26 settembre 2019

testo di Ivan Masciovecchio.

Aggrovigliata ai piedi della catena appenninica, la cosiddetta Piceno Aprutina che collega longitudinalmente le Marche all’Abruzzo potrebbe essere considerata una sorta di Route 66  del gusto nella quale perdersi lentamente, tornante dopo tornante. Partendo dalla splendida Ascoli Piceno e proseguendo in direzione sud, entra nel territorio della provincia di Teramo lambendo l’abitato di Civitella Del Tronto, la civitas fidelissima  arroccata attorno alla sua maestosa Fortezza, ricordata soprattutto per essere stata l’ultimo baluardo del regno borbonico a cedere all’occupante esercito piemontese.

Tramonto dalla Fortezza Borbonica di Civitella del Tronto (ph. Ivan Masciovecchio)

Tramonto dalla Fortezza Borbonica di Civitella del Tronto (ph. Ivan Masciovecchio)

Oltre che da una bellezza diffusa, i due centri sono segnati dalla Zeta gastronomica di Zunica. Da alcuni anni, infatti, il vulcanico Daniele – rappresentante della quarta generazione di albergatori e ristoratori civitellesi – ha deciso di varcare i confini del Tronto, affiancando alla storica struttura famigliare Zunica 1880, la gestione della neonata Osteria Marca Zunica allestita tra le mura dell’ascolano Palazzo Guiderocchi. Qui, in un ambiente più informale ma comunque di sobria eleganza, propone una solida cucina abruzzese-marchigiana – espressa ad esempio nel menù Civitella-Ascoli andata/ritorno, all’interno del quale è possibile assaggiare, tra le altre prelibatezze, un tenerissimo omaggio a Campli, maialino da latte e cotenna croccante – capace di unire ai sapori forti e generosi delle antiche ricette del territorio, la leggerezza e la creatività di uno staff giovane e aperto alle contaminazioni, formatosi in cucina al fianco di Sabatino Lattanzi, executive chef del ristorante di Civitella del Tronto.

Paliotto d'altare conservato nel Duomo di Teramo (ph. Gino Di Paolo)

Paliotto d’altare conservato nel Duomo di Teramo (ph. Gino Di Paolo)

Giunti a Teramo dopo aver oltrepassato la vicina Campli – indiscussa patria regionale della porchetta dalle italiche origini (X secolo a.C.) e sede in estate di Farnesiana, interessante festival culturale di promozione e valorizzazione della lettura e dell’editoria abruzzese – l’antica Interamnia  romana sembra esibire quasi con pudore le innumerevoli bellezze che pure è in grado di offrire. A cominciare dallo spettacolare Paliotto d’altare in argento di Nicola da Guardiagrele, capolavoro assoluto del quattrocento abruzzese custodito all’interno dello splendido Duomo cittadino e che da solo farebbe la fortuna di qualsiasi altra città d’arte del mondo.

Piatto di Virtù (ph. Maurizio Anselmi)

Piatto di Virtù (ph. Maurizio Anselmi)

L’offerta culinaria della città tra i fiumi  trae essenzialmente origine ed ispirazione dalla terra, abbondante com’è di carni, verdure, legumi ed erbe aromatiche. Perdersi all’interno delle sue tipicità rappresenta senza dubbio un’esperienza complessa e totale; eterogenea come il piatto che più di tutti ne esprime davvero l’assoluta peculiarità. Stiamo parlando delle Virtù, un trionfo di gusto, profumi e consistenze, molto più di un semplice minestrone, che si compie nella festa del primo maggio – anche se in passato veniva preparato e gustato durante tutto il mese – quando non c’è casa teramana in cui non se ne assapori una o più porzioni belle abbondanti, condividendole in maniera orgiastica con familiari e conoscenti.

Cesto con varie forme di Pecorino di Farindola (ph. archivio Arssa)

Cesto con varie forme di Pecorino di Farindola (ph. archivio Arssa)

Proseguendo verso sud, tra i vigneti che si incontrano nel territorio del comune di Cermignano è possibile trovare anche piccole coltivazioni di uva Montonico, antico ed autoctono frutto a bacca bianca conosciuto fin dal 1615 con il nome di Montenego – come riporta una fonte del Catasto Onciario dell’epoca – dal 2015 tutelato dal marchio dei Presìdi Slow Food. Nel vicino paese di Bisenti la prima settimana di ottobre è possibile assistere ad una partecipata festa folkloristica e popolare giunta quest’anno alla 45esima edizione, in programma dal prossimo giovedì 3 a domenica 6.

Oltrepassato il fiume Fino si entra quindi nella provincia di Pescara. Antica capitale della popolazione italica dei Vestini, Penne si presenta come la naturale porta orientale d’accesso al Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Sede tra le altre cose di una importante oasi naturalistica lacustre, il proprio territorio rientra nell’areale di produzione del celebre Pecorino di Farindola, prelibatezza conosciuta ed apprezzata già in epoca romana con il generico nome di formaggio dei Vestini, la cui caratteristica principale consiste nell’essere probabilmente l’unico formaggio al mondo, sicuramente il solo in Italia, ad utilizzare il caglio liquido di suino. Da qualche anno anch’esso è entrato a far parte del paniere dei Presìdi, portando così a 17 il numero di prodotti abruzzesi tutelati dall’associazione Slow Food.

