8 marzo 2015

testo di Ivan Masciovecchio.

Palazzo de' Mayo (ph. Gino Di Paolo)

Palazzo de’ Mayo (ph. Gino Di Paolo)

Uno sguardo circolare e profondo sulle culture periferiche puntando l’obiettivo sulle diverse marginalità dell’essere umano, da quella puramente geografica a quella più intimamente sociale e linguistica. Questo il filo conduttore della seconda edizione di AbruzzoFilmDoc, originale rassegna di incontri sul cinema etnografico ideata ed organizzata dall’Archivio etnolinguistico musicale abruzzese in collaborazione con l’associazione di promozione sociale La Galina Caminante, in programma a Chieti da domenica 15 marzo ed in quelle a seguire – con l’esclusione della Pasqua – fino al prossimo 12 aprile.

filmdocSaranno gli accoglienti e restaurati spazi dell’incantevole Palazzo de’ Mayo – splendido esempio di barocco abruzzese – e del non meno prestigioso Museo d’Arte C. Barbella ad ospitare le quattro proiezioni pomeridiane, inaugurate dal documentario Fuori Campo. Storie di Rom nell’Italia di oggi di Sergio Panariello. Un appuntamento particolarmente atteso sarà poi quello del 22 marzo, quando il pubblico avrà la possibilità di immergersi in una nuova dimensione di spettacolo comune come l’ascolto dell’audiodocumentario Vite migranti. Voci, racconti e cronache di un’umanità in fuga di Paola Ferrara, Gabriella Guido e Alessandro Triulzi. Oltre agli autori di questa sempre più apprezzata forma di lavoro documentaristico, incentrata sul tema dell’immigrazione e dei centri di prima accoglienza, in sala ci saranno alcuni rappresentanti dell’associazione LEM Italia, da anni impegnata nel recupero delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano.

abruzzofilmdocLa giornata del 29 marzo, invece, sarà dedicata alle immagini girate in Super8 raccolte da Don Gianni Lizza durante i suoi anni di sacerdozio a contatto con la comunità romanì. Originario di Pianella, in provincia di Pescara, il parroco-documentarista commenterà il suo viaggio di ricerca partecipato e commovente attraverso le periferie cittadine della Calabria e dell’Abruzzo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70. Un lavoro unico nel suo genere nella nostra regione, per tema e mole di documenti, caratterizzato da una forