5 agosto 2019

Testo di Greta Massimi  Foto di Luca Del Monaco

Ruscelli, specchi d’acqua e flora incontaminata rendono il Parco del Lavino un vero gioiello regionale

parco lavino

Veduta panoramica del Parco del Lavino.

Il Parco del Lavino, una splendida oasi naturale protetta, deriva il suo nome dalle acque sulfuree dell’omonimo fiume. Il complesso delle Sorgenti Sulfuree, a cui si dà il nome di “sorgente Lavino”, nasce a Decontra (frazione del comune di Scafa) ed è alimentata dall’acquifero di base della Majella le cui acque, attraverso un sistema di faglie e fratture presenti, poste in direzione nord-sud, risalgono in superficie. Ed è proprio durante la risalita che le portate d’acqua attraversano un insieme di strati rocciosi, ovvero prima la Formazione asfaltifera di Bolognano e poi la Formazione Gessoso-Solfifera (costituita da rocce evaporitiche che contengono gesso), le quali, mescolandosi, danno origine ad un’acqua bicarbonato calcica arricchita di solfati. I particolari equilibri chimici che si sviluppano (dovuti all’attraversamento delle due Formazioni) generano anche “ioni sulfurei” che comportano il  caratteristico odore “termale” e la tipica colorazione turchese delle acque, particolarmente evidente nelle ore centrali della giornata, cui contribuisce la presenza di alghe che si formano in questo particolare contesto.

lago lavino

Uno scorcio del lago azzurro.

Nello specifico la sorgente dà origine a specchi d’acqua di grandezza variabile come laghetti e ruscelli che contribuiscono per una parte ad alimentare il torrente Lavino, e per l’altra un canale per uso idroelettrico che va poi a confluire nel fiume stesso più a valle. L’andamento delle portate è connesso sia agli eventi piovosi, sia allo scioglimento delle nevi. La variazione della salinità delle acque dipende, nel lungo periodo dallo scioglimento delle nevi ad alta quota, e nel breve periodo dagli eventi meteorici locali. Nei periodi estivi, in concomitanza al periodo di esaurimento della sorgente, si evidenzia un incremento della salinità delle acque e in particolar modo dei solfati (minerali ricchi di zolfo e calcio). Per volontà della Regione Abruzzo, nel 1987, venne istituito il Parco delle Sorgenti Sulfuree del Lavino.

Un primo piano delle acque azzurre del Lavino.

Un primo piano delle acque azzurre del Lavino.

L’area interessata si estende per circa 40 ettari e al suo interno si trovano molteplici specie di flora e fauna. Splendidi e diversi Salici e Pioppi adornano le sponde del fiume, insieme ad altre specie che delimitano la zona quali i Giunchi, le Roverelle, l’Acero campestre o il Biancospino. Ciclamini, Pervinche e Ginestre caratterizzano invece il sottofondo dei boschi. La fauna acquatica vede la presenza di specie quali l’Usignolo di fiume, la Ballerina gialla e il Martin pescatore. Di notte l’oasi viene animata dal Tasso e dalla Volpe, solo per citare i più noti. L’importanza del Parco non è determinata esclusivamente dal fascino naturalistico che lo contraddistingue, ma anche per l’archeologia e l’economia del territorio. Non dobbiamo dimenticare che le acque delle Sorgenti Sulfuree del Lavino vennero impiegate per alimentare quattro centrali idroelettriche e cinque mulini a “palmenti”, tra cui spicca il Mulino Farnese. Notevole è constatare che tali strutture non determinarono un impatto ambientale negativo ma anzi, contribuirono ad accrescere il valore storico-archeologico dell’area.

componenti mulino 600

Alcuni componenti del mulino del Seicento.

La vegetazione del Parco è stata determinata in parte dall’opera umana, dall’altra dall’evoluzione spontanea della natura. Infatti dai Salici, specie protagonista dei corsi d’acqua, si scorgono aree coltivate e zone sottoposte a rimboschimento. Ciò contribuisce a costituire un rifugio per i piccoli uccelli come la Cinciallegra e tanti altri. L’azzurro turchese delle acque, il verde della vegetazione e il giallo del Ranuncolo strisciante, sono i colori protagonisti che danno vita a questa splendida area. Nei piccoli ruscelli si possono mirare la libellula cui spicca il mantello azzurro metallico tipico dell’esemplare maschile. Le superfici, a ridosso della scarpata, della vecchia ferrovia e della centralina idroelettrica sono coperte da un fitto roveto e specie ruderali, oltre che “il mulino del Seicento”, sito nell’area comunale di Scafa lungo le acque incanalate della sorgente, che costituisce uno dei reperti storici più importanti. Ricordiamo che tale sito è possibile raggiungerlo mediante la nuova pista ciclabile che collega il Comune di Scafa al Parco delle Sorgenti Sulfuree del Lavino e che attraversa le due contrade di Decontra e Pianapuccia. Un percorso molto suggestivo che incontra ponti, scorci panoramici mozzafiato fino a costeggiare il fiume. Non tutti sanno che a piedi, seguendo il corso del Lavino, si può raggiungere la splendida cascata di Cusano sita nel Comune di Abbateggio. Circondato da salici e roverelle troviamo l’antico macinatoio. Le acque del Lavino attraversano ancora le sue ruote e gli uccelli trovano qui un buon rifugio per nidificare.

sentiero mulino farnese

Uno dei sentieri che conduce al Mulino Farnese.

E così sotto le tegole sconnesse o ad alcune finestre troviamo un mondo pullulante di vitalità. L’antico mulino, costruito in legno e pietra, gode tuttora di un buono stato conservativo grazie agli interventi di restauro ricevuti quindici anni fa. L’impianto è articolato in cinque parti. Lignei sono il basamento, l’albero e i catini disposti a raggiera che concorrono a formare la ruota (che in totale conta un diametro di circa 150 cm). Le altre due componenti sono la sbarra di trasmissione dell’albero e le macine. Quest’ultime, costituite da due dischi di pietra sovrapposti e cerchiati in ferro, si articolano in due parti: una macina fissa (palmento inferiore) ed una mobile (palmento superiore). Il grano entra mediante un “occhio” e le scanalature presenti sulle superfici delle macine (che consentono l’entrata continua dell’aria) offrono la possibilità di aumentare la velocità di macinazione senza riscaldare la farina. Si evidenzia che sia l’antico mulino, sia le centrali idroelettriche presenti, potrebbero tornare in funzione come molti si augurano. Attualmente la gestione diretta del Parco è a cura del Comune di Scafa il quale sta provvedendo, con un bando di gara, ad affidarne la gestione.

Come evidenzia il Professore Sergio Rusi del Dipartimento INGEO dell’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara «L’importanza della sorgente del Lavino, nella comprensione dell’idrogeologia dell’intero massiccio della Majella, è stata oggetto di pubblicazioni scientifiche sin dal 2003. Non solo per il ruolo che essa riveste nella definizione del bilancio delle entrate ed uscite idriche della stessa struttura, ma anche dei tempi di transito delle acque sotterranee e del loro chimismo. Inoltre suscita curiosità che, nonostante le loro caratteristiche, tali acque non siano state mai utilizzate per scopi termali. Il motivo risiede nel fatto che il “contenuto in solfuri” è molto variabile durante l’anno ed anche in estate (quando la loro concentrazione è più elevata), risultando inadatto all’uso curativo».

 

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