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Home Le Vie della Natura

Signori, in carrozza!

by Redazione
30 Gennaio 2014
in Le Vie della Natura, Servizi
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testo Ivan Masciovecchio / foto Luca Del Monaco – Valentina De Santis

In viaggio sulla Transiberiana d’Italia attraverso gli Appennini tra Abruzzo e Molise, alla scoperta di un territorio incantevole e di naturale bellezza che non vuole arrendersi ad un futuro di oblio 

Vengono definiti rami secchi, ma qui la natura matrigna non c’entra niente. Come lettera scarlatta, il marchio d’infamia viene attribuito a quelle linee ferroviarie ritenute non più produttive e per questo destinate ad una lenta ed inesorabile dismissione. Sebbene da circa tre anni i poco illuminati vertici di Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana abbiano deciso di chiuderla definitivamente al trasporto di linea, la gloriosa Sulmona-Carpinone – capolavoro di ingegneria ferroviaria inaugurata nel 1892 e meglio conosciuta come la Transiberiana d’Italia – non vuole arrendersi a questo triste e solitario destino, tale e tanta è la bellezza in grado di regalare lungo il suo straordinario percorso agli occhi incantati del viaggiatore curioso. Centotrenta chilometri di strada ferrata, quasi mille metri di dislivello, cinquantotto gallerie, centotre opere d’arte principali tra ponti e viadotti, trecentosettantaquattro opere d’arte minori tra acquedotti, ponticelli, paravalanghe e cavalcavia, ventuno stazioni tra cui quella di Rivisondoli-Pescocostanzo, la più alta della rete dopo quella del Brennero con i suoi 1.268,82 metri di altitudine; numeri imponenti che uniti ad un panorama puro e mutevole da togliere il fiato, ne fanno senza dubbio una delle linee ferroviarie più belle ed affascinanti dell’intera Penisola.
Seppur per finalità esclusivamente turistiche, grazie all’infaticabile lavoro delle associazioni Transita e Le Rotaie Molise, da marzo 2012 i treni hanno ripreso a colorare di vita quel binario unico a torto considerato morto, collegando periodicamente l’Abruzzo peligno con l’alto Molise (e viceversa) grazie a dei convogli speciali allestiti per l’occasione e battezzati con nomi diversi a seconda delle caratteristiche dell’itinerario. Tutti viaggi unici e sorprendenti, organizzati cercando di valorizzare di volta in volta la grande bellezza offerta dai territori circostanti, prevedendo soste e visite guidate nei borghi più caratteristici, degustazioni a bordo di prodotti tipici, il coinvolgimento di artigiani locali, musica e convivialità. E che finora, negli oltre venti tour già realizzati, hanno fatto registrare sempre clamorosi sold out.

