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Home Articoli Recenti

Alta Langa Roma, a Palazzo Brancaccio la terza edizione dedicata alle Alte Bollicine Piemontesi

by ivan masciovecchio
14 Maggio 2026
in Articoli Recenti, Le Vie del Gusto, Primo Piano, Servizi
Alta Langa Roma, a Palazzo Brancaccio la terza edizione dedicata alle Alte Bollicine Piemontesi

Ingresso ad Alta Langa Roma (ph. Ivan Masciovecchio)

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testo di Ivan Masciovecchio.

Accolti negli eleganti ambienti dello Spazio Field di Palazzo Brancaccio, lo scorso lunedì 11 maggio circa cinquanta produttori associati hanno animato la terza edizione di Alta Langa Roma, l’evento B2B dedicato agli spumanti Alta Langa DOCG. L’appuntamento romano, unica grande degustazione nazionale per le Alte Bollicine Piemontesi prevista dal consorzio per il 2026, ha offerto la possibilità di una immersione totale nell’universo produttivo di questa autentica eccellenza nazionale che raccoglie l’eredità e prosegue la tradizione del primo Metodo Classico d’Italia, nato proprio in Piemonte alla metà del 1800, proponendo in degustazione ai banchi d’assaggio oltre 150 etichette tra bianchi, rosati e riserve nelle versioni Brut, Extra Brut e Pas Dosé.

Ingresso ad Alta Langa Roma (ph. Ivan Masciovecchio)

Prodotte a partire da uve Pinot Nero e Chardonnay vinificate in purezza o in blend con percentuali variabili (è consentito l’utilizzo di altri vitigni non aromatici autorizzati alla coltivazione in regione nella misura massima del 10%), le bollicine Alta Langa DOCG prevedono un periodo minimo di affinamento in bottiglia sui lieviti di almeno 30 mesi, capace di esaltare il prodotto restituendo complessità ed eleganza. Caratteristica distintiva degli spumanti è quella di essere esclusivamente millesimati, cioè frutto di un’unica vendemmia, riportando sempre in bottiglia l’anno della raccolta delle uve. Attualmente se ne producono più di tre milioni di esemplari, per un totale di circa cento aziende coinvolte.

Ottenuta la DOC nel 2002 e la DOCG nel 2011 (ma riconosciuta retroattivamente fino alla vendemmia 2008), gli spumanti Alta Langa esprimono fin dal nome un rapporto viscerale con il proprio territorio, con la viticoltura inserita in un contesto di biodiversità straordinariamente ricco sia dal punto di vista vegetale – tra boschi, noccioleti e pascoli –, sia faunistico. Raccontano del ritorno dell’uomo nelle poverissime terre della malora narrate da Beppe Fenoglio, dove fino agli anni Settanta del Novecento non c’era neanche l’acqua corrente nelle case.

L’installazione Onde (ph. Ivan Masciovecchio)

I circa 500 ettari complessivi di vigneto – plasticamente riprodotti dalla suggestiva installazione chiamata Onde esposta in fondo alla sala degustazione, che riprende fedelmente le curve di livello dell’areale attraverso una composizione di sottili strati in legno sovrapposti e verniciati nella distintiva tonalità giallo-oro – sono dislocati nella fascia collinare (al di sopra dei 250 metri) del basso Piemonte, alla destra del fiume Tanaro, comprendendo ben 149 comuni delle province di Asti, Alessandria e Cuneo.

Tra questi, Canelli (AT) assurge a ruolo di capitale designata grazie alle sue spettacolari cattedrali sotterranee, un monumentale intreccio di tunnel e gallerie scavati tra il XVI e il XIX secolo nel tufo di queste colline, dal 2014 riconosciuto dall’Unesco patrimonio mondiale dell’umanità dove, stipate per chilometri tra maestose sale con volte dai mattoni a vista e stretti passaggi, migliaia di bottiglie affinano nel silenzio e nell’oscurità.

Dalle sfumature cromatiche oscillanti tra il giallo paglierino e l’oro intenso, fino al rosa pesca per i rosé, all’esplosione di aromi di frutta bianca, agrumi e crosta di pane – esaltati anche dall’originale calice istituzionale chiamato Terra che, tra le altre caratteristiche, ha il merito di non consentire il movimento di roteazione che spesso si fa a sproposito, come nel caso appunto dei vini spumante –, nel complesso di una qualità diffusa variamente percepita, di seguito riportiamo una piccola selezione degli assaggi che ci hanno particolarmente entusiasmato, a cominciare dal Rosé Clara 2021 di Anna Maria Abbona, Pinot Nero in purezza con vigneto piantato ad anfiteatro ad oltre 600 metri di quota. Acidità, eleganza e cremosità per un Extra Brut di grande profondità, descritto come fruttato, setoso e gastronomico dalla guida Slow Wine 2026 di Slow Food, che premia la cantina con il massimo riconoscimento della Chiocciola.

