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Home Articoli Recenti

Aria Food, l’appello dei ristoratori all’Anci e ai sindaci abruzzesi

by Redazione Teramo
31 Marzo 2021
in Articoli Recenti, Le Vie del Gusto
Associazione ARiA: Covid-19, con i giusti passi la ristorazione abruzzese ne uscirà migliorata

Valerio Di Mattia, presidente di ARiA, associazione dei ristoratori d'Abruzzo

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ALBA ADRIATICA – Il presidente di ARiA Food, Valerio Di Mattia, lancia un appello all’Anci e ai sindaci abruzzesi a distanza di un anno dopo il primo lockdown, chiedendo un riequilibrio della normativa che regola le chiusure e le aperture delle attività di ristorazione, di fronte alla crisi provocata dalla situazione pandemica.

Valerio Di Mattia, presidente di ARiA, associazione dei ristoratori d'Abruzzo
Valerio Di Mattia, presidente di ARiA, associazione dei ristoratori d’Abruzzo

«Ad un anno dal primo lockdown emerge in maniera netta come i provvedimenti di restrizione adottati per far fronte alla crisi pandemica abbiano avuto effetti devastanti sul comparto economico della ristorazione pur non riuscendo a risolvere le problematiche sanitarie in corso», scrive Di Mattia, «Le reiterate chiusure e l’inattività prolungata al quale viene costretto il comparto imprenditoriale hanno letteralmente affossato le economie del primo settore economico abruzzese per capacità di impiego. Viene condannata ad un crollo certo la principale economia del territorio amministrativo oltremodo ramificata, partecipata da decine di migliaia di famiglie, capace di garantire una estesa stabilità socio-economica essendo stabilmente collegata ad un vasto indotto produttivo e di servizi anch’esso messo in crisi per i medesimi motivi. Siamo dunque giunti al cospetto di una crisi di sistema estesissima, pericolosa e mai paventata dal dopoguerra ad oggi.

Ci rivolgiamo all’Anci, al mondo delle Amministrazioni comunali, ai Sindaci della Regione Abruzzo nella consapevolezza di come si abbia ormai piena coscienza che le norme relative alla ristorazione, emanate attraverso una serie infinita di dpcm, risultino oltremodo penalizzanti e per diversi motivi controproducenti e contraddittorie. Il meccanismo di chiusura/apertura in zona gialla penalizza le imprese della ristorazione tradizionale, già riconvertite ai principi della tutela sanitaria. In zona arancione le aziende riconvertite vengono sottoposte ad un rigido blocco, mentre nel periodo delle riaperture esse si trovano di fronte ad uno scenario confuso, ove molto spesso le condizioni di lavoro borderline incompatibili ai dettami della sicurezza epidemiologica (tipo Movida), pur rappresentando un esiguo segmento del comparto, determinano le scelte di ritorno immediato al blocco. Anche in questo caso la ristorazione tradizionale sconta la reiterazione della chiusura pena l’appartenenza ad un comparto unico e indistinto. La normativa non è aderente alla realtà delle cose, è carente rispetto alle necessità sanitarie ed è incapace di garantire le economie fondamentali della ristorazione presenti ed oltremodo diffuse sul territorio.

Per questi ed altri motivi abbiamo chiesto un riequilibrio della normativa, avanzando proposte concrete ed utili a superare il momento drammatico, ripristinando le attività lavorative e collegandole ad un chiaro quadro giuridico finalizzato alla sicurezza sanitaria. Appare doveroso oggi partecipare ad una comune riflessione per restituire fiducia a centinaia di migliaia di famiglie in Italia e nella nostra Regione, i cui destini prossimi vengono ormai drammaticamente collocati nelle condizioni della precarietà sociale. Non possiamo permettere che ciò avvenga, evitando di far nascere attraverso un lavoro comune sistemi di contenimento del virus realmente efficaci e in equilibrio con i diritti costituzionali garantiti ai cittadini, tra i quali i diritti economici e il diritto al lavoro. Chiediamo che l’Anci sieda al fianco dei cittadini ristoratori garantendo il proprio prezioso contributo volto a ripristinare la salvezza delle economie del comparto e la sicurezza sanitaria quali diritti fondamentali delle nostre comunità».

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