testo di Ivan Masciovecchio.
Di antiche abbazie, di macerazioni e consapevolezze, di artigianalità e passioni, di sostenibilità ambientale e rispetto per la terra, quella che deve assolutamente tornare al centro della vera vita dell’uomo così come quella che unisce nell’impasto del lavoro le mani dei vignaioli a quelle dei maestri ceramisti che nelle loro botteghe cittadine mantengono viva una tradizione artistica plurisecolare vanto dell’intera Puglia. Di tutto questo si nutre Evoluzione Naturale, l’evento dedicato ai vini artigianali ospitato nei giorni scorsi nei riqualificati spazi del Convento dei Cappuccini a Grottaglie (TA), struttura fondata nel XVI secolo e immersa nella Gravina del Fullonese poco distante dal centro storico, passata da ricovero per bisognosi a convitto femminile, oggi contenitore culturale ed autentico luogo della memoria e patrimonio storico-architettonico della città.

Giunta alla sua sesta edizione, la manifestazione ha accolto una settantina di aziende rappresentative dell’intero territorio nazionale, con diverse referenze anche dall’estero (Spagna, Francia, Austria, Portogallo, Slovenia, Germania), affiancando ai consueti banchi d’assaggio un momento di approfondimento formativo dedicato alla microbiologia del vino – una sorta di naturale prosecuzione dell’incontro dello scorso anno incentrato sul tema della vitalità del terreno e fisiologia della vite, che ha visto la partecipazione del prof. Giancarlo Moschetti, docente in Microbiologia all’Università di Palermo, e di Cataldo Calabretta, enologo e viticoltore calabrese –, oltre allo straordinario laboratorio di degustazione che ha messo a confronto sei espressioni di Gaglioppo con quattro grandi rossi mediterranei (Xinomavro Macedone, Nebbiolo del nord Piemonte, Sangiovese Chiantigiano, Nerello Etneo).

Curata da Matteo Gallello, cronista del vino, assaggiatore e docente, in compagnia dello stesso Calabretta, non senza sorprese per il suo procedere alla cieca, la seduta ha evidenziato affinità e divergenze tra le diverse tipologie di uno dei vitigni più antichi del Mediterraneo e altri pari grado di territori diversi e distanti, tutte rappresentative delle annate 2021 e 2022, con una sola concessione al 2019. Davvero una grande batteria di assaggi che ha favorevolmente stupito la platea di appassionati e addetti ai lavori che non se la sono lasciata scappare, anche perché meritoriamente gestita in maniera ludica e informale, con poche o scarse concessioni ai tecnicismi.
Tornando ai banchi d’assaggio, per l’Abruzzo erano presenti quattro aziende, equamente suddivise tra la provincia teramana e chietina. Uniti dalla passione per la pesca prima ancora che da quella per il vino, su poco più di sei ettari coltivati sulle colline di Notaresco (TE), dal 2022 Leonardo Recchiuti e Marco Di Giovannantonio danno origine ai loro craft wines griffati Piede Fermo, frutto di macerazioni più o meno lunghe in vasca aperta e affinamenti in acciaio e vasche di cemento e vetroresina. Diverse annate di Bianco (Trebbiano d’Abruzzo più 10% di Moscato), Rosso (Montepulciano d’Abruzzo, utilizzato anche per la versione Rosato) e la novità Pecorino Colli Aprutini IGT le etichette portate in assaggio per il loro esordio sui banchi di Evoluzione Naturale.

Restando in territorio teramano, è tra Giulianova e Mosciano Sant’Angelo che l’azienda agricola Colle San Massimo produce i suoi tre vini cromaticamente e basicamente definiti. Rosso nasce da una vigna di Montepulciano d’Abruzzo vecchia di oltre cinquant’anni, mentre meno Rosso (il Cerasuolo della casa) prende vita da una pigiatura soffice e una breve macerazione in tini aperti, finendo la fermentazione in vasche di vetroresina. Infine Bianco ricorda l’uvaggio in uso nel passato a base di Trebbiano d’Abruzzo al quale è stata aggiunta una uguale percentuale di Malvasia e Passerina (circa 10%), messo poi a dimora in acciaio.
Dalla provincia di Chieti, invece, arrivano Lorenzo Genovesi ed Elisa Botolini con la propria giovane creatura Don Carlo Vini & Tartufi. Se la cantina urbana – spesso e volentieri teatro di eventi e degustazioni – ha sede a Lanciano, i due ettari e mezzo di vigneti (più un altro ettaro di tartufaia) sono invece sparsi tra Archi e Montazzoli. Tra le loro proposte, il Trebbiano d’Abruzzo Nanda – che evoca il soprannome della nonna – viene realizzato con tre giorni di macerazione sulle bucce in vasca aperta, affinato prima in acciaio e successivamente un anno in bottiglia. Naturali fin nelle pratiche di comunicazione – piantando nella terra il loro biglietto da visita si può assistere alla nascita di un nuovo fiore – al vino affiancano la passione per i tartufi, che raccolgono con la complicità di Onda, la cagnetta felice che li accompagna nei campi. Andandoli a trovare nella sede lancianese, gli amanti degli spirits potranno deliziarsi anche con un assaggio di autoctono vermut realizzato con oltre sedici erbe aromatiche e vino Cerasuolo d’Abruzzo.

