testo di Ivan Masciovecchio.
Stupefacente, curiosa, variegata, sorprendente, divertente, ma anche territori. Riassunta in un solo termine, stunning! Basterebbero queste semplici espressioni pronunciate dai partecipanti al termine delle due serate a raccontare tutta la complessità e la piacevolezza della Rosé Night 2025, la degustazione monstre ideata e organizzata annualmente dal giornalista Massimo Di Cintio nei sempre accoglienti spazi dell’osteria La Corte di Villa Raspa di Spoltore (PE) e riservata ad un pubblico ristretto di amici, addetti ai lavori e affiliati della Confraternita del Grappolo – sodalizio di appassionati del buon bere e del ricreo al quale lo stesso Di Cintio appartiene, che abbiamo raccontato nel dettaglio QUI –, attingendo a piene mani con generosità dalla propria dispensa personale.

Occasionalmente suddiviso in due appuntamenti distinti, tra vini fermi e bollicine l’assaggio svuotacantina ha visto protagoniste trenta etichette durante il primo incontro (giovedì 7 agosto) e altre trentasette in quello successivo andato in scena lo scorso giovedì 4 settembre; tutte referenze stipate e conservate con cura dal giornalista pescarese in oltre trent’anni di viaggi e frequentazioni dell’ambiente enogastronomico, dando origine ad un vero e proprio giro d’Italia – con diverse ma significative escursioni anche fuori dai confini nazionali, dalla Spagna all’Austria, dalla Provenza alla Côtes du Rhône, dalla Moldova al Libano passando per la Romania e la Bulgaria – colorato e profumato delle infinite sfumature dei vini rosa, rosati o rosé che dir si voglia. Assente, ingiustificato per qualcuno dei confratelli presenti, solo l’autoctono e originale Cerasuolo d’Abruzzo, lasciato a riposo per dar spazio ad altre realtà sicuramente meno conosciute.

Tra le varie attività, comunicatore, fondatore del format congressuale Meet in Cucina, curatore e coordinatore di guide di settore, nonché autore di libri a tema enologico – a lui si deve il primo volume dedicato a I vini rosati del Gambero Rosso, pubblicato nel lontano 2004 – il maestro concertatore si è limitato ad introdurre brevemente piccoli riferimenti sulle singole bottiglie, gran parte delle quali degustate alla cieca, lasciando poi liberi i partecipanti di esprimere o meno le proprie valutazioni che spesso e volentieri sono risultate – vivaddio! – anche diametralmente opposte. Un gradevole momento di confronto in cui lasciarsi andare al piacere puro della condivisione, dove il liquido nel bicchiere ha rappresentato davvero solo un pretesto per ascoltare e conoscere storie su vini di territori anche molto lontani e apparentemente poco vocati, spesso sorprendendo (sebbene non sempre positivamente) i palati dei più allenati sommelier.
Nell’impossibilità di raccontare tutte le bottiglie stappate e nell’inutilità di citare una cantina rispetto ad un’altra, procedendo negli assaggi nel corso delle due serate è comunque emersa la complessa qualità diffusa delle etichette pugliesi, dalla Murgia al Salento, così come la forza dei vini siciliani vulcanici a trazione Nerello (Mascalese e Cappuccio) e la crescente personalità dei calabresi forti degli autoctoni Magliocco Canino, Greco Nero e Nocera. Fuori concorso i provenzali ché, se hanno imposto uno stile oggi replicato – spesso a sproposito – in tutto il mondo, a cominciare semplicemente dal colore, un motivo ci deve pur essere.

Infine, poiché non di solo vino si vive, ad accompagnare le diverse espressioni di Pinot Nero, Sangiovese, Syrah, Nebbiolo, Piedirosso, Susumaniello, Garnacha, Monastrell, Negramaro, Groppello, Cabernet Sauvignon e via via roseggiando, ha provveduto il (doppio) menù appositamente creato dagli chef Maurizio Della Valle e Massimiliano Cappucci composto da sfiziosi Tacos di ceci e gamberi; Seppiolina con topinambur, cicorie e tartufo; Pasta mischiata come un brodetto e Tondini del Tavo; Costine di agnello panate; Bombe calde alla crema e altre notevoli leccornie. Autentiche coccole per il palato in grado di rendere l’esperienza, se possibile, ancora più coinvolgente. Pronti per l’edizione 2026, sempre con dress code d’ordinanza.








