testo di Ivan Masciovecchio.
«Una foresta che cresce radicata nel territorio». È questa l’immagine, potente, che Sabatino Di Serafino sceglie per descrivere la sua creatura imprenditoriale messa in piedi con caparbietà e un pizzico di sana follia insieme alla moglie Mascia Moretti seguendo soprattutto le ragioni del cuore piuttosto che quelle dell’economia. Stiamo parlando del relais Villa Corallo a Garrufo di Sant’Omero (TE) che, dopo aver bruciato le tappe conquistando in soli 15 mesi, alla fine del 2025, prima la Chiave assegnata dalla guida Michelin 2026 per l’offerta di un «soggiorno speciale» e successivamente la Stella conseguita dal ristorante Zunica 1880 per la ristorazione affidata allo chef Gianni Dezio, è oggi la prima struttura abruzzese a festeggiare l’ingresso in Relais & Châteaux, la prestigiosa associazione nata in Francia nel 1954 che attualmente comprende 580 hotel e ristoranti sparsi in 65 Paesi di tutto il mondo.

Un ulteriore traguardo che conferma il percorso di crescita e valorizzazione intrapreso dalla famiglia Di Serafino – e dall’indomito Daniele Zunica, amico storico e loro partner in crime, insediatosi qui, in quella porzione di tenuta che un tempo era destinata al rimessaggio dei trattori, a seguito dei lavori di ristrutturazione eseguiti nella sede di Civitella del Tronto – che ne rafforza il posizionamento nel panorama dell’ospitalità d’eccellenza. «Siamo profondamente onorati di entrare a far parte di questo circuito – dichiara Sabatino Di Serafino, proprietario di Villa Corallo –. Per noi che abbiamo sempre mantenuto un rapporto solido con il territorio, anche da un punto di vista culturale, forgiato negli anni dell’emigrazione, è un obiettivo che ci riempie d’orgoglio, ma anche un nuovo punto di partenza che ci spinge a proseguire con ancora maggiore convinzione nel nostro impegno di rendere questa porzione d’Abruzzo qualcosa di più e altro rispetto all’immaginario collettivo; un luogo che ha molto da offrire e che merita di essere raccontato».

Situata in un territorio di confine, lungo quella Val Vibrata che dalla costa adriatica si insinua fino alle pendici appenniniche dei Monti della Laga attraversando le vellutate colline teramane contrappuntate da vigneti e uliveti, Villa Corallo è considerata una delle dimore storiche più significative dell’Abruzzo settentrionale. Nata come residenza di campagna di fine Ottocento, la villa è stata recuperata e trasformata in relais contemporaneo grazie alla visione della famiglia Di Serafino, che dal 2003 ne custodisce il patrimonio architettonico, paesaggistico e culturale. Il restauro degli ambienti storici, il recupero del parco secolare, delle antiche case coloniche e degli spazi agricoli hanno dato vita a un luogo di ospitalità intimo e raffinato, dove il rapporto con la memoria e con il territorio resta al centro di ogni scelta. La tenuta è oggi infatti un organismo vivo, circondato complessivamente da 80 ettari di terra, con uliveti, orto, allevamenti di bovini, suini neri e animali da cortile, maneggio, piscine e centro benessere, e un forte legame con l’arte. Nelle sale della villa, infatti, trovano spazio opere – dall’americano Mark Kostabi all’italiano Marco Lodola –, salotti letterari e momenti di confronto che rendono la dimora un punto di riferimento per un’idea di bellezza non soltanto estetica, ma anche culturale e relazionale.

Ai fornelli, lo chef atriano ma con origini venezuelane Gianni Dezio – altra famiglia andata e tornata attraversando l’Atlantico, unita in questo (seppur casualmente) alla storia dei Di Serafino, segnati dallo stesso percorso fisico ed emotivo benché compiuto in epoche diverse – propone una cucina assolutamente personale ed originale, forgiatasi nella scuola di formazione di Niko Romito e dotata di una naturale attitudine glocal. «Crescere, allontanarsi per poi ritornare, cambiare e migliorare. Non fermarsi mai». Questa la filosofia di vita (e di lavoro) che lo contraddistingue da sempre, declinata nei due menù degustazione proposti a 95 e 115 euro (rispettivamente, cinque e sette portate) o liberamente alla carta all’interno della quale trovano spazio alcuni piatti ormai divenuti iconici come il dolce Calanchi: omaggio alla terra e l’Agnello steccato alla liquirizia e albicocche in conserva.

Tra dolcezza e acidità in equilibrio perfetto, abbiamo avuto modo di (ri)provare quest’ultima preparazione all’interno di uno speciale menù servito in occasione di un pranzo stampa aperto dai lievitati fatti in casa (grissini, pane e focaccia), da condire variamente e abbondantemente con olio 100% Leccino o con una soffice e spalmabile Ventricina teramana montata all’acqua, e proseguito con uno iodato e piacevolmente piccante Guazzetto di granchio blu, gobbetti e propoli; un tenerissimo Rombo, funghi e alloro; per arrivare alla Mandorla, ciliegie e lardo, un piatto di fin troppa complessa lettura. Il giro di giostra alimentato dalla creatività dello chef ha compreso anche un Carpaccio di Marchigiana, radicchio marinato e chiodi di garofano; gli Gnocchetti di alghe, cannolicchi e pinoli; il già citato Agnello steccato alla liquirizia e albicocche in conserva; per terminare con Fragole, meringa e panna e uno sfizioso bon bon di oliva e cioccolata.

Dall’attento sommelier Luca Ascani (in sala insieme al responsabile Vincenzo Celli) in abbinamento sono stati serviti i vini Chardonnay Colline Pescaresi IGT 2022 Launegild De Fermo; Cerasuolo d’Abruzzo Superiore 2024 Piè delle Vigne Cataldi Madonna, recente vincitore della Cerasa d’Oro nell’ambito della prima edizione di Cerasum, il festival dedicato al vino più identitario d’Abruzzo organizzato a Tortoreto tra gli eventi di Tortoreto Greendays 2026 (leggi QUI per saperne di più); Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva 2022 Rincrocca La Staffa; Lagrein Alto Adige DOC 2021 Tenuta Brunnerhof. Oltre a diverse versioni di kombucha ideate e realizzate dallo stesso Dezio, come quella al succo di Montepulciano d’Abruzzo con base tè verde e nero, proposta col guazzetto per un matrimonio perfetto.








