24 ottobre 2013

I suoi solenni filari di Colle Pigno e i pini alti e dritti del litorale sono una carezza balsamica per i polmoni e tonificano l’anima. Un dolce e irresistibile sortilegio dovuto ad un pionieristico e lungimirante progetto di ingegneria naturalistica attuato negli anni venti del Novecento. Pineto, con il suo verde intenso che si sposa all’azzurro del mare, entra nell’anima e nel cuore. Catturandoli

Testo di Jenny Pacini, Foto di Mauro Cantoro /Giancarlo Malandra

La torre di Cerrano, presidio litoraneo contro la minaccia ottomana

La torre di Cerrano, presidio litoraneo contro la minaccia ottomana

 

Ecco un gruppo di pastori con le proprie pecore in sosta a poche centinaia di metri dalle sponde adriatiche, nei pressi di un antico fortilizio, dove il giallo della sottile sabbia dorata si incontra con il blu sconfinato delle acque marine e con la brillantezza del pino sempre verde. Questa pennellata di dannunziana ispirazione descrive un’antica immagine fotografica di un luogo principe della costa abruzzese dove mare, natura e storia si incontrano: Pineto. E il Vate ritorna, poiché è nella metrica della “Pioggia del pineto” che la località trova la sua radice semantica; nel suo nome riecheggia il pino marittimo che abbraccia l’aria salmastra e la spuma delle onde. La rigogliosa pineta che caratterizza ancora oggi la passeggiata litoranea di Pineto risale al 1923 quando un ecologo ante litteram, Luigi Corrado della famiglia Filiani di Atri, fece piantare ben 2 mila essenze della varietà Pinus pinea, secondo uno schema “a castello” per resistere ai venti forti e all’aerosol marino. Andando ancora a ritroso negli anni, questo tratto di terra ancora spopolato nei pressi della costa era conosciuto a tutti come Villa Filiani, proprio per l’illustre abitazione della famiglia, edificata nel 1840. Tale località appartenne fino alla fine degli anni Venti, prima al Comune di Atri e poi a quello di Mutignano.

Solo nell’immediato primo dopoguerra si sviluppò a tal punto da essere ritenuta, con delibera podestarile del 30 maggio 1930, capoluogo del Municipio di appartenenza mutando il proprio nome in Pineto. Successivamente, nel 1934 il comune inglobò un ampio territorio appartenente alla limitrofa Atri e comprendente le località di Calvano e Scerne. Oggi, Pineto è una delle località balneari più apprezzate e frequentate del medio Adriatico. Ad intuirne le potenzialità turistiche fu proprio uno dei Filiani, il proprietario terriero Giacinto, che ottenne di far costruire i binari e la stazione ferroviaria nei pressi della residenza familiare. In questo modo, i primi treni insieme all’attuale nazionale adriatica -ovvero la Consolare marittima ottocentesca fatta costruire da Giocchino Murat-, furono la base dell’espansione di quell’abitato litoraneo comprendente l’ufficio postale, la scuola, lo spaccio di sali e tabacchi ed una locanda per i viaggiatori, in aggiunta ad uno stabilimento per la produzione di laterizi impiantato da Vincenzo Filiani, figlio di Giacinto. La vocazione turistica di quella che oggi è Pineto, risale per l’appunto a quando era Villa Filiani e attraeva numerosi avventori, soprattutto romani.  Pineto, insignita dal 2006 della Bandiera Blu d’Europa, presenta numerose strutture alberghiere e di ristorazione, locali di intrattenimento, stabilimenti balneari e campeggi. L’arenile può vantarsi di proporre una varietà di spiagge per qualsiasi gusto: da quelle sabbiose e ben attrezzate a quelle di Scerne, dove le acque limpide e trasparenti lambiscono rive con grandi ciottoli bianchi, lisci e arrotondati. Se dal mare si procede poi verso la cittadina, s’incontra la nuovissima Piazza Marconi, fulcro di un progetto di riqualificazione della zona della stazione ferroviaria. Addentrandosi nel cuore di Pineto, la Chiesa di S. Agnese in stile latino e l’antica Villa Filiani ne testimoniano ne testimoniano il passato.

 

i due chilometri della stupenda passeggiata litoranea

i due chilometri della stupenda passeggiata litoranea

MUTIGNANO

L’ ANIMO ANTICO DI PINETO

Mutignano si affaccia sul mare dai suoi 321 metri di altitudine, rivelando le tracce di un antico paese. Secondo una fantasiosa teoria, l’origine del nome Mutignano deriva da Mutinim Farum, cioè dal tempio del Dio Priapo e dalla remota e persistente presenza del culto di quest’ultimo, dio degli orti e dell’agricoltura. Tuttavia, questa interpretazione è priva di documentazione storica, quindi poco attendibile. L’antico paese vanta una storia plurisecolare e conserva ricche testimonianze d’arte, tra queste spicca la chiesa madre del patrono S. Silvestro papa, caratterizzata da stili diversi. Ad esempio, le origini medievali sono rintracciabili nelle lastre d’ambone scolpite nella facciata e sul fianco, e nel campanile insieme ad alcuni capitelli, residui della muratura originaria in pietra squadrata. La chiesa presenta successivi restauri quattrocenteschi e settecenteschi ed elementi d’arredo come la trecentesca croce processionale in argento; una acquasantiera recante pesci scolpiti all’interno della vasca; un affresco cinquecentesco (Madonna con Bambino e santi Biagio e Reparata); una fonte battesimale barocca; lavori di oreficeria del XVIII-XIX secolo e paramenti sacri ottocenteschi. Su tutto, troneggia la preziosa pala dell’altare maggiore dipinta su tavola, raffigurante San Silvestro papa, opera quattrocentesca del celebre Andrea de Litio.