lucadel-monaco_trasiberiana

«Ai partecipanti cerchiamo di far capire che questo non deve essere considerato come un semplice viaggio – ci racconta Valentina Russo di Transita, mentre Il treno di Celestino si avvia dalla stazione di Sulmona con destinazione Isernia, sostando poi al ritorno a Palena – . Più che la meta è importante sentirsi parte della storia di questa tratta, riappropriandosi dei luoghi e dello spazio attorno a noi, riscoprendo il senso di comunità che il viaggiare insieme porta con sé».
Il percorso sinuoso e serpeggiante lambisce la fitta vegetazione della Riserva Naturale Regionale Monte Genzana e Alto Gizio, incastonata tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Majella, aggirando l’antichissimo borgo di Pettorano sul Gizio sorvegliato dalla bellissima torre pentagonale in pietra del Castello Cantelmo dell’XI secolo. L’ascesa lungo le trincee scavate nel ventre del Colle Mitra è una delle più ardite, raggiungendo una pendenza massima del 3%. Lo spettacolo della conca peligna ai nostri piedi e della solennità del Corno Grande è di quelli che non si dimenticano.
Pacentro con le sue caratteristiche torri ci sorprende da lontano prima di addentrarci nelle faggete del Parco Nazionale della Majella, toccando le stazioni di Cansano, Campo di Giove e, soprattutto, Palena, impiantata ad oltre 1.200 metri di quota, tra i boschi del Monte Porrara ed il Valico della Forchetta che guarda a sud verso Napoli. E’ immersa nel magnifico altopiano del Quarto Santa Chiara, uno dei più vasti sistemi carsici dell’Appennino e Riserva naturale dal 1982. Nel periodo del disgelo, attraverso l’inghiottitoio di Capo La Vera, le acque filtrano nel terreno dando origine, al di là della montagna, alle sorgenti dell’Aventino. Pecore al pascolo, volpi solitarie e rapaci volteggianti sono le immagini di una natura che si riprende i propri spazi, alle quali il nostro sguardo non è più abituato, ingrigito e chiuso nella cosiddetta modernità che ne delimita l’orizzonte.
Usciti dal territorio del parco, la stazione di Rivisondoli-Pescocostanzo ci accoglie avvolta da impalcature. Oltre ad essere la più alta d’Italia dopo quella del Brennero, come già ricordato, è nota anche per essere stata immortalata nel film “Straziami ma di baci saziami” di Dino Risi. Peccato che nella pellicola Rivisondoli diventi il paese immaginario di Sacrofante Marche.

lucadelmonaco_trasiberiana1Raggiunto il punto più alto della tratta, dopo aver attraversato Roccaraso con i suoi impianti sportivi e S. Ilario del Sangro, nei tempi addietro importante stazione di servizio per il rifornimento d’acqua dei treni a vapore, il percorso declina dolcemente lungo il crinale del Monte Spinorotondo per toccare prima Alfedena, porta meridionale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, sede di un importante museo archeologico ricco di reperti della civiltà sannitica, e successivamente Castel di Sangro, luogo di nascita del pittore Teofilo Patini, uno dei maggiori interpreti della seconda metà dell’Ottocento italiano. Tra le due località, accanto alla stazione di Montenero Valcocchiara, un edificio ormai abbandonato ricorda i tempi in cui tra il 1920 ed il 1930 si produceva la Birra d’Abruzzo, prima che la Peroni assorbisse e smantellasse gli impianti nel 1936, togliendo di fatto dal mercato un potenziale concorrente.
Passata la galleria di Monte Pagano, la più lunga del tracciato con i suoi oltre tre chilometri, si entra in territorio molisano. Qui le ampie aperture dei paesaggi d’Abruzzo lasciano il posto ad una natura più selvaggia e avvolgente, comunque splendida, arrivando a lambire le Riserve naturali di Collemeluccio e Montedimezzo con i loro boschi di abete bianco e faggio. Lungo gli ultimi chilometri, alcuni merletti rocciosi ci sorprendono sopra Vastogirardi; bellissimo si presenta l’attraversamento del centro abitato di Carovilli, con le sue case in pietra aggrappate ad uno sperone roccioso ed alcune donne affacciate ai balconi; sul tratturo nella zona di Pescolanciano le capre si mescolano alle pecore. Isernia è ormai alle porte, ma le meraviglie non sono finite; ci aspetta ancora il viaggio di ritorno. Altro giro, altra corsa, altra ricerca all’interno di sé. Suoni, silenzi, immagini, luoghi ed altre storie si rinnoveranno continuamente sotto i nostri occhi, testimonianze del fascino straordinario di queste terre di mezzo e di questo treno che le attraversa con pudore.
Un treno che, in definitiva, rappresenta anche una straordinaria opportunità per riscrivere il finale di una storia in cui a prevalere non siano uomini aridi e privi di lungimiranza, ma le giuste rivendicazioni di un territorio consapevole delle proprie potenzialità e della propria inestimabile bellezza.

 

Tags: abruzzomolisetransiberianaviaggio
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