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Home Articoli Recenti

DOP Tullum, dopo la festa per i 10 anni si punta alla DOCG

by ivan masciovecchio
29 Maggio 2018
in Articoli Recenti, Le Vie del Gusto
DOP Tullum, dopo la festa per i 10 anni si punta alla DOCG

Sette annate di Pecorino Dop Tullum (ph. Ivan Masciovecchio)

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Due giorni di visite ai vigneti, minicorsi di approfondimento sul vino, degustazioni guidate, assaggi di prodotti tipici, pasta party, brindisi e convivialità. Rivestito a festa per i dieci anni dal riconoscimento della DOP Tullum, così il borgo collinare di Tollo (CH) ha accolto tra domenica 27 e lunedì 28 maggio i numerosi appassionati ed addetti ai lavori giunti fin qui per scoprire la biodiversità agricola ed alimentare di questo suggestivo angolo d’Abruzzo stretto tra il mare Adriatico e le altitudini della Maiella.

Veduta di vigneti nei dintorni di Tollo (ph. sito doptullum.it)
Veduta di vigneti nei dintorni di Tollo (ph. sito doptullum.it)

Organizzate dal Consorzio di Tutela con il patrocinio dell’amministrazione comunale, le Giornate Tullum hanno avuto il proprio apice con la tavola rotonda “Piccole Dop in grandi carte dei vini” ospitata negli eleganti spazi dell’Enomuseo cittadino, tra bottiglie di annate storiche ed utensili ed attrezzi legati alla vita ed alla cultura della vite e del vino. Tra i partecipanti al racconto dell’evoluzione di questo primo decennio di Dop Tullum, il sindaco di Tollo Angelo Radica ha tenuto a ricordare che con il nuovo piano regolatore si è arrivati a vincolare ben l’86% del territorio di pregio, ponendo in questo modo un freno al consumo di suolo e contemporaneamente le basi per la salvaguardia delle caratteristiche ambientali di questi luoghi fortemente vocati alla viticoltura.

Sala espositiva all'interno dell'Enomuseo di Tollo (ph. Ivan Masciovecchio)
Sala espositiva all’interno dell’Enomuseo di Tollo (ph. Ivan Masciovecchio)

A seguire, il primo presidente del Consorzio di tutela, Giancarlo Di Ruscio, ha illustrato ai presenti le evidenze storiche che consentirono all’epoca di richiedere (ed ottenere) l’agognato riconoscimento, dalla presenza nei Registri Angioini del toponimo Tullum fin dal 1283, per giungere ai componimenti poetici di frate Bernardo Maria Valera che nel 1835 definiva la zona di Tollo come “Piccola terra dell’Abruzzo Citeriore, […] di amena situazione e celebre pel suo vino rosso, rubino…”; mentre l’attuale presidente Tonino Verna, nel ribadire l’impegno a valorizzare l’autenticità e l’identità di tutto il territorio attraverso la Dop – come nel caso dei reperti archeologici e dei resti di una villa rustica romana ritrovati nei vigneti di contrada San Pietro che diventeranno il simbolo della denominazione e della futura sede del consorzio – ha affermato la necessità di un ulteriore salto di qualità per i prossimi dieci anni che conduca alla richiesta per il riconoscimento della DOCG, la denominazione di origine controllata e garantita che rappresenta il gradino più alto nella piramide qualitativa del vino italiano.

degustazione_tullumUna qualità che i vini Tullum stanno già evidenziando come certificano i successi nelle vendite e la tenuta nel tempo, come ha dimostrato la conclusiva degustazione verticale di ben sette annate comprese tra il 2008 e il 2016 di Pecorino Dop Tullum guidata con la consueta competenza dall’enologo Riccardo Brighigna in compagnia di Paolo Lauciani, uno dei più apprezzati docenti della Fondazione Italiana Sommelier e volto noto della Rai e del TG5.

Sette annate di Pecorino Dop Tullum (ph. Ivan Masciovecchio)
Sette annate di Pecorino Dop Tullum (ph. Ivan Masciovecchio)

Sette diverse espressioni di uno dei vitigni a bacca bianca con più riconoscibilità nel bicchiere; complicato, amante del freddo, che esprime il meglio di sé quando il frutto non si lascia maturare troppo sulla pianta e per questo, anche a causa dei cambiamenti climatici in atto, raccolto sempre più precocemente. Un vino rosso travestito da bianco, a giudicare dall’analisi dei dati, che si può permettere anche abbinamenti inconsueti col cibo, caratterizzato da acidità importanti, da note speziate ed aromi fruttati di polpa bianca. Sicuramente un cavallo di razza tra gli autoctoni regionali sul quale, insieme alla Passerina ed al Montepulciano d’Abruzzo, il Consorzio di Tutela Dop Tullum intende puntare in futuro con scelte rigorose e sostenibili in grado di guardare al mercato sia dal punto di vista della qualità dei vini, sia delle esigenze degli operatori – enoteche e ristoranti, in particolare – coinvolgendoli nella narrazione del racconto di questa denominazione che nei suoi primi dieci anni di attività, nonostante le dimensioni – 20 ettari certificati per una produzione media di 700-800 hl/anno pari a circa 100 mila bottiglie – è riuscita comunque a ritagliarsi una certa visibilità sul mercato, proponendo prodotti qualificati fortemente collegati al territorio ed imponendosi come punto di riferimento nei settori Horeca e Super Horeca in Italia e nel Nord Europa.

Tags: abruzzoconsorzio dop tullumenomuseotollovini d'abruzzovino pecorino
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