Si specchiano invece davanti all’Adriatico selvaggio di dannunziana memoria i vigneti impiantati tra le contrade San Lorenzo e San Donato a Ortona, che David Seccia ha recuperato dalla disponibilità del nonno dando origine all’azienda Pistis Sophia, nome derivante dai termini greci fede e conoscenza. Presente nello spazio di Spina Wine Celler, progetto di ricerca e selezione di referenze nazionali ed europee affinate in un antico frantoio ipogeo all’interno del parco rurale della Masseria Spina Resort di Monopoli (BA), tra le diverse etichette ha proposto per l’assaggio una gioiosa bollicina nata da un blend di Pinot Grigio e Pergolone e l’altrettanto beverino Tm2, assemblaggio di Trebbiano d’Abruzzo, Moscato e Malvasia definito simpaticamente dallo stesso titolare come un insolito tè alla pesca.
Volgendo lo sguardo altrove, particolari emozioni ci hanno procurato gli assaggi di Erbaluce di Caluso DOCG proposti da Ilaria Salvetti – arrivata in terra di Puglia con camper e famiglia al seguito, è rimasta letteralmente stregata dalla bellezza dell’Abruzzo montano osservato lungo la Strada dei Parchi e successivamente della Costa dei Trabocchi, come ci ha confidato lei stessa – sia nella versione passito, di straordinaria intensità e delicatezza, sia nel Metodo Classico.

A proposito di bollicine, di grande eleganza abbiamo trovato anche Luce, Pas Dosé da Pinot Nero in purezza con oltre settanta mesi di affinamento sui lieviti, realizzato interamente in sede propria dall’azienda agricola Torrazzetta di Borgo Priolo in Oltrepò Pavese. Così come il Pecorino Donna Orgilla Offida DOCG dell’azienda agricola biologica Fiorano di Cossignano (AP), nelle Marche, fondata nel 1993 da Antonio e Adriana insieme alle figlie Paola e Alessandra e al genero Paolo. Viene realizzato con una breve macerazione sulle bucce, maturando poi in vasca d’acciaio per sei-otto mesi. Oltre ad un naso profumato di fiori ed erbe aromatiche, si caratterizza per una spiccata e piacevole sapidità che invoglia continuamente al sorso. Alla larga amanti di frutti tropicali e fragranze esotiche.
Infine, molto puliti e definiti ci sono risultati i vini della bodega modular La del Terreno realizzati dalla vinatera artesana Julia Casado nella regione di Murcia, su terreni compresi nel Parco regionale de la Sierra de Lavia. Il nome dell’azienda prende origine dal modo che hanno i contadini del luogo di riferirsi all’uva locale più diffusa chiamata Monastrell, che Julia propone in purezza nell’etichetta La Cañada del Jinete, con uve provenienti da un vecchio vigneto di montagna di oltre quarant’anni, e nell’altro rosso chiamato La del Terreno, dove invece aggiunge una piccola percentuale di varietà locali come la Garnacha. Benché di tenore alcolico elevato, altrettanto gradevoli sono risultati i due vini della linea Ninja de las Uvas, vale a dire l’orange da 100% Macabeu affinato nove mesi in barrique di rovere francese e il rosso da 100% Garnacha che nello stesso contenitore ci resta a dimora undici mesi.

Al di là della qualità dei banchi d’assaggio, quello che rende Evoluzione Naturale un evento al quale è piacevole concedersi è il senso di comunità che trasmette sia ai visitatori, sia agli espositori, grazie anche al momento fuori salone che lo precede – con la presentazione di alcune cantine in diversi locali del centro storico, decorato in questo periodo con le luminarie in onore di San Ciro patrono della città, le cui celebrazioni toccheranno l’apice il prossimo venerdì 31 gennaio con lo svolgimento della solenne processione e l’accensione della gigantesca e caratteristica Foc’ra – e soprattutto alla festa finale dove tra musica, abbracci e brindisi collettivi darsi appuntamento per un arrivederci al prossimo anno sempre nel segno di un ritorno alla terra che sa di futuro.








