testo di Ivan Masciovecchio.
Tre giorni di arti, linguaggi e letterature; due scenari suggestivi immersi nello splendore della Costa dei Trabocchi, sempre più fragile e antropizzata; oltre venti ospiti nazionali e internazionali per raccontare il legame tra la Serenissima, l’Adriatico e le terre d’Abruzzo. Benvenuti all’Acquabella Festival 2026, in programma da giovedì 18 a sabato 20 giugno prossimi tra San Vito Chietino e Ortona, inquadrato nell’affascinante tema Storie di leoni alati, misteri e ponti sospesi. Venezia.

Giunto alla sua IX edizione e ideato, progettato e realizzato come sempre dalla San Giorgio Scuola Educaform di Pescara, l’evento nel tempo è diventato uno degli appuntamenti culturali più significativi del territorio adriatico, capace di mettere in dialogo studiosi, scrittori, giornalisti, artisti, musicisti e istituzioni attorno alle grandi narrazioni del Mediterraneo. «Con questa edizione abbiamo voluto costruire un ponte ideale tra Venezia e l’Abruzzo, due terre profondamente unite dalla storia dell’Adriatico, dalla cultura del mare e dalla capacità di trasformare gli incontri tra popoli in occasioni di crescita e di civiltà – dichiara Piero Caruso, presidente della scuola –. Venezia non rappresenta soltanto una città straordinaria, ma un simbolo universale di dialogo, apertura e scambio tra culture diverse. Con il nostro festival desideriamo raccontare una storia che appartiene a tutti noi: la storia di uomini e donne che hanno attraversato il mare portando conoscenza, arte, commercio e visioni del futuro. In un tempo che spesso costruisce muri, noi continuiamo a credere nella forza dei ponti. E il Mediterraneo resta il più grande ponte culturale del nostro tempo».

L’edizione 2026 sarà dedicata alla scoperta della Venezia storica e contemporanea attraverso un articolato programma di incontri, conferenze, presentazioni editoriali, spettacoli, letture teatrali e momenti musicali che metteranno in evidenza i profondi rapporti culturali, economici e sociali che nei secoli hanno unito la Serenissima alle terre abruzzesi. Si comincerà giovedì 18 giugno, alle ore 21.30, al Teatro Due Pini di San Vito Chietino con la proiezione del docufilm L’Oro di Venezia, diretto da Nicola Pittarello e prodotto da SDCinematografica – Venicefilm in collaborazione con la Regione Veneto, dedicato al prezioso legname che la Repubblica di Venezia reperiva anche nelle foreste d’Abruzzo. Un appuntamento che offrirà al pubblico uno sguardo originale sulle radici storiche di un legame antico e spesso poco conosciuto. Moderato dal giornalista Enrico Giancristofaro e dallo stesso Caruso, all’incontro interverranno studiosi, scrittori e giornalisti del calibro di Pio Baissero, Sergio Gobbo, Alessandro Marzo Magno e Alessandro Dissera Bragadin, con letture e musica a cura della violinista Fakizat Mubarak e della violoncellista Martina Mastrorillo.

La giornata successiva (venerdì 19 giugno) saranno previste due conferenze, la prima dedicata all’architettura veneziana e alla storia della laguna (sala consiliare di San Vito Chietino, ore 10) con le relazioni di Mario Piana su Costruire a Venezia. I mutamenti delle tecniche edificatorie lagunari tra Medioevo ed Età Moderna, di Stefano Medas su Antichità sommerse nella laguna di Venezia e del presidente di Italia Nostra Pierluigi Vinciguerra, moderate da Barbara Francesca Pambianchi della San Giorgio Scuola Educaform; la seconda del pomeriggio (Belvedere Marconi, ore 16.30), invece, si concentrerà sulle tradizioni marinare dell’Adriatico e in particolare su Dove il mare diventa merletto. Il legame tra i merletti della laguna veneta. Mercanti veneziani sulla costa frentana. Le Fiere di Lanciano, alla quale interverranno Isabella Lanzafame (Venezia), Filomena Monte Fellegara (Chieti), Isabella Campagnol (Venezia) e Giacomo De Crecchio (Lanciano). La giornata si concluderà al Teatro Due Pini (ore 21.30) con una notte dedicata ai misteri di Venezia e ai grandi protagonisti della sua cultura seguendo un ideale filo conduttore che va dalle rotte commerciali alla narrativa storica, con la presentazione dei volumi di Alberto Toso Fei, Isabella Lanzafame e Sergio Gobbo e le letture per immagini del testo teatrale Il sogno di Marco, dal diario genovese di Rustichello a cura dell’attore Marcello Sacerdote.
La manifestazione si concluderà sabato 20 giugno con gli appuntamenti al Borgo dell’Acquabella nel pomeriggio a partire dalle ore 16 e soprattutto con la grande cerimonia serale negli spazi del Palazzo Le Dimore di Ortona (ore 21.45) con la partecipazione di tutti gli ospiti nazionali e internazionali e la consegna del Premio Colle Moro 2026 sostenuto dall’omonima cantina attiva a Frisa (CH), sulle colline frentane che guardano l’Adriatico. Particolarmente significativo sarà il momento dedicato alla memoria dello scrittore ligure Mario Dentone recentemente scomparso, alla presenza della moglie Rita Migliaro e dei familiari; un tributo che intende rendere omaggio a una figura profondamente legata alla cultura del mare e alla valorizzazione delle tradizioni marinare italiane.

Benché saranno i sogni mediterranei ad accompagnare idealmente tutto lo svolgimento del festival, purtroppo nella realtà l’antico borgo dei pescatori dell’Acquabella – inserito all’interno della riserva naturale regionale Punta dell’Acquabella e, lo ricordiamo ancora una volta, compreso nel Parco nazionale della Teatina, istituito sulla carta nel lontano 2001 ed in attesa della firma del decreto di attuazione da parte del governo –, così come le splendide colline del territorio del comune di San Vito Chietino, ma in generale un po’ tutta la Costa dei Trabocchi fino a Vasto, sono sempre più interessati da progetti di sviluppo turistico che ne stanno compromettendo le peculiarità storiche e culturali, tra nascita di strutture ricettive, progetti di mega resort e complessi residenziali vista mare, oltre a chioschi di vario genere sorti disordinatamente lungo la ciclopedonale Via Verde della Costa dei Trabocchi. Un lento ma costante processo di antropizzazione che sta trasformando quella che un tempo era una costa libera e selvaggia, tra calette naturali e tranquillità, in un chiassoso lungomare cittadino alterandone in maniera ormai irreversibile la propria identità.








