25 giugno 2019

La Riserva Naturale Monte Genzana Alto Gizio, prezioso connubio tra cultura e natura.


il Castello Cantelmo (IX-X sec)

il Castello Cantelmo (IX-X sec)

Ambienti naturali assai diversi, che custodiscono un elevato patrimonio floristico e faunistico, a rappresentare tutti i piani bioclimatici dell’Appennino centrale, dal collinare all’alpino. Con un’estensione di 3164 ettari, la Riserva Naturale Regionale Monte Genzana Alto Gizio è la più grande d’Abruzzo, istituita principalmente per salvaguardare un territorio di grande interesse naturalistico collocato tra il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale della Majella. È qui che l’escursionista può apprezzare gli ambienti fluviali del fiume Gizio e del torrente Riaccio, i boschi termofili di Roverella e Carpino nero del piano collinare, la faggeta sul piano montano (spesso accompagnata da tassi ed aceri), gli arbusteti prostrati sul piano subalpino e le praterie culminali sul piano alpino; le rupi e i pascoli di alta quota rappresentano le aree più peculiari della Riserva, dove si localizzano le specie più interessanti. La fauna risulta anch’essa assai ricca ed interessante: l’orso – simbolo del Parco – e il lupo sono i padroni di un ambiente incontaminato che, tra l’altro, conta la significativa presenza di 116 tipi di farfalle diurne sulle 131 censite in tutta l’Italia centrale. Tra i mammiferi troviamo anche il cervo, il capriolo, il cinghiale, la volpe, la faina, il tasso, la martora, il ghiro, la lepre e lo scoiattolo.

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La Valle Peligna e la Valle del Sagittario rappresentano, inoltre, aree di continuità importante per il transito degli uccelli che attraversano l’Appennino durante le migrazioni e non mancano specie d’interesse biogeografico. Particolarità che fa della Riserva un caso unico nel panorama complessivo delle riserve regionali, è la presenza del centro storico di Pettorano sul Gizio all’interno dell’area protetta. Le origini dell’attuale abitato di Pettorano risalgono all’epoca medievale, ma il territorio circostante e le alture vicine al paese, stando a rinvenimenti antichissimi, vennero frequentate dall’uomo fin dal paleolitico.

Visitare Pettorano è come aprire uno scrigno che ha custodito frammenti di un Abruzzo raffinato e sontuoso: un borgo dal fascino unico, dove le bellezze della natura si associano perfettamente a quelle edificate dall’uomo; tra le affascinanti montagne che tanto ispirarono l’incisore e grafico olandese Maurits Cornelius Escher, che vi si fermò per disegnare la sua cartolina da Pettorano indirizzata al resto del mondo, ma anche Ovidio negli Amores, questo borgo costituisce da sempre il baluardo meridionale d’accesso alla Valle Peligna. Antiche stradine o “rue” scendono verso le mura snodandosi tra scalette, cortili, antichi edifici arricchiti da iscrizioni e stemmi incisi dal tempo. La sua vocazione difensiva è testimoniata dalla cinta muraria, che conserva ancora cinque delle sei porte di accesso, e dal Castello Cantelmo, che fa parte di un sistema di fortificazione comprendente i castelli circostanti di Popoli, Pacentro, Raiano, Vittorito, Prezza e Anversa. Camminando tra le antiche rue del borgo, s’incontra Palazzo Ducale, attualmente sede del Municipio, in origine dimora principale dei Cantelmo, famiglia feudale che per secoli governò il paese.

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Pettorano sul Gizio con il Monte Genzana e l’omonima riserva sullo sfondo

Lo sguardo si posa, poi, sui palazzi che rievocano il periodo d’oro del borgo: palazzo De Stephanis, la cui facciata è un trionfo di gusto rococò, palazzo Croce, che conserva al suo interno l’unico frammento rinvenuto in Occidente dell’Editto di Diocleziano (301 d.C.), palazzo Giuliani (XVIII sec.) e palazzo Vitto-Massei, celebre per aver ospitato Re Ferdinando di Borbone nel 1832. Continuando verso la parte bassa del paese, s’incontra il Palazzo della Castaldina, con la sua facciata tardo-barocca. Tra gli edifici religiosi, vi è la Chiesa Madre, affiancata da una fontana ornamentale con due statue di bronzo raffiguranti Nettuno ed Anfitrite e la piccola chiesa extramuraria di San Nicola. Dalle sorgenti del Gizio, Pettorano, come un’enorme quinta teatrale, scende con il suo profilo sulla lunga cresta rocciosa; sui pendii scoscesi, il suolo a tratti si modifica, si apre in piccoli terrazzamenti, le piazzole dei carbonai, antichi siti di un’attività diffusa su tutta la montagna: per mantenere viva la tradizione ed insegnare ai giovani un mestiere ormai scomparso, oggi è possibile visitare la “carbonaia” riprodotta all’interno del Castello Cantelmo e assistere, quindi, alla tecnica di trasformazione della legna in carbone vegetale. Fedele alla sua tradizione, Pettorano non ha dimenticato gli anni in cui la polenta era l’unico sostentamento per i lavoratori dei borghi e ne ha fatto un piatto classico, “la polenta rognosa”, rigorosamente cotta nel paiolo di rame e tagliata a fette con un filo, preparata con farina di granturco, un tempo macinata nei tre mulini idraulici presenti lungo il fiume, anch’essi visitabili, che rappresentano proprio l’importanza a livello storico del fiume Gizio nell’economia del paese.

In un ambiente tutelato come quello della Riserva, non poteva mancare la decisione di avviare un innovativo sistema di fitodepurazione piuttosto che costruirvi un impianto tradizionale: il fitodepuratore installato, infatti, minimizza l’impatto igienico sanitario e riduce fortemente la produzione di rifiuti e di consumi di energia elettrica. L’Amministrazione Comunale di Pettorano sul Gizio e la Direzione della Riserva Naturale hanno avviato, nel corso del 2007, il Centro Studi per le Reti Ecologiche al fine di valorizzare la peculiarità dell’area protetta ,quale rappresentativa di una parte importante della Rete Ecologica non solo regionale, ma anche nazionale.

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Nei pressi delle sorgenti del fiume Gizio gli antichi mulini (XVII-XVIII sec) restaurati costituiscono il Parco Archeologico Industriale

La commistione tra elementi culturali e ambientali ha caratterizzato da sempre l’approccio verso la gestione del territorio, indirizzato all’integrazione tra la conservazione della natura e la valorizzazione del centro storico. In questo contesto s’inserisce il Centro Studi: vero e proprio laboratorio internazionale di progettazione e gestione delle reti stesse, in cui sono state previste azioni di ricerca e conservazione coordinate, atte a favorire la protezione ed il potenziamento della connettività tra le diverse aree protette, stage per ricercatori, corsi di formazione, convegni, congressi e scambi di esperienze tra studenti universitari dei Paesi dell’Unione Europea. Grazie al Centro, Pettorano sul Gizio ospita ogni anno centinaia di giovani ricercatori provenienti da tutta Italia nel suo albergo diffuso, promuovendo la conoscenza del territorio e un’ospitalità fondata sui principi della sostenibilità. Impossibile, infine, non citare il tracciato ferroviario Sulmona-Carpinone, passaggio della storica Transiberiana d’Italia.

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