22 ottobre 2013

Il fiume da cui prende il nome la vallata è relativamente breve, poiché scorre per soli trenta chilometri dalle montagne a nord-est fino al mare Il Vibrata, però, ha il mirabile pregio di attraversare un territorio che ospita alcune delle cittadine più spettacolari del teramano, luoghi rinomati per la loro produzione di vino e olio e ancora punteggiati da borghi solitari e chiese medievali

testo di Chiara Giovannantonio, foto di Maurizio Anselmi

La spiaggia di Martinsicuro

La spiaggia di Martinsicuro

 

Quello che vi poniamo di seguito è un itine-rario tra arte e cultura che, addentrandosi nell’entroterra della provincia di Teramo, va alla scoperta dei comuni della Val Vibrata. Partiamo da Martinsicuro, la località costiera più settentrionale d’Abruzzo che si è aggiudicata il riconoscimento internazionale di Bandiera Blu per il suo mare incontaminato. Nel suo centro storico, la cittadina custodisce il Torrione di Carlo V risalente al XVI secolo, un’antica torre di guardia oggi sede di un museo che conserva i reperti provenienti da Castrum Truentinum. Questo porto mercantile, nucleo originario del paese, era attivo soprattutto in epoca romana ed era famoso per i suoi tessuti di porpora. A pochi chilometri di distanza, percorrendo una strada abbastanza ripida, fiancheggiata da vigneti e frutteti, si può raggiungere la pittoresca città di Colonnella. Arroccata su una collina, il paese conserva interessanti monumenti, testimonianze del suo ricco passato storico. Una caratteristica scalinata conduce al cuore del suo centro storico, dominato dalla Torre dell’Orologio e dalla Chiesa dei Santi Cipriano e Giustina, edificata tra il 1795 e il 1815. Al suo interno sono custodite la statua lignea della Madonna del Suffragio di fine ‘700 e un bell’organo realizzato nel 1833. La torre dell’orologio, di cui non si conosce con certezza la data di costruzione, è raggiungibile seguendo una stradina laterale. Una volta saliti in cima, è possibile godere da lì di splendide vedute sulla campagna circostante, che si estende dai Monti della Laga fino al mare. Lasciandosi alle spalle Colonnella, la strada provinciale permette di raggiungere facilmente Controguerra, tra verdi colline e uliveti. Si nota subito il torrione del Palazzo ducale, l’unico rimasto di questo edificio che sorge sulla parte più alta del borgo, ricordo della sua storia tormentata. Sicuramente da visitare sono gli affreschi che adornano le pareti della Chiesa di San Benedetto Abate, fondata nel 1609. Per chi si trovasse da queste parti d’estate verso metà luglio, è imperdibile il festival enogastronomico in cui è possibile degustare vari tipi di vini DOC, chiara espressione del ricco patrimonio vinicolo locale. Da qui si prosegue fino ad Ancarano, uno dei più bei paesi della zona che conserva ancora intatte due peculiari porte d’ingresso della vecchia cinta muraria costruite tra XIV e XV secolo. Da un lato, posta sul fianco est, si trova la Porta da Mare mentre dall’altro, nella parte occidentale, si ha la Porta da Monte, sulla cui cornice dell’arcata è appesa un’epigrafe con un’iscrizione del 1642. Da questa parte del borgo fortificato, è possibile  raggiungere il Belvedere Cecco d’Ascoli, che regala una vista mozzafiato sul Gran Sasso e le Marche.

