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Home Articoli Recenti

Nel cuore del Tirino

by Roberta Bellantuono
24 Maggio 2018
in Articoli Recenti, Le Vie della Natura
Nel cuore del Tirino
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Testo di Roberta Bellantuono Foto di Cooperativa Il Bosso

«L’ambiente è paragonabile all’ombra e l’essere vivente al corpo. Come senza il corpo non c’è ombra, così senza essere vivente non c’è ambiente. Inoltre, l’essere vivente è formato dall’ambiente».

Noi siamo l’ambiente che viviamo. Così scrive nella lettera ‘Sui presagi’ un noto monaco buddista della metà del 1200, Nichiren Daishonin, spiegando che non c’è nessuna differenza fra noi e l’ambiente che viviamo e che cambiando noi, muta anche ciò che ci circonda. E’ proprio questa la sensazione che si respira quando, svoltando verso Bussi sul Tirino, ci s’imbatte nell’insegna del Centro Visite Fiume Tirino, gestito dalla cooperativa sociale ‘Il Bosso’, che si occupa dal 1999 di animare la sensibilità ecologica e di accrescere la divulgazione scientifica attraverso la proposta di diverse iniziative da svolgere sul fiume. Il corso del Tirino, limpido e dalle acque cristalline, evoca emozioni di empatica simbiosi con la natura, di perfetto connubio e sinergia fra l’essere umano e l’ambiente che lo circonda.

tirino 3.1

Mentre aspettiamo il nostro turno, ci fermiamo nel Centro, per capire cosa cercano di spiegarci gli abitanti del posto mediante la costruzione di questo edificio. Sembra, infatti, che vogliano valorizzare il fiume attraverso la conoscenza e l’esperienza: da qui l’idea della cooperativa di far nascere un laboratorio didattico, dotato di particolari strumenti per nutrire la sensibilità degli studenti in visita, attraverso differenti stazioni di osservazione e la ricostruzione di due acquari, che consentono di comprendere quale sia l’ecosistema fluviale e la sua biologia. Il Centro Visite della cooperativa ‘Il Bosso’, leggiamo, è stato pensato come punto informativo del Parco e centro di raccolta dei visitatori, per prenotazioni, conferenze e approfondimenti bibliografici e tutto per mantenere vivo l’interesse su questa porzione d’Italia e d’Abruzzo ancora così selvaggia. Ogni cosa parla dell’amore verso il fiume Tirino, elemento naturale dinamico, forte nella sua maestosità ma fragile e soggetto alla mano inquinante dell’uomo. Ci chiamano, è il nostro turno.

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Se è vero, come sostiene Lao Tzu, che un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo, decidiamo di imbarcarci in questa spedizione, che ci vede alle prese con una canoa e delle pagaie per iniziare la traversata verso la sorgente di Capo d’Acqua. Il tempo sembra fermarsi, appena salutiamo la riva, le stesse pagaie creano cerchi perfetti ed eleganti nell’acqua, la canoa diventa parte del fiume, quasi un suo ramo silenzioso. Ad accompagnarci, c’è una guida sicura, nonostante la giovane età e con lui, scambiamo poche parole, quelle necessarie per capire cosa stiamo facendo, senza voler sapere a tutti i costi dove stiamo andando. Questo ragazzo ama profondamente la sua terra e con essa, il Tirino, lo immagino come un antico guerriero protettore del fiume e ci spiega che il corso d’acqua è alimentato da tre fonti, una a Capo d’Acqua, l’altra a Presciano, entrambe provenienti da quel monumento naturale che è il Gran Sasso e dal piccolo Lago sotto Capestrano. Il nostro accompagnatore preleva dall’acqua dei ciuffi di una piantina che c’invita ad assaggiare: è la Apium nodiflorum, anche detta sedanina d’acqua, dalle proprietà diuretiche e decongestionanti. Lo sguardo va alla flora che costeggia il fiume e che separa la terra dall’acqua, aiutando a distinguerla, ci indicano salici bianchi, stupendi pioppi neri e i rari salici cinerini e la Pragmites Australis,  la cannuccia di palude.

