testo di Ivan Masciovecchio.
«Dietro ogni champagne c’è un viticoltore. E dietro ogni viticoltore c’è un terroir, una storia, una filosofia da scoprire». Così si presenta sul proprio sito le vigneron Fabrice Bertemès, dal 1990 al timone della propria piccola cantina di famiglia attiva da quattro generazioni nel villaggio classificato Premier Cru di Trépal, disteso ai piedi della Montagne de Reims e terra d’elezione dello Chardonnay, con vigneti di proprietà sparsi sia attorno all’azienda, sia a Mailly-Champagne (Grand Cru), dove invece trovano dimora alcuni appezzamenti di Pinot Nero, fino ad Avenay-Val-d’Or, anch’esso Premier Cru, per un totale di soli quattro ettari di estensione.

In compagnia di Emma Venables, collaboratrice e futura quinta generazione che lo affianca dal 2021 nel lavoro tra vigna e cantina, e del distributore italiano Giovanni D’Alesio, nei giorni scorsi è stato ospitato negli ambienti del ristorante Il Pirata a Pescara per presentare alla stampa gran parte della sua linea di Champagne – con una produzione annuale che non raggiunge le 30.000 bottiglie –, in particolare la novità del Zero Dosage Premier Cru, un blend di Chardonnay (90%) e Pinot Nero (10%) affinato 48 mesi sui lieviti e successivamente altri 18 mesi in bottiglia dopo la sboccatura. Prodotta in esclusiva per la D’Alesio Distribuzione di Città Sant’Angelo (PE) – progetto imprenditoriale avviato nel 2021 da Giovanni D’Alesio per il quale il vino non è soltanto un prodotto, ma un vero e proprio racconto liquido dove ogni bottiglia è espressione di un luogo, di un clima e di una precisa scelta umana –, la bollicina pas dosé ha sprigionato grande eleganza e territorialità, caratteristiche comuni a un po’ tutta la produzione portata avanti con metodi artigianali da buoni Récoltant-manipulant – dalla coltivazione della vite alla commercializzazione delle bottiglie –, con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale.

La degustazione ha riguardato anche l’assaggio di altre etichette della collezione Alchimia, tutte con un minimo di dosaggio previsto, dallo Champagne Brut 1er cru Racines 2 – con il nome che omaggia il valore doppio delle radici riferite sia ai legami familiari, sia a quelle proprie della vigna –, cuvée di 90% Chardonnay e 10% Pinot Noir affinata 36 mesi sui lieviti, fino all’Extra Brut 1er cru Filigrane (95% Chardonnay e 5% Pinot Noir, 48 mesi sui lieviti) e al Brut Carat 5-9 (Chardonnay in purezza, come quella del lingotto d’oro certificata dai numeri dei carati riportati in etichetta, affinato 8 anni sui lieviti). L’esperienza gustativa si è concentrata infine sui millesimati, a partire dall’Extra Brut 1er cru La Trottière, Blanc de Blancs con più di 80 mesi sui lieviti per il millesimo 2015, solo 1000 bottiglie prodotte da una sola particella, seguito dall’Extra Brut Grand Cru Le Champ de 8 Jours, Blanc de Noirs 2016 con stesso affinamento ma con passaggio in barrique per due mesi.

La serata si è conclusa con una magnum di Racines 2 stappata direttamente dal titolare del ristorante Il Pirata Daniele Di Paolo il quale, supportato come sempre dalla sua affiatata squadra di collaboratori, in abbinamento agli Champagne in degustazione ha proposto una serie di antipasti di mare spaziando, tra le diverse portate di crudi e caldi, dalle ostriche con vinaigrette di mela e sedano alla ricciola zucca arrosto, sottaceti e semi, fino a un gustosissimo merluzzo panato nel panko accompagnato da Ventricina del Vastese.