La fortezza di Civitella del Tronto

La fortezza di Civitella del Tronto

Dopo Ancarano, si entra nel comune di Sant’Egidio alla Vibrata, una zona ricca di industrie particolarmente popolosa. Se la cittadina si presenta particolarmente moderna, il borgo disabitato di Faraone Antico mantiene intatto il fascino dei tempi andati. La località, posta a ridosso di un torrente, è raggiungibile attraverso la strada provinciale che porta prima fino a Villa Lempa. Subito dopo aver attraversato un maestoso cancello d’ingresso ad arco tondo, ci si ritrova immersi in un’atmosfera particolare. Passeggiare tra le case in rovina e sbirciare al loro interno, osservare gli affreschi danneggiati della chiesa di Santa Maria della Misericordia, ormai desolata e fatiscente, significa fare un tuffo nel passato di questo piccolo borgo quasi nascosto nel verde. Un altro centro medievale, tutt’altro che dimenticato, si trova a poca distanza imboccando la SS 81. Si parla ovviamente di Civitella del Tronto, un vero e proprio piccolo gioiello racchiuso tra le mura dell’imponente fortezza che, con i suoi 650 m circa sul livello del mare, troneggia su tutto il territorio circostante. Pur essendo molto piccola, la cittadina ha resistito più volte nel corso dei secoli a lunghi assedi, come quello protratto dai francesi nella seconda metà del ‘500 e poi ancora durante il Risorgimento. Importante sia a livello storico che  architettonico, Civitella nasconde al suo interno alcune delle più belle strade medievali della regione. Per cui, prima di dedicarsi all’esplorazione delle chiese e della fortezza, è consigliabile fare una piccola deviazione lungo la Ruetta d’Italia, considerata la via più stretta di tutta la nazione, tenendo però bene a mente che sono innumerevoli le storie raccontante dagli abitanti sui turisti rimasti incastrati alla fine del cammino. Abbandonata la fortezza, si può percorre la SP 8 che costeggia il fondovalle scavato dal fiume Salinello per raggiungere Sant’Omero. Anche se non c’è molto da dire su questa città pittoresca, le cui prime notizie risalgono al 1154 – quando non era che un piccolo centro feudale mediamente importante, governato da un certo Gualtiero di Rinaldo bisogna per forza raccomandare una visita alla Chiesa di Santa Maria a Vico, che sorge vicino al borgo. Edificata sui resti di un antico tempio italico dedicato ad Ercole, è una delle poche chiese abruzzesi ad essere stata costruita prima dell’anno mille.  L’interno custodisce alcuni affreschi risalenti al XIV secolo, che sono stati riportati alla luce durante i lavori di restauro effettuati nel corso degli ultimi anni. Poco lontano, continuando verso l’interno, non è difficile arrivare a Torano Nuovo.Il paese di origini etrusche, a cui è stato attribuito il soprannome di “Capitale del Montepulciano d’Abruzzo” e il titolo di “Paese del Gusto”, è famoso fin dall’antichità per i suoi vini e le sue cantine, che oggi possono essere considerate senza fuor di dubbio le più frequentate non solo della provincia ma forse dell’intera regione. Nel mese di agosto il borgo ospita la Sagra del vino, della salsiccia, dei “maccheroni” e del formaggio pecorino, che richiama ogni anno migliaia di turisti. Durante il festival è possibile assaggiare diversi piatti tradizionali a base di pasta e carne. Centro in gran parte industriale, situato a pochissima distanza, è Nereto. Nonostante la sua vocazione prettamente commerciale, il paese nasconde nel suo centro storico alcuni interessanti monumenti. Si segnalano il Palazzo Comunale sito in Piazza della Repubblica, dall’ingannevole aspetto medievale, così come la Chiesa seicentesca di Santa Maria del Suffragio e quella di San Martino, la più antica dell’intero borgo, risalente al XII secolo, che conserva ancora intatto il suo fascino nonostante le varie ristrutturazioni subite nel corso del tempo. Un’ultima menzione va fatta per la Fontana Vecchia, anche questa restaurata di recente e realizzata nel 1881.

Se si imbocca la Statale 259, non lontano da Nereto, si incontra il bivio che porta fino a Corropoli. Questo piccolo centro, merita davvero una visita, prima di tutto per via della Chiesa barocca di Sant’Agnese che, se non ci si lascia ingannare dalla sua facciata semplice, rivela al suo interno un ambiente completamente decorato. Anche il centro storico del borgo è piacevolmente pittoresco, grazie a Piazza Piedicorte con la sua fontana e le palme su cui si affaccia la chiesa poc’anzi nominata. Tuttavia, per gli amanti della storia e dell’arte, va citato un monumento storico di notevolissimo valore che si trova a circa un km di lontananza dal centro di Corropoli. L’Abbazia Celestiniana di Santa Maria di Mejulano, questo è il suo nome, è un complesso edificato probabilmente intorno all’anno mille e ingrandita nel corso dei secoli successivi. Immersa in un parco con un viale alberato di pini, è stata oggetto di diversi lavori di restauro che hanno restituito alla struttura il suo aspetto originario. Da qui, proseguendo sulla statale, si può tornare sulla costa fino alla città costiera di Alba Adriatica, situata alla foce del Vibrata. Sicuramente più vivace rispetto alla tranquilla Martinsicuro, la località è ricca di alberghi ed è rinomata per l’enorme pineta che ricopre il tratto centrale della riviera, completamente attrezzata con strutture per il picnic e diversi parchi giochi per i bambini. La bellissima spiaggia di sabbia che la contraddistingue prosegue senza interruzioni di sorta fino a Tortoreto Lido, altra piccola cittadina di mare, che ospita il Museo della Cultura Marinara, gestito da un’associazione locale che ha raccolto un’interessante collezione di attrezzi usati dai pescatori nel secolo scorso e diversi esemplari di biologia marina provenienti dalla costa abruzzese. Dal mare, seguendo una strada ripida fiancheggiata da uliveti, si raggiunge la città medievale di Tortoreto Alto, ultima tappa del nostro viaggio. Il paese costituisce un ottimo punto panoramico con il suo Belvedere, da cui si può ammirare buona parte della riviera. Tra le sue mura sono custodite tre chiese degne di nota, oltre ad alcuni resti di una villa romana, nella vicina contrada di Le Muracche. La prima chiesa, dedicata a Santa Maria della Misericordia, è stata costruita nel XIV secolo in onore della Vergine che, secondo la leggenda, nel 1348 avrebbe salvato il borgo dalla peste. Gli affreschi contenuti al suo interno, che riportano la data del 16 settembre 1526, ritraggono l’evento miracoloso. La seconda chiesa interessante è quella di Sant’Agostino, con un bel portale del XVII secolo raffigurante due vescovi uno di fronte all’altro, il primo che regge il pastorale mentre il secondo ha le mani giunte in preghiera. L’ultima chiesa da visitare è quella di San Nicola di Bari, fondata su un antico insediamento risalente all’anno mille e ricostruita nel 1534. Da ammirare sono i dipinti novecenteschi conservati al suo interno, opera di Marcello Liberati, un artista locale. Solo a questo punto l’itinerario può dirsi completo.

 

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