Ci lascia del tempo per pensare, questo silenzio che s’instaura all’improvviso fra noi e lui, mentre, bagnati dal sole, osserviamo una ‘polla d’acqua’, queste piccole micro sorgenti che sembrano nascere dal cuore del fiume e danno solo un poco di movimento al nostro calmo andare. La guida si ferma in un angolo dove il fiume sembra essere ancora più limpido e verde rispetto alle zone precedenti e ci invita a scendere in acqua, per un tuffo, non prima di averci spiegato che la temperatura si aggira intorno ai 10 gradi. Infilo il piede nell’acqua e una sensazione di gelo profondo mi accoglie, come avevo provato solo nelle fredde acque marine della Croazia e del Montenegro, in quelle zone, peraltro, con fondali rocciosi e profondi. La sensazione di freddo e non di fresco m’impedisce di continuare, penso che dovrei immergermi subito e in fretta, senza passare per diversi gradi di sensazione, altrimenti sento di non farcela. Infatti, decido di tuffarmi e d’immergere le gambe insieme e istantaneamente e si rivela la scelta più adatta: ho l’impressione di essere in una corrente ghiacciata, provo un leggero bruciore che si trasforma in una sensazione di solletico, benefico comunque, cammino e sento sotto i piedi tappeti di sedanina, mi accoglie, mi solletica i piedi. Decido di salire nuovamente sulla canoa, la gioia del corpo che si libera dal freddo per tornare alla temperatura calda dell’aria mi stupisce e stordisce allo stesso tempo, mi sento rinfrescata e ristorata dal fiume, questa immersione è un profondo abbraccio che il Tirino dedica ai suoi devoti appassionati, la natura, in tutta la sua verità, si rivela attraverso i sensi del corpo per creare benessere e sollievo.

tirino 3.2

Ripartiamo, silenziosi, perché ancora stupiti da quello che abbiamo vissuto, ma la nostra guida c’invita subito all’attenzione, perché qualcosa si muove vicino l’acqua: è zona di nidi per la ballerina gialla, la gallinella d’acqua e il merlo acquaiolo. Se stiamo attenti, ci spiega, possiamo notare un porciglione o un Alcedo atthis, che amano nidificare lì e dentro di me, penso che mi piacerebbe davvero osservare un martin pescatore, con il piumaggio azzurro e verde e il suo caratteristico tuffo. La guida continua indicando i salici secolari, c’informa che lì ci sono le garzaie, dove abitano gli aironi cenerini e ci chiede se vogliamo fermarci un momento, solo il tempo di capire se riusciamo a scorgerne uno. Poco dopo, qualcosa si alza in volo, apre le sue grandi ali e vola via, non riusciamo a riconoscerla, può essere un airone ma anche un’albanella reale, che, dicono, usa questa zona come sito di svernamento. Percorriamo il tragitto a ritroso, per tornare al campo base. Mentre all’andata abbiamo impiegato energia per proseguire, il ritorno sembra una discesa più veloce e sinuosa, un diverso andare, libero e sciolto. Adesso, c’è solo da assaporare l’odore dell’acqua, delle sue piante, perché i profumi diventano più persistenti quando il moto è spedito e per il resto, bisogna unicamente affidarsi, perché è il fiume che comanda, l’importante è lasciarsi guidare e abbandonarsi al suo corso. E’, forse, il momento più emozionante, quello in cui si assapora la velocità della corrente, percepita in maniera nitida quando si è in canoa. Tutto è chiaro: la direzione da seguire, la sensazione dell’acqua sulla pelle, la via del ritorno profumata di piante e popolata da altri che, come noi, iniziano questa esperienza nella meraviglia del verde. Torniamo a riva, con la sensazione di aver dialogato con la natura. Proprio come Hermann Hesse scrive in Siddharta:

«Serenamente contemplava la corrente del fiume; mai un’acqua gli era tanto piaciuta come questa, mai aveva sentito così forti e così belli la voce e il significato dell’acqua che passa. Gli pareva che il fiume avesse qualcosa di speciale da dirgli, qualcosa ch’egli non sapeva ancora, qualcosa che aspettava proprio lui.»

Tags: bussi sul tirinoexperiencefiumele vie della natura
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