testo di Ivan Masciovecchio.
Ospitato nei bucolici spazi dell’azienda agricola Terra di Ea ed organizzato nell’ambito del fitto calendario di iniziative allestite per Tortoreto Greendays 2026 – l’originale evento diffuso ideato dal Comune di Tortoreto (TE) per promuovere esperienze di turismo attivo e (ri)scoperta del territorio (leggi QUI per saperne di più) –, l’appuntamento con il prof. Leonardo Seghetti sui cosiddetti Vini Vivi si è rivelato molto più di una semplice serata di divulgazione tecnico-scientifica dedicata alle buone pratiche agricole, alla fertilità della terra e all’importanza del benessere del suolo nella qualità finale del vino, come presentato dagli stessi organizzatori.

È stato infatti un vero e proprio viaggio emozionale – esperienziale, come si preferisce dire oggi, spesso a sproposito – nella straordinaria biodiversità della terra d’Abruzzo ed in particolare in questa piccola porzione di colline teramane, guidati dal coinvolgente entusiasmo del docente di chimica agraria – nonché uno dei massimi esperti di enogastronomia in Italia, pioniere delle prime sperimentazioni sulla spumantizzazione in Abruzzo, fino alla valorizzazione della vera oliva ascolana nelle Marche – al quale ancora brillano gli occhi quando si cimenta nelle sue appassionate lezioni. «Pensate che cosa meravigliosa» ama ripetere a supporto delle sue rivelazioni, che si parli della riscoperta di vitigni autoctoni, delle numerose virtù dell’olio extravergine d’oliva, di valorizzazione delle tipicità locali o delle sane abitudini alimentari.
Districandosi tra batteri, lieviti, enzimi e microrganismi vari, non era facile mantenere alta l’attenzione, eppure anche in questa occasione il prof. Seghetti è stato capace di trasmettere al pubblico presente – tra turisti e residenti, anche Francesco Marconi, assessore comunale all’Agricoltura, e Adriano Nepa e Gabriele Ruffini, tra gli organizzatori dell’evento insieme alla locale amministrazione –, tutto il proprio sapere e il proprio genuino coinvolgimento verso temi cari come rispetto della terra, equilibrio naturale e sostenibilità ambientale. Perché un vino buono non nasce in cantina, ma prende vita dalla viva terra e dalla vigna che da essa si nutre.

Dopo la piacevole chiacchierata, il padrone di casa Walter D’Ambrosio – chiamato amichevolmente Walterino dal prof. Seghetti – ha aperto le porte della propria azienda accompagnando i partecipanti in una passeggiata rivelatrice tra vigna, orto e giardino delle erbe, facendo toccare letteralmente con mano e annusare col naso tutta la biodiversità nella quale Terra di Ea non solo è immersa, ma che provvede ad alimentare quotidianamente con le sue buone pratiche agricole, evitando l’uso di diserbanti e ricorrendo a metodi naturali per la protezione delle proprie coltivazioni. Circa 13 ettari di vigneti allevati con sistemi diversi – dalla pergola al filare, fino all’alberello – per ricavare da ognuno di essi i grappoli migliori in base alle caratteristiche climatiche della stagione; oltre 1200 piante di ulivo, tra le quali anche un esemplare plurisecolare di Castiglionese; più di 1500 specie tra erbe e fiori profumati, liberi di crescere in armonia con pecore, capre, asini e galline; tutto perfettamente integrato con il paesaggio, l’ambiente e le altre strutture aziendali che comprendono anche la micro cantina e alcuni spazi destinati alla ricettività turistica.

Un piccolo mondo antico eppure modernissimo dove in un afoso pomeriggio di metà luglio si è potuto vivere una profonda esperienza rigenerativa che ha trovato infine il giusto compimento a tavola – non prima di aver posato per una foto di gruppo dietro il vessillo della Bandiera Spighe Verdi FEE Italia conquistato dal Comune di Tortoreto per il nono anno consecutivo –, con la degustazione guidata di cinque vini prodotti da Terra di Ea sempre con la consulenza ormai decennale del prof. Seghetti (uno Spumante Metodo Classico a base di Trebbiano d’Abruzzo; un vino bianco fermo sempre da uve Trebbiano d’Abruzzo – riallacciando in qualche modo i fili storico-culturali che rimandano alla Tortoreto di epoca romana quando già si commercializzava Trebolanum, come i resti della villa rinvenuti nel sito archeologico Le Muracche (in via di riqualificazione) testimoniano –; un identitario, anche nel colore, Cerasuolo d’Abruzzo; un Orange di nuovo da Trebbiano d’Abruzzo, con macerazione sulle bucce di qualche giorno; e un Montepulciano d’Abruzzo di limitata potenza e fresca bevibilità), abbinati rispettivamente ad altrettante pietanze realizzate per l’occasione, tra assaggi di porchetta, fritti della tradizione, tagliatelle e timballino in bianco e capra alla neretese. Un matrimonio di gusto che ha sugellato nel migliore dei modi questa nuova tappa di Tortoreto Greendays 2026 dando appuntamento al prossimo incontro di mercoledì 22 luglio quando ci si ritroverà negli spazi dell’azienda agricola biologica Olio Monaco per un concerto nella natura tra ulivi, sapori ed emozioni da vivere intensamente.








