del 1978.

Ne è emblema la sua opera “Nesso”, esposta in occasione della Biennale di Venezia del 1978 e protagonista in una famosa scena di un film con Alberto Sordi.  L’opera richiama il mito di Deianira e Nesso, ma si configura come un “dono” a Leo Castelli. La sciarpa – che contiene i 12 colori fondamentali – è contenuta nella ciotola preistorica e si configura come un dono avvelenato, mentre il coperchio è segnato dall’impronta delle mani dell’artista. Ciò richiama una critica all’affermazione di quella società che spesso degenera e inficia sul valore spirituale dell’opera artistica a discapito del suo “esclusivo” valore economico.

Compito dell’arte è quello di migliorare l’ambiente, rendendolo più stimolante. Per Summa “Oggi c’è grande attenzione ai grandi edifici, ma in Italia si può ancora trovare la ricerca di una misura dell’architettura in relazione al contesto ambientale e storico. Ad esempio, Pescara è una città moderna. È vivace, talvolta incoerente, ma sempre aperta al nuovo e pronta a dialogare con un contesto nazionale e internazionale”.

Franco Summa
Franco Summa (Ph.: Franco Summa).

Alla richiesta se siano in corso futuri progetti, Franco Summa ci dà qualche anticipazione. La progettazione della “Piazza Giardino e torre dei venti” di futura realizzazione.

L’artista Franco Summa, pescarese, ha presentato le sue opere in tutto il mondo e ha ricevuto innumerevoli riconoscimenti nazionali e internazionali. Per la biografia completa rimandiamo al suo sito https://www.francosumma.it/Apparati-Bio-bibliografici.

Tags: abruzzoambientearchitetturaartearte contemporaneafranco summaliceo artisticopescara
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