testo di Ivan Masciovecchio.
Incantevoli riserve naturali, chiese e palazzi di antico splendore, musei scrigni di tesori e capolavori d’arte. Oltre ai molteplici richiami paesaggistici, architettonici e culturali di rara bellezza che li contraddistinguono, c’è anche un aspetto più gustoso che caratterizza in maniera originale i centri di Castel di Sangro, Civitella Casanova, Guardiagrele, San Salvo, Montepagano di Roseto degli Abruzzi e Garrufo di Sant’Omero. Quello, cioè, di essere i luoghi d’elezione degli unici sei chef abruzzesi premiati dalla guida Michelin 2026 con il simbolo delle Stelle, il riconoscimento più atteso e desiderato da ogni cuoco nel mondo; comunque la si pensi, ancora l’unico in grado di ufficializzare l’ingresso nell’Olimpo della ristorazione internazionale di assoluta eccellenza.

Il nostro viaggio tra le stelle della buona tavola, affrontato mantenendo comunque i piedi ben saldi sulla terra d’Abruzzo, non può che prendere avvio da Castel di Sangro, in provincia dell’Aquila, dove dal 2011 Niko Romito – uno dei soli quindici chef in Italia ad aver ottenuto il massimo riconoscimento delle Tre Stelle Michelin, riconfermato per il tredicesimo anno consecutivo –, con la fondamentale collaborazione della sorella Cristiana ha allestito il proprio quartier generale all’interno di Casadonna, un ex convento del Cinquecento circondato da sei ettari di terreno sui quali trovano accoglienza un vigneto sperimentale, un frutteto, un orto-giardino con erbe aromatiche e spontanee e un apiario.

Impreziosite dalle tele dell’artista Ettore Spalletti, tra le bianche e possenti mura sono stati ricavati gli ambienti del ristorante Reale, oltre a dieci camere di charme & design e la scuola di cucina professionale fucina di nuovi talenti. Dopo aver soddisfatto il palato grazie alle creazioni culinarie assolute che compongono il suo menù degustazione – dal Cavolfiore gratinato ai Ravioli di mandorla in brodo di bosco, fino all’Anatra e ginepro – una visita al centro storico del borgo sangrino è in grado di regalare all’avventore nuove e diverse suggestioni, perdendosi nei vicoli tra case fortificate di origine medievale, i resti dell’antico castello, la possente Basilica di Santa Maria Assunta, chiese barocche e l’elegante Palazzo De Petra, sede della Pinacoteca Patiniana dedicata al pittore locale Teofilo Patini, uno dei massimi rappresentanti dell’Ottocento in Italia.

Ricavati all’interno dell’ex convento della Maddalena, suggeriamo anche una sosta al Museo Civico Aufidenate e alla sezione del War Museum riservata agli eventi bellici della Seconda guerra mondiale, concedendosi – se il tempo lo consente – una pedalata (o passeggiata) lungo la ciclabile che si snoda nei pressi del fiume Sangro in direzione di Scontrone, porta d’ingresso al Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Spostandosi nella quiete della campagna pescarese, nel territorio del comune di Civitella Casanova, davanti alle dolci rotondità della Maiella madre da oltre quarant’anni sventola La Bandiera (del gusto) della famiglia Spadone. Marcello e sua moglie Bruna, con l’ausilio dei figli Alessio in sala e Mattia ai fornelli, nel tempo hanno saputo trasformare una trattoria di famiglia in un luogo d’élite della gastronomia abruzzese, modellando con passione e competenza una proposta culinaria dove, tra le altre, trovano spazio autentiche prelibatezze come Orto 10.25 – un classico in continua evoluzione grazie all’abbondanza di materie prime disponibili in ogni stagione nell’orto curato personalmente da Bruna –, i Tagliolini porcini e menta oppure la Carota 100×100.

