testo di Ivan Masciovecchio.
Il nome dell’insegna fa riferimento sia alla direzione – felicemente ostinata e contraria – impressa alla cucina fin dall’apertura, sia alla voglia di rompere con certe ingessature che troppo spesso caratterizzano l’universo del cosiddetto fine dining. Stiamo parlando di Rotta cucina e ristoro, il piccolo e curato ristorante ricavato all’interno del villino liberty che ospita l’Hotel 900 – ma dotato di ingresso indipendente e veranda all’aperto – posizionato sulla statale Adriatica a due passi dal rinnovato e monumentale lungomare di Giulianova Lido, che il giovane cuoco abruzzese Gianluca Durillo ha avviato nell’aprile 2024 dopo un vorticoso giro di esperienze formative da Roma a Senigallia – sponda Madonnina del Pescatore con Moreno Cedroni –, passando per l’Osteria Francescana di Massimo Bottura a Modena e l’approdo in Romagna da Gianluca Gorini.

Vincitore nel 2019, neanche trentenne, del concorso Miglior chef Emergente d’Italia creato da Luigi Cremona e Lorenza Vitali, Gianluca Durillo fa parte a pieno titolo di una nuova generazione di cuochi della provincia teramana che con costanza e passione sta conquistando visibilità e consensi sempre crescenti tra addetti ai lavori e amanti della buona tavola. Valga per tutti solo l’ultimo riconoscimento in ordine di tempo ottenuto dal quarantenne Gianni Dezio, dalla primavera 2025 chef del ristorante Zunica 1880 a Villa Corallo, nella frazione di Garrufo di Sant’Omero, dopo aver condotto per sette anni la sua creatura Tosto ad Atri, premiato lo scorso novembre con la prima Stella Michelin.

Sorretta da idee chiare e mano decisa, la cucina di Durillo vuole essere inclusiva e fondata in gran parte su materie prime locali – dalle carni alle erbe, compreso il pescato –, in grado di raccontare il territorio senza inutili sovrastrutture e pesantezze. Una proposta contemporanea centrata essenzialmente sul gusto, filo conduttore che pervade tutte le sue creazioni culinarie. Anche la sala viaggia sulla stessa lunghezza d’onda, grazie ad un servizio agile durante il quale i piatti sono presentati in un clima piacevolmente informale.
A pochi giorni dalla ricorrenza del secondo compleanno siamo tornati ad accomodarci alla tavola di Rotta per assaggiare il menù Terra Ferma – disponibile anche l’opzione Orizzonti proposta nelle due versioni da sei oppure otto portate a libera scelta della cucina, altrimenti si può attingere da una carta anarchica e snella dove i piatti sono elencati senza la classica ripartizione tra antipasti, primi e secondi –, un percorso che ti porta a casa composto prevalentemente da preparazioni a base di carne.

Gli amuse bouche di benvenuto si presentano come un tripudio di golosità, dalla (doppia) meringa in forma di R alla patata soffiata e trattata come se fosse un bignè, farcita con un pesto di erbe e condita con salsa ponzu, fino alla rivisitazione delle tradizionali pallotte cac’e’ove e del formaggio fritto di ascendenza teramana.
Il percorso degustazione vero e proprio si apre con un Battuto di pecora, brodetto, genziana e cicoria che sconvolge per il suo punto di equilibro tra dolcezza, amarezza e la nota iodata del mare. È il piatto che ha consentito a Durillo di vincere il concorso nel 2019, quello dove il richiamo alle origini abruzzesi è più evidente, il suo autentico signature dish.

Delizioso nella sua consistenza carnosa il Fungo alla brace, prezzemolo, limone e semi di zucca, seguito dai Tortelli di pollo alla brace, parmigiano, gel di bitter e salvia, dalla farcia straordinariamente densa e amalgamata. In questo viaggio sensoriale alla scoperta dei sapori regionali non poteva mancare un tenerissimo Agnello alla brace condito con zabaione affumicato, bieta e noci, completato nell’assaggio da un piattino con la sua pancia ingentilita con pezzetti di cipolla rossa. Chiusura dolce-non-dolce affidata ad un rinfrescante gelato di arachidi con formaggio caprino mantecato e albicocche nella doppia consistenza solida e liquida. Degna conclusione di un’esperienza culinaria che a due anni dall’avvio non ha perso un briciolo della propria forza e originalità; una proposta che invita a procedere fiduciosi nella rotta dei vostri sogni, contribuendo al racconto della complessa biodiversità d’Abruzzo dalla terra (ferma) al mare, fin sulla tavola.