Anche il Rosé Brut 2020 della cantina La Torre di Castel Rocchero colpisce per le sue note di spezie supportate da un sorso sapido e diretto. Idealmente connessa con l’Abruzzo, il nome dell’azienda fa riferimento alla torre vinaria progettata e costruita tra il 1953 e il 1956 da Emilio Sernagiotto, antico luogo  di produzione sospeso nel tempo, oggi utilizzato per l’affinamento dei vini rossi Barbera, Dolcetto e Nebbiolo. È lo stesso enologo pavese che nel 1958 ne realizzerà una simile per la Cantina Frentana di Rocca San Giovanni, restaurata nel 2014 per essere destinata a sala esperienziale (leggi QUI per saperne di più) dove ospitare eventi e degustazioni godendo di una vista impareggiabile dagli Appennini all’Adriatico.

Le etichette con il lupo della cantina Pianbello (ph. Ivan Masciovecchio)

Anche il segno grafico di un lupo che ulula alla luna impresso sulle etichette degli spumanti della cantina Pianbello rimanda sentimentalmente e naturalmente all’Abruzzo e ad uno dei suoi animali simbolo. Nella realtà il riferimento è solo geografico, legato al Rio dei Lupi che scorre non lontano dall’azienda, ma anche al nome latino del paese di Loazzolo (Lupatiolum) dove c’è la sede, vale a dire luogo dove si aggirano i lupi. Passando ai vini, il Pas Dosé Orme 2021 (Blanc de Noirs da uve Pinot Nero), insieme al Brut Pianbé 2020 (blend con un 20% di Chardonnay) e al Rosé Brut Pianbé 2021 (100% Pinot Nero), ci hanno stupito per freschezza diffusa e attitudine gastronomica.

Un tripudio di scorza di agrumi, nocciole tostate e miele ha regalato al naso il Blanc de Blancs 655 Brut 2021 di Agricola Brandini, Chardonnay in purezza – tipologia non molto frequente in Alta Langa  ma con la quale sempre più vignaioli cominciano a cimentarsi – affilato e fragrante, di intensa persistenza e finale secco, dove il numero in etichetta rappresenta l’altitudine dei vigneti allevati in  regime biologico e agricoltura sostenibile. Chiudiamo il breve elenco con il Bera Blanc 2021 della cantina Bera, un Extra Brut armonioso e minerale che dà corpo alla purezza dello Chardonnay, secondo millesimo prodotto dall’azienda; e con la Riserva Special Cuvée Pas Dosé 2016 di Contratto, un Metodo Classico nato dalle più pregiate uve di Pinot Nero (90%) e Chardonnay (10%), con le prime che affinano in acciaio per circa nove mesi, mentre le altre riposano circa sette mesi in botti di rovere francese usate. Il risultato è uno spumante che conquista fin dal primo sorso, dalla personalità decisa e caratterizzato da un finale ampio e vellutato, Top Wine per la guida Slow Wine 2026.

Il cocktail Torino Royal (ph. Ivan Masciovecchio)

Menzione a parte per il cocktail Torino Royal firmato da Christian Comparone, bar manager del Baylon Cocktail Bar&Bistrot all’interno del prestigioso Palazzo Ripetta a Roma. Offerto in degustazione al Bubble Bar allestito a Palazzo Brancaccio, il drink nasce come interpretazione contemporanea del Piemonte mettendo in dialogo alcune delle sue espressioni più identitarie: l’Alta Langa DOCG, il Vermut Rosso di Torino IGP e il Rosolio di Torino, insieme al Frangelico, memoria liquida della nocciola piemontese. Il risultato è un aperitivo di grande bevibilità in perfetto equilibrio tra dolce e amaro, rotondo, vibrante, in grado di valorizzare le caratteristiche distintive delle Alte Bollicine Piemontesi e di raccontarne la versatilità anche nel mondo della miscelazione.

Tags: abruzzoalta langa docgcantina frentanatorre vinariavini spumante
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