testo di Ivan Masciovecchio.
Orgogliosamente unici, identitari, ribelli. Sono gli oli EVA, Extra Vergini Artigianali irripetibili e identitari, concettualizzati in un recente manifesto programmatico promosso dalla FIOI, la Federazione Italiana Olivicoltori Indipendenti costituita nel luglio di cinque anni fa grazie all’impegno di 12 soci fondatori dislocati nelle principali regioni olivicole d’Italia e oggi arrivata a contare oltre 150 piccole e piccolissime aziende su tutto il territorio nazionale in grado di controllare l’intera filiera dal campo alla bottiglia.

Una denominazione che non nasce in contrapposizione all’olio EVO (extra vergine d’oliva), ma che punta invece ad ampliarne il significato, aggiungendo una nuova sfumatura e puntando i riflettori su quelle micro-produzioni che faticano a far sentire la propria voce in un mercato dominato dalla grande distribuzione. Per il presidente nazionale FIOI Filippo Legnaioli è tempo quindi di restituire centralità agli olivicoltori artigiani e a quegli oli che raccontano davvero il territorio. Una visione condivisa anche dal vicepresidente Tommaso Masciantonio e da Domenica Sileo, delegata della neonata FIOI Abruzzo – leggi QUI il racconto della presentazione della rappresentanza regionale avvenuta lo scorso mese di maggio –, che evidenziano come «dietro ogni bottiglia ci siano storie, biodiversità e produzioni uniche che rischiano di essere soffocate dalle logiche del mercato di massa. Crediamo che fare rete sia la chiave per il futuro dell’olivicoltura artigianale. Più aziende si uniscono per affermare la propria identità, più sarà possibile dare forza a un messaggio comune e aiutare i consumatori a riconoscere il valore delle produzioni territoriali, della qualità e dell’artigianalità».
Scorrendo i punti del documento si legge ancora che dietro ogni singolo olio EVA, figlio di cultivar spesso rare, è possibile riconoscere la mano di chi l’ha fatto. Perché l’olivicoltore indipendente, con la sua sensibilità e il suo rapporto quotidiano con le proprie piante, lavora per esprimere al meglio il carattere irripetibile nel tempo e nello spazio del suo prezioso oro verde, che sarà unico come un abito sartoriale.

«Non temiamo i terreni impervi. Non rincorriamo la resa. Non vogliamo piacere a tutti». Il Manifesto per un olio EVA si chiude così, con questa dichiarazione d’intenti chiara ed inequivocabile, destinata – si spera – ad aprire una riflessione profonda nel comparto perché non può (più) esistere un solo modo di raccontare l’extravergine italiano, assoggettato alle produzioni di massa e appiattito nei sapori. Al bando l’omologazione, che si dia dunque centralità a quelle caratteristiche di amaro e piccante che fanno grande un olio, che lo rendono anche scomodo al palato, ma decisamente vivo, originale e orgogliosamente figlio della terra e dell’artigiano che l’hanno creato.