Oltre ad ospitare il ristorante premiato dall’edizione 2012 con la Stella Michelin e dal 2023 anche con la nuova variante Verde per la sua attitudine green, il paese vestino fa parte a pieno titolo della zona d’origine dei famosi arrosticini di pecora, come attesterebbero le licenze di vendita all’aperto rilasciate già alla fine dell’Ottocento, conservate negli archivi comunali secondo le testimonianze di alcuni storici del luogo. Imperdibile risulta una visita alla chiesetta dedicata alla Madonna della Cona con il suo splendido portale cinquecentesco e ai resti parzialmente restaurati della storica Abbazia di Santa Maria di Casanova, nascosti nella vegetazione a ridosso della Riserva naturale regionale del Voltigno e Valle d’Angri, regno di spettacolari camminate (o ciaspolate nella neve) avvolti nel silenzio e nella vastità dell’altopiano che caratterizza il versante orientale del Gran Sasso pescarese.

Con i sensi sempre più appagati si arriva quindi in provincia di Chieti, dove sono ben due le realtà premiate entrambe con una Stella. È a Guardiagrele, la dannunziana città di pietra che risplendeva al sereno di maggio, che dal 2011 brilla quella plurale della famiglia Tinari, arricchita dal 2024 da quella Verde per la sostenibilità. Nei rinnovati spazi del Villa Maiella – dove spettacolare si presenta la saletta con il camino arredato con gli elementi della Presentosa, il tipico gioiello della tradizione orafa locale –, Peppino e sua moglie Angela, insieme ai figli Arcangelo (in cucina) e Pascal (impegnato in sala), accolgono con amorevole cura gli avventori di questa ex fiaschetteria attiva fin dal 1966, coccolandone anima e corpo grazie a originali leccornie come Vitello marinato al caffè e cumino montano (come un carpaccio); la Coppa di testa, limone della Costa dei Trabocchi e cipolla ramata; fino alla Chitarra di patate con fonduta di Canestrato di Castel del Monte.

Oppure con gli stagionati di maiale nero realizzati con animali allevati nella propria fattoria di Contrada Colle Luna a pochi chilometri dal ristorante, in un ambiente bucolico di straordinaria bellezza e tranquillità. Inserito nel club dei Borghi più belli d’Italia, Guardiagrele ha bisogno di tempo per essere ammirato in tutto il suo splendore, dalla Cattedrale di Santa Maria Maggiore alle botteghe artigiane del ferro battuto, fino agli incanti naturali di Bocca di Valle con il parco avventura per bambini e la spettacolare cascata di San Giovanni. E senza perdersi assolutamente un assaggio delle Sise delle Monache, uno dei dolci più identitari (e golosi) d’Abruzzo, proposte solo qui da due storiche pasticcerie cittadine.

Dirigendoci verso la costa adriatica, a due passi dal confine molisano, a San Salvo Marina il ristorante Al Metrò è il regno dei fratelli Nicola e Antonio Fossaceca, con il primo al comando della cucina e il secondo a gestire i tempi della sala. Realizzato ampliando i locali della pasticceria di famiglia, dall’edizione 2013 si fregia di una Stella Michelin, proponendo sapori e profumi di mare (ma non solo) come Spaghettino al granchietto; Rombo, patate e scamorza; Scrippelle di Solina, ostrica e brodo di gallina.

Molto frequentata durante le giornate luminose e calde della primavera e dell’estate, la Marina di San Salvo offre la possibilità di rilassanti passeggiate e rinfrescanti pedalate sulla comoda pista ciclabile che conduce fino al Giardino Botanico Mediterraneo, l’unico giardino dunale dell’intero litorale adriatico, proseguendo poi nella confinante Riserva naturale regionale Marina di Vasto prima di collegarsi alla ciclopedonale Via Verde della Costa dei Trabocchi ricavata sull’ex tracciato ferroviario che costeggia il mare.

