testo di Ivan Masciovecchio.
Una piccola farfalla bianca che ci fa compagnia nell’attesa, posandosi continuamente su di noi. L’ascolto del suono generato dalla natura che ci circonda. Il sapore delle erbe selvatiche che arricchiscono di colori e biodiversità i prati d’Abruzzo. Il profumo della terra diffuso da un piccolo alito di vento al calar del sole. E poi le note di piano solo (e violoncello) a pacificare i tumulti del cuore, amplificate da tanta meraviglia. La magia che si rinnova.

Dopo i live di Elina Duni & Rob Luft al Castello di Barisciano, della musicista Camilla Sparksss sul crinale tratturale di Collepietro, dell’arpista Eve Matin alla Chiesa di Santo Stefano a Tornimparte, di Iosonouncane alla Forca di Castiglione, sempre nel comune di Tornimparte, e di Erica Mou nello spazio antistante la Chiesa di San Clemente nella Valle del Vasto sul versante meridionale del Gran Sasso d’Italia, il concerto al tramonto del cantautore Motta – una delle voci più riconoscibili della scena italiana contemporanea, qui presente nella sua versione più intima ed essenziale con un emozionale mix di tensione emotiva ed energia rock per voce, parole, corpo, suono –, ospitato nell’ampio scenario del Piano di Fugno, a oltre 1400 metri di quota, è stata l’ennesima perla regalata da Paesaggi Sonori, la rassegna nata dalla fantasia degli abruzzesi Massimo Stringini e Flavia Massimo con l’intento di valorizzare e promuovere le meraviglie naturalistiche e culturali regionali attraverso le proprie comuni passioni per la musica, l’arte e l’ambiente, proponendo concerti crepuscolari all’interno di contesti unici, da raggiungere esclusivamente a piedi o con mezzi sostenibili, prima che il cielo risplenda solo della luce delle stelle.
Superato il traguardo dei dieci anni, questa undicesima edizione è nata sotto il simbolo del delta Δ. Sinonimo di trasformazione, confluenza, mescolanza, dove elementi diversi si incontrano per generare nuove forme, «ci piace pensare che anche Paesaggi Sonori sia questo: un progetto che cambia insieme ai luoghi che attraversa, agli artisti che lo abitano e alle persone che lo rendono possibile. In sostanza Δ11 è un invito a rimanere in ascolto del cambiamento», dichiarano gli stessi organizzatori. E l’appuntamento con Motta, che da semplice spettatore ad un concerto di qualche anno fa si è innamorato follemente dell’iniziativa tanto da voler essere presente sul palco, praticamente autoinvitandosi, come ha simpaticamente ammesso lui stesso durante i suoi diversi dialoghi col numeroso pubblico presente, ha reso evidente e tangibile tutto questo, preceduto da due camminate esperienziali che hanno avuto il merito di restituire il senso più vero e profondo del festival.

In compagnia del pescarese Alessandro Di Tizio, studi di etnobotanica all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, già forager e componente del Centro Ricerca e Sviluppo del ristorante Tre stelle Michelin Mirazur di Mentone, attualmente divulgatore e scrittore, con un libro appena pubblicato (Il mondo delle erbe selvatiche. Tornare a riconoscerle, raccoglierle e usarle in cucina) per Slow Food Editore con le fotografie di Matteo Carassale, si ha avuto l’occasione di osservare il paesaggio con sensibilità e occhi nuovi, riflettere sul valore delle erbe spontanee, sulla sostenibilità e sul rapporto tra natura, cultura e benessere. Con Balandino Di Donato, invece, docente di Audio Interattivo all’Edinburgh Napier University, ci si è immersi in una passeggiata dedicata all’ascolto dell’ambiente del Piano di Fugno rivelatosi inaspettatamente un autentico auditorium a cielo aperto.
A chiudere il cerchio, gli spazi espositivi con i tessuti in fibre naturali de L’Arcolaio di Teramo e la kombucha agricola e artigianale di Orti Geometrici di Pescara, la bevanda analcolica a base di tè fermentato realizzata con botaniche coltivate in azienda, dall’elicriso alla salvia sclarea fino al fico e alla rapa rossa. Davvero una immersione totale in quel mondo a parte dove incontrarsi per riconoscersi tra simili, condividendo del tempo che passa la felicità.

Gli ultimi due concerti di Paesaggi Sonori 2026 saranno entrambi ospitati tra i resti archeologici dell’antica città di Peltuinum ancora visibili lungo il Tratturo Magno, sull’Altopiano di Navelli, tra i comuni di Prata d’Ansidonia e San Pio delle Camere, con il live al tramonto del compositore e pianista Luca Longobardi in dialogo con Halo Expeditions, il progetto di Mandalaki che porta la luce fuori dallo spazio espositivo e la inserisce nel paesaggio, in programma la prossima domenica 9 agosto a partire dalle ore 18.30. L’apertura sarà affidata a OORA, progetto dell’artista italiano Federico Chiesa, che costruisce paesaggi elettronici lenti e cinematici attraverso sintesi analogica, minimalismo melodico e tensione emotiva. Il closing act, infine, sarà affidato a Coquinati, producer e performer italiano di base a Berlino, co-fondatore e direttore artistico di Live Elettronica. Al centro della sua ricerca, sintetizzatori modulari e live set che attraversano techno, ambient, hip-hop sperimentale ed elettronica d’improvvisazione.
Il giorno seguente, lunedì 10 agosto, alle ore 18, le rovine vestine di Peltuinum accoglieranno l’unica data del centro-sud Italia di Anna Von Hausswolff, una delle voci più radicali e magnetiche della musica contemporanea. In Abruzzo presenterà l’album rivelazione del momento Iconoclast, per un live viscerale tra noise, spiritualità e tensione estatica. Biglietti per entrambi i concerti in vendita sul circuito ciaotickets. Al di là della musica, il consiglio che ci sentiamo di dare è sempre lo stesso: sciogliete i lacci del cuore, allacciate quelli degli scarponi e lasciatevi attraversare da questi Paesaggi Sonori per ritrovare il senso profondo dello stare insieme e del sentirsi parte di una comunità di anime belle.