 

CITTà MODERNA IN BICICLETTA

Il litorale di Pineto è percorso, in tutta la sua lunghezza, da una pista ciclabile: la ciclovia del Vomano, che fa parte della costruenda ciclovia Adriatica, un percorso nato con l’intento di apportare benefici alla mobilità sostenibile locale e al cicloturismo. La pista, con fondo misto sia su strada brecciata sia su asfalto, è adatta a tutti perchè con basse pendenze. Inoltre, la ciclovia del Vomano collegata alla ciclovia adriatica con diverse diramazioni, si sta ampliando per rivelare al visitatore percorsi collinari che potrebbero toccare le città storiche situate sui crinali (Montepagano, Morro d’Oro, Atri, Notaresco, Castellalto, Canzano, Cellino, Cermignano, ecc.); le aree protette dei Calanchi di Atri, di Fiume Fiumetto e del Vomano stesso, e altri luoghi di interesse. Il percorso, già usufruibile in gran parte, attraversa luoghi di grande bellezza, incrociando numerosi agriturismi, aziende agricole e vitivinicole, chiese medioevali, centri abitati, costituendo, una volta tabellato e sistemato, un collegamento mare-monti utilissimo per lo sviluppo delle aree interne. Pineto è una città all’avanguardia non solo sotto il profilo della mobilità ciclabile ma anche dal punto di vista della “cultura del rifiuto”.  Nella zona industriale di Scerne di Pineto sorge  l’Ecocentro, un piattaforma di raccolta per ogni tipo di rifiuto urbano da conferire in modo differenziato, per essere stoccato e proseguire così nella filiera verso il riciclaggio e il recupero. Ma la più importante ed originale novità è che l’Ecocentro, prima struttura in Abruzzo realizzata secondo i criteri di bioarchitettura, ospita al suo interno una vera e propria “scuola ambientale”, una sorta di laboratorio didattico in cui sperimentare i vantaggi della raccolta differenziata.

 

TORRE DI CERRANO E TORRE VECCHIA

Sempre nel territorio comunale, si può ammirare il tipico baluardo cinquecentesco della zona, la Torre di Cerrano, uno dei fortilizi costieri meglio conservati dell’intera riviera abruzzese che attualmente ospita la sede di un centro di biologia marina. Essa deve il suo nome al vicino torrente Cerrano (l’antico Matrinus), che nasce sui colli di Atri e sfocia a 500 metri a sud della torre, nel Comune di Silvi. L’area era un tempo il sito dell’antico porto di Hadria (Atri), probabilmente di epoca romana. Non a caso, nello specchio di mare vicino alla torre e al torrente, giacciono sommersi un molo a forma di “L”, opere murarie e vari manufatti. La torre di Cerrano, probabilmente edificata sulle rovine di una analoga ma più antica struttura a servizio del Portum in Pinna Cerrani, venne realizzata in laterizio a pianta quadrata. Posta a otto chilometri di distanza dalla Torre nord di Vomano e a circa 7 dalla Torre sud di Salina Maggiore, la struttura a due piani, disponeva di mura spesse tra i 2,20 e i 3,40 metri e, computando i merli, raggiungeva un’altezza di poco superiore ai 13 metri.  Essa fu fatta costruire nel 1568 dal viceré Pedro Parafan de Ribera, duca di Alcalà, che emanò l’ordine di edificare lungo il litorale abruzzese otto torri d’avvistamento con lo scopo di segnalare tempestivamente ogni tentativo di incursione dal mare. Col trascorre degli anni e con il cessare delle scorrerie dal mare, le torri subirono un inarrestabile degrado. All’inizio del Settecento la torre di Cerrano divenne proprietà dei nobili di Scorrano, dei marchesi Cermignano, e quindi dei marchesi de Sterlich che continuarono ad usarla come torre di guardia e di difesa del confine orientale del marchesato. Nel 1777 essa venne custodita dagli Invalidi per essere destinata nel 1842 alle esigenze dell’Amministrazione Generale. Infine, con un regio decreto del 1866 venne sottratta al demanio militare e destinata alla vendita, fino ad assumere l’aspetto attuale nel 1947, con la famiglia Marucci.

All’ombra della torre, una spiaggia selvaggia conserva tesori floro-faunistici che oggi fanno sì che si tratti di un’Area Marina Protetta, istituita dal Ministero dell’Ambiente il 7 aprile 2010. Cerrano è la prima riserva marina abruzzese, localizzata su sette chilometri di costa tra i comuni di Silvi e Pineto. L’area protetta, oltre ai valori storici, culturali e paesaggistici, conserva una serie di elementi naturalistici importanti per la salvaguardia della biodiversità. Nella costa bassa e sabbiosa la vegetazione tipica è quella dunale, con specie di valore come il bellissimo giglio di mare, il verbasco del Gargano, la soldanella marittima e lo zafferanetto delle spiagge. Tra gli uccelli, una specie-simbolo dell’integrità della spiaggia è il fratino, tornato a nidificare nella primavera del 2010 nella spiaggia a ridosso della Torre di Cerrano, quasi a voler accogliere solennemente l’istituzione della riserva naturale marina. Cerrano rientra nel sistema di guardia delle quattordici torri di difesa dislocate lungo il litorale abruzzese nel periodo borbonico del regno di Napoli. Tra queste, nel territorio di Scerne spicca Torre Vecchia, come riportato nella Carta del 1976 di Vittorio Faglia. Al fine di restituire un’identità e un’immagine al territorio, il Sindaco di Pineto Luciano Monticelli è alla ricerca degli schizzi e dei dettagli conservati nella Biblioteca di Parigi – a seguito del censimento realizzato dal Governatore Gambacorta nel 1598 -, per riportare in vita un altro patrimonio storico dell’antica costa.

 

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