Infine, volendosi spostare nel centro storico del borgo, in alto sulla collina, la visita del Parco archeologico del Quadrilatero – composto da sette siti di interesse storico (Porta della Terra, Museo Civico di Porte della Terra, Museo dell’Abbazia, Isola Archeologica del Chiostro, Casa del Mosaico Romano, Acquedotto Romano e Chiesa di San Giuseppe), costituisce uno dei percorsi eletti per documentarsi compiutamente sulla storia cittadina. Prima di continuare il viaggio, lasciatevi travolgere da un vorticoso giro emozionale sulla Giostra della Memoria, un originale museo diffuso sulle tradizioni popolari abruzzesi fondato e allestito in maniera spontanea nel corso degli anni dalla compianta professoressa Angiolina Balduzzi.

Proseguendo in direzione nord, l’itinerario stellato tra i borghi d’Abruzzo si conclude in provincia di Teramo, arrivando sulle vellutate colline poste a protezione della cittadina rivierasca di Roseto degli Abruzzi, una delle sette perle della Costa giardino caratterizzata dalle dorate spiagge sabbiose e attrezzate premiate ogni anno con la Bandiera Blu e Verde per la qualità delle acque e dei servizi a misura di bambino. Nella frazione di Montepagano – compresa nell’associazione dei Borghi Autentici d’Italia – da una decina d’anni l’imprenditrice Nuccia De Angelis ha dato vita al progetto – unico nel suo genere – di ristorante diffuso, recuperando diversi ambienti e locali del centro storico, dall’antico forno comunale all’officina del maniscalco, fino alla cripta vinaria, nei quali ha preso forma e sostanza il D.one, teatro culinario dello chef Davide Pezzuto premiato con la Stella Michelin dall’edizione 2018, alla quale si è aggiunta poi la Verde dal 2023. Tra le sue raffinate proposte che valgono il viaggio, il Filetto di vitello. Omaggio a Marco Pierre White; la Ghiaia di mare; il Cannolo di burrata, carote allo zenzero e tartufo nero.

Archiviato con soddisfazione il pasto, altrettanto irrinunciabile è il piacere di addentrarsi tra le porte urbiche ricavate nell’imponente cinta muraria medievale che circondava il castello e il centro abitato, emozionandosi davanti all’immensità del mare Adriatico e del profilo appenninico del Gran Sasso d’Italia che, se osservato da alcuni punti del territorio interno della provincia teramana, restituisce la suggestione del volto di un gigante che dorme.

Addentrandoci tra le valli del Vibrata e del Salinello giungiamo a Sant’Omero, patria abruzzese del baccalà, celebrato ogni anno in una partecipata sagra estiva che nel 2026 festeggerà la 46esima edizione. Circondata dai vigneti delle terreverdi teramane, è nella frazione di Garrufo, all’interno del relais Villa Corallo – dimora storica della famiglia Di Sabatino con annessa azienda agricola di circa ottanta ettari, ristrutturata con gusto ed eleganza per garantire ai propri ospiti comfort, discrezione, funzionalità e calore umano –, che brilla l’ultima Stella Michelin conquistata proprio lo scorso novembre dallo chef Gianni Dezio ai fornelli del ristorante Zunica 1880, definitivamente trasferito qui dal patron Daniele Zunica dalla originaria sede di Civitella del Tronto.

Classe 1986, cresciuto tra l’Abruzzo e il Venezuela al seguito della famiglia, ex allievo dell’Accademia Niko Romito, la sua cucina risulta inevitabilmente influenzata sia dalla tradizione abruzzese, sia dalle proprie origini latinoamericane, senza mai però sfociare nella fusion. Attenzione e rispetto per la materia prima sono alla base delle sue creazioni culinarie che possono variare dalla Chitarra di zafferano, mandorle e mazzancolle all’Agnello steccato alla liquirizia e albicocca, fino agli Gnocchi di alghe, cannolicchi e pinoli. Una sosta alla vicina chiesa romanica di Santa Maria a Vico, l’unico monumento abruzzese edificato prima dell’anno Mille ancora visibile nella sua quasi totale interezza, nonché ai resti della villa rustica di epoca romana Le Muracche nel poco distante comune di Tortoreto lido renderanno l’esperienza indimenticabile anche dal punto di vista culturale. Per una immersione totale nella multiforme e sorprendente bellezza delle terre d’Abruzzo.








