testo di Ivan Masciovecchio.
Da una parte, l’immensità della marea blu dell’Adriatico che guarda a nord verso le Marche. Volgendo lo sguardo dall’altro lato e spostandosi solo poche decine di metri, il proseguo della costa abruzzese che punta a sud, ma soprattutto le cattedrali di pietra che vegliano solenni sui propri figli d’Abruzzo, dalle dolci rotondità della Maiella madre in lontananza, alla lunga e rocciosa catena appenninica del Gran Sasso d’Italia e dei Monti della Laga. Nel mezzo, vigneti e uliveti ordinatamente sparsi sulle colline circostanti e un centro storico custode di inaspettati tesori artistici, con la caratteristica Torre dell’Orologio a fermare l’incedere del tempo davanti ad un colpo d’occhio rotondo di devastante bellezza.

È questo lo spettacolo unico offerto da Tortoreto Alta – la Castrum Salini di epoca romana –, uno dei ventuno comuni compresi nel territorio del GAL Terreverdi Teramane (o Terramàne, come ricorda il brand promozionale lanciato qualche anno fa in occasione della Borsa Internazionale del Turismo di Milano), capitale green della sostenibilità in Abruzzo grazie alla prestigiosa Spiga Verde della FEE – la stessa associazione che assegna anche le Bandiere Blu alle località balneari e lacustri –, conquistata da ben nove anni consecutivi e cuore pulsante di Tortoreto Greendays, l’originale evento diffuso promosso dall’amministrazione comunale attraverso il suo assessorato all’Agricoltura guidato da Francesco Marconi per valorizzare esperienze di turismo attivo e scoperta del territorio spaziando tra agricoltura, cultura, gusto e biodiversità ambientale.
Giunta quasi al termine, l’edizione 2026 ha previsto ventuno appuntamenti distribuiti tra lo scorso 10 giugno e il prossimo 11 settembre – leggi QUI per conoscere gli ultimi eventi in programma –, con due importanti novità rappresentate da Cerasum – Tortoreto Cerasuolo Festival dedicato al Cerasuolo d’Abruzzo, il vino più identitario nella tradizione enologica regionale, e da Passi nel Borgo, camminate lente e immersive nel cuore del paese alto con soste golose lungo il percorso e degustazione finale sul belvedere, la cui ultima delle quattro tappe è andata in scena nei giorni scorsi.

Guidato con la consueta grazia e competenza dall’archeologa Marina Di Battista e fornito di cuffie per un ascolto più intimo, coinvolgente e personale, il folto gruppo di partecipanti si è ritrovato in Piazza Campo della Fiera, in passato sede del mercato cittadino oggi trasferito giù al lido, dove poi il tour si è anche concluso. Ad attenderlo per i saluti ed i ringraziamenti di rito, oltre all’assessore Marconi, il presidente e il direttore del GAL Terreverdi Teramane, rispettivamente Pasquale Cantoro e Rosalia Montefusco, tra gli organizzatori della rassegna insieme ad Adriano Nepa.
Attraverso la Porta Settentrionale ci si è addentrati negli oltre duemila anni di storia del borgo che, tra le altre meraviglie, può vantare i resti di una doppia cinta muraria di epoca Medievale eretta prima a protezione del quartiere Terravecchia (XIV secolo) e successivamente anche della porzione di Terranova (XV secolo); fortificazioni un tempo separate da una valle ed unite probabilmente da un ponte levatoio le cui tracce si possono ritrovare alla base della succitata Torre dell’Orologio. Percorrendo vicoli, oltrepassando archi, affacciandosi dagli scenografici belvedere, l’itinerario ha previsto anche due fermate ad altrettante stazioni del gusto dove paesaggio e cultura gastronomica si sono fusi in un abbraccio fecondo di biodiversità diffusa.

Davanti alla semplice facciata in mattoni della Chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, fondata nel XIII secolo ma ricostruita nel 1534 come testimonia una lapide muraria visibile sul lato destro dell’edificio purtroppo ancora inagibile dal 2016, l’assaggio ha previsto una fetta di pane realizzato con miscuglio di grani dall’azienda agricola Terra di Ea – luogo di accoglienza e sperimentazione che abbiamo raccontato nel dettaglio QUI – accompagnato da un formaggio primo sale di pecora condito con olio extravergine d’oliva biologico frutto di un blend di diverse cultivar del territorio prodotto dall’azienda Monaco, altra eccellenza locale. Nella seconda pausa, invece, la fetta di pane è stata impreziosita con della ventricina teramana ricavata da suino nero d’Abruzzo, uno dei salumi più deliziosi della tradizione regionale, parente alla lontana del ciaùscolo ascolano, differente dalla collega del Vastese sia nella sostanza, in quanto dotata di un’alta percentuale di grasso (fino al 60% dell’impasto), sia soprattutto nella forma, che è cremosa e spalmabile.
Tornando all’aspetto artistico, autentica meraviglia ha destato il pregevole ciclo di affreschi presente all’interno della piccola e dimessa Chiesa della Madonna della Misericordia, sempre nel quartiere di Terranova, databile alla prima metà del 1500, realizzato sull’esempio del Perugino dal pittore marchigiano Giacomo Bonfini e raffigurante diverse scene della Natività e della Passione di Cristo, oltre ad una bellissima Madonna che con il suo manto azzurro protegge i tortoretani dalla peste che in quegli anni flagellava tutta l’Italia. Così come, spostandoci a Terravecchia, la pala d’altare nella Chiesa di Sant’Agostino che riproduce il battesimo di Sant’Agostino per mano di Sant’Ambrogio, opera chiaroscurale del calabrese Mattia Preti, tra i principali esponenti del caravaggismo e del barocco italiano.

Dopo una capatina al quartiere Borgo – che, contrariamente a quanto si possa pensare, qui a Tortoreto si estende fuori le mura – per ammirare l’eleganza di Palazzo Liberati, una delle famiglie più importanti per la storia del paese, passo dopo passo si è arrivati nuovamente in Piazza Campo della Fiera per la degustazione finale, ammantati dallo splendore del tramonto sullo scenografico belvedere settentrionale. Un piacevole momento conviviale che ha visto la tavola contadina riempirsi di insalata dell’orto con formaggio pecorino; pane condito con olio EVO biologico da monovarietale Dritta e massiccia fetta di pomodoro fresco; parmigiana di melanzane e zucchine; panino farcito con carne di vitella e cicoria ripassata. Tutto accompagnato dal Cerasuolo d’Abruzzo 2025 Giusi di Tenuta Terraviva, vale a dire il vino nato proprio da quei vigneti vista mare visibili sotto gli occhi dei partecipanti attorno al corpo centrale della cantina, per concludere nel migliore dei modi questo intenso viaggio tra i paesaggi delle colline teramane, bello da camminare, interessante da ascoltare, ma buono anche da mangiare.








