19 novembre 2019

Coordinata da Antonio Di Fonso del Centro studi e ricerche Vittorio Monaco, si terrà il prossimo sabato 23 novembre, dalle ore 17.30, nella sala conferenze della Comunità montana Peligna a Sulmona (AQ), la presentazione della nuova edizione di “Capetiémpe. Capodanni in Abruzzo” (ed. Textus), il libro che il compianto Vittorio Monaco – insegnante, poeta, scrittore e animatore culturale nato a Pettorano sul Gizio nel 1941 e morto a Larino (CB) nel 2009 – ha dedicato allo studio delle tradizioni folkloriche delle comunità abruzzesi.

ph. Centro studi e ricerche Vittorio Monaco

ph. Centro studi e ricerche Vittorio Monaco

All’incontro parteciperanno Bruno Di Bartolo, presidente del Centro studi e ricerche Vittorio Monaco; Domenico Taglieri, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia dell’Aquila; l’editore Edoardo Caroccia e la professoressa Eide Spedicato dell’Università degli studi “d’Annunzio” di Chieti-Pescara. Massimiliano Pelino al sax e Cristian Fantone al pianoforte, inoltre, cureranno gli intervalli musicali.

L’iniziativa rientra nell’ambito delle attività che il centro studi ha avviato in occasione del decennale della scomparsa dell’intellettuale peligno. Già pubblicato in due diverse edizioni, la prima uscita nel 2003 e la seconda nel 2008, il volume si presenta in una rinnovata ed elegante veste grafica e si arricchisce del capitolo sul cristianesimo popolare, significativa e ulteriore riflessione di Monaco sul tema della permanenza del sacro nelle culture contadine.

Il libro si presenta come un viaggio nelle tradizioni, descrivendo le ritualità e le usanze che hanno scandito la vita quotidiana delle popolazioni dell’entroterra appenninico. Nel suo ritmo narrativo, costituisce anche un racconto vivace, ricco di storie, aneddoti e proverbi che coinvolgono e appassionano il lettore. Vicende ed episodi così accuratamente descritti e apparentemente frammentati ricompongono in realtà con pazienza la carta identitaria di un popolo, la sua vitalità essenziale, il carattere di una comunità. Perché forse veramente in quel periodo magico delle stagioni chiamato capetiémpe, intriso di religiosità e paganesimo, in cui ballano insieme la vita e la morte, riaffiorano millenarie tradizioni credute perdute e che, invece, miracolosamente, tornano ogni volta a parlarci.

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