Vista panoramica dalla Statale 81 sul massiccio della Majella (ph. Ivan Masciovecchio)

Vista panoramica dalla Statale 81 sul massiccio della Majella (ph. Ivan Masciovecchio)

Sempre procedendo in direzione sud, dopo aver attraversato una parte dei vigneti allevati a pergola della storica cantina Valentini dai quali prendono origine quei vini che hanno fatto da autentici spartiacque nel mondo dell’enologia regionale, si arriva in uno dei punti più suggestivi dell’intero percorso; uno spettacolare crinale collinare dal quale è possibile godersi un colpo d’occhio rotondo  sull’intera regione dal mare alla montagna, capace di lasciare il viaggiatore letteralmente senza fiato. Giunti a questo punto del percorso, concedendosi una deviazione di pochi chilometri, è possibile ristorare anima e corpo nelle accoglienti sale de La Bandiera, il locale stellato che la famiglia Spadone porta avanti fin dal 1977 nella quiete delle colline pescaresi.

Sulla Statale 81 nei pressi di Pianella (ph. Ivan Masciovecchio)

Sulla Statale 81 nei pressi di Pianella (ph. Ivan Masciovecchio)

Oltrepassata Pianella – insieme a Moscufo e Loreto Aprutino, uno dei vertici del cosiddetto triangolo d’oro dell’olio d’Abruzzo – e più a valle il fiume Pescara, si entra nella provincia chietina, caratterizzata dalla presenza di oltre il 75% dei vigneti regionali. Lambito prima l’antico borgo di Fara Filiorum Petri – luogo identitario dove dal pomeriggio e per tutta la notte del 16 gennaio di ogni anno risplendono i fuochi ed i canti delle Farchie accese in onore del S. Antonio Abate, nonché zona di produzione di un’ennesima squisitezza tutelata dai Presìdi Slow Food come la Cipolla bianca, chiamata familiarmente piattona a causa della sua forma schiacciata – ed oltrepassata San Martino sulla Marrucina – feudo dell’azienda agricola Masciarelli, altra grande espressione dell’enologia regionale – si arriva a Guardiagrele, la città di pietra  citata da Gabriele d’Annunzio ne Il trionfo della morte.

Cattedrale di S. Maria Maggiore a Guardiagrele (ph. sito borghipiubelliditalia.it)

Cattedrale di S. Maria Maggiore a Guardiagrele (ph. sito borghipiubelliditalia.it)

Dotata di un notevole patrimonio artistico, nonché di una millenaria tradizione artigiana, la Guardia – così come viene chiamata dai suoi abitanti – nel tempo si sta caratterizzando come una delle destinazioni gourmet d’Abruzzo, potendo vantare – tra gli altri indirizzi – un ristorante insignito dal 2011 di una stella Michelin (Villa Maiella della famiglia Tinari); una pizzeria premiata fin dal 2014 con il massimo riconoscimento dei Tre Spicchi dalla guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso (La Sorgente della famiglia Zulli); una macelleria il cui titolare dal 2013 arricchisce il corpo docente della Scuola di formazione di Niko Romito (La Macelleria di Romantino di Antonio Panaccio). Tra le sue tipicità gastronomiche, le sise delle monache rappresentano il punto più elevato di un’arte dolciaria dalle origini antichissime. Prodotta esclusivamente in loco da due sole pasticcerie cittadine (Emo Lullo e Palmerio) ed ammantata di mistero circa l’origine del proprio nome, questa soffice bontà di spugnoso pan di spagna si compone di tre cupole puntute affiancate a triangolo, farcite con fresca crema pasticcera e spolverate di abbondante zucchero a velo.

Le Sise delle Monache, dolce tipico di Guardiagrele (ph. Ivan Masciovecchio)

Le Sise delle Monache, dolce tipico di Guardiagrele (ph. Ivan Masciovecchio)

Qualche chilometro più a sud, nei pressi di Casoli, al cospetto del suggestivo Castello ducale nel quale trovò ospitalità anche Gabriele d’Annunzio, dopo oltre 170 chilometri la Piceno Aprutina termina il suo percorso. Il viaggio attraverso i sapori d’Abruzzo – sia chiaro, uno tra i tanti possibili – idealmente si chiude qui, sull’altopiano ciottoloso e lunare ai piedi della Majella madre dove le piante d’ulivo della tipologia Intosso (altro Presidio Slow Food) hanno trovato terreno ed ambiente favorevoli per produrre i loro frutti preziosi. Il racconto, però, potrebbe non finire mai. Altino con il suo sorprendente peperone dolce a coccia capammonte – anch’esso Presidio Slow Food – è a soli pochi minuti di auto, mentre al di là del Monte Pallano, nel comprensorio del Trigno-Sinello, venticinque comuni si contendono la produzione della Ventricina del Vastese, forse il più caratteristico dei salumi artigianali abruzzesi, vero e proprio ambasciatore del gusto realizzato con un impasto delle parti più nobili del suino (coscia o prosciutto, spalla, lombo e pancetta), tagliate rigorosamente a mano, unito ad un misto di sale e spezie varie tra cui peperone dolce e piccante con aggiunta a piacere di semi di finocchietto selvatico e pepe. Ma questa è già tutta un’altra storia.

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