testo di Ivan Masciovecchio.
Con un inserto di otto pagine allegato al quotidiano il Manifesto, sotto la guida del compianto fondatore Stefano Bonilli, il 16 dicembre 1986 prendeva avvio la quarantennale storia del Gambero Rosso, celebrata nei giorni scorsi a Roma all’interno degli avveniristici spazi dell’Auditorium Convention Center La Nuvola, riunendo attorno a sé produttori, chef, pizzaioli, professionisti e semplici appassionati. Da allora, il progetto si è continuamente arricchito, ampliandosi attraverso il mensile, le guide, la televisione, le Academy, gli eventi e l’informazione digitale. Un’evoluzione che racconta tutto il dinamismo di un gruppo editoriale capace di sviluppare nel tempo linguaggi e strumenti diversi attorno alla cultura del cibo e del vino.

«Celebriamo 40 anni rispolverando il senso della nostra storia e rilanciandolo nei prossimi 40 – ha dichiarato il direttore, Lorenzo Ruggeri –. Il Gambero Rosso ha sempre anticipato i tempi, cambiando il linguaggio del cibo e del vino, innovando tutto il settore. Penso alle prime guide tematiche, al canale televisivo del 1999, fino alle nuove sfide dell’intelligenza artificiale: le nostre nuove pubblicazioni sono ben più fruibili e accessibili grazie alla navigazione assistita di un agente AI dedicato che pesca solo dal nostro prezioso database. La missione resta, però, quella delle origini, nella lezione di un genio come Bonilli: andare dritti alla verità del gusto, capire cosa c’è dietro quello che mangiamo e beviamo, riconoscere il merito e premiare chi opera bene. Per guardare ai prossimi 40 con il bicchiere sempre pieno».

Tra le degustazioni dei vini premiati con il massimo riconoscimento dei Tre Bicchieri – compresa anche una selezione di 50 etichette di Vini Rari frutto di progetti produttivi fuori dall’ordinario che riguardano vecchie vigne, vitigni recuperati e interpretazioni originali dei territori – e Top Italian Food, masterclass sui migliori oli e vini laziali, incontri e momenti conviviali come la grande cena Tre Forchette che ha visto riuniti i top chef Alberto Gipponi, Gianluca Gorini, Davide Guidara, Norbert Niederkofler, Gianfranco Pascucci, l’abruzzese Niko Romito, Salvatore Tassa, Mauro Uliassi, Pietro Zito e gli chef dell’Osteria della Villetta, Grazia Omodei e Maurizio Rossi, le due giornate romane di festa hanno raggiunto il loro apice durante le presentazioni delle guide Vini d’Italia 2027 – 2.614 produttori e oltre 23.000 vini recensiti –, Ristoranti d’Italia 2027 e Pizzerie d’Italia 2027.

Dopo l’assegnazione del massimo riconoscimento dei Tre Bicchieri ad alcune delle etichette più rappresentative prodotte da ben 18 cantine abruzzesi (leggi QUI l’elenco completo dei vini e delle aziende premiate in regione) e la conquista del premio speciale Rosso dell’anno attribuito al Marina Cvetic Montepulciano d’Abruzzo DOC Riserva S. Martino Rosso 2022 di Masciarelli (San Martino sulla Marrucina, CH), anche e soprattutto nella guida Ristoranti d’Italia 2027 l’Abruzzo si conferma al vertice dell’universo ristorativo nazionale conquistando numerosi e importanti riconoscimenti.

A cominciare dalle Tre Forchette accompagnate dal punteggio clamoroso di 99/100 che pongono il Reale Casadonna di Niko Romito (Castel di Sangro, AQ) al primo posto della guida 2027, seguito dall’Osteria Francescana a Modena con 98/100 e Piazza Duomo ad Alba (CN) con 97/100. Mai nella storia della pubblicazione del Gambero Rosso un ristorante ha raggiunto una votazione così elevata, sfiorando la perfezione assoluta. Con lui, nel club ristretto delle 56 Tre Forchette nazionali, anche il Villa Maiella di Guardiagrele (CH) della famiglia Tinari, che porta a casa un rispettabile 90/100.

Ma non è finita qui. Grazie ad una nuova generazione di chef desiderosi di raccontare la propria terra con uno sguardo più contemporaneo, spesso affinato dopo importanti esperienze formative compiute fuori dai confini nazionali, l’Abruzzo si aggiudica una serie di premi speciali di straordinario valore come il Ristorante dell’anno assegnato all’Osteria dei Maltagliati che Maicol Capriotti e Federica Brandimarte hanno avviato da pochi anni nel piccolo centro di Torano Nuovo (TE). Sempre in provincia di Teramo, soddisfazione anche per Genya Malafronte di Legàmi (Morro d’Oro) per il titolo di Chef emergente e per la trattoria Il Porcellino di Montorio al Vomano che si aggiudica il premio Ci tornerei domani. Spostandoci in provincia dell’Aquila, ad appena un anno dalla sua apertura Sextantio Cucina a Santo Stefano di Sessanio è la Novità dell’anno – riconoscimento particolarmente significativo in quanto arrivato pochi giorni dopo la prematura e dolorosa scomparsa di Daniele Kihlgren, il fondatore del modello di albergo diffuso che ha rivoluzionato l’offerta turistica regionale e la storia del borgo mediceo –, mentre Albura Bistrot di Avezzano conquista il miglior rapporto qualità/prezzo.

Con la conferma dei Tre Gamberi alla già citata Osteria dei Maltagliati e alla Vecchia Marina di Roseto degli Abruzzi (TE), il palmarès abruzzese si completa con i premi regionali assegnati al ristorante Mammaròssa di Avezzano (AQ) per la cantina d’autore; alla Taverna 58 di Pescara come il grande classico da non perdere; a La Bandiera di Civitella Casanova (PE) per il menù vegetariano; e a Terra di Ea di Tortoreto (TE) come miglior agriturismo.

Ponendo come sempre al centro della selezione la personalità e la visione dei pizzaioli, la ricerca sugli impasti, la qualità delle materie prime, l’accoglienza e il rapporto qualità prezzo, ed abbandonando i voti in centesimi per restituire centralità al simbolo degli Spicchi valido sia per le pizzerie al piatto, sia per quelle al taglio, la presentazione della guida Pizzerie d’Italia 2027 non ha fatto registrare novità tra i premiati abruzzesi, confermando il massimo riconoscimento dei Tre Spicchi (categoria pizza al piatto) a Impastatori Pompetti (Roseto degli Abruzzi, TE); La Sorgente (Guardiagrele, CH); Giangi Pizza e Ricerca (Arielli, CH); Fermenta (Chieti). «La pizza italiana ha una ricchezza che merita di essere raccontata attraverso i suoi stili, i territori e le persone – ha commentato Pina Sozio, curatrice della guida –. Abbiamo scelto di superare i voti in centesimi e l’idea stessa di classifica per riportare l’attenzione sulla qualità dei progetti e sull’esperienza che si vive in tavola. Le 112 novità testimoniano quanto questo settore sia dinamico: la ricerca può esprimersi in una grande pizzeria come in un piccolo banco da asporto, purché abbia coerenza, personalità e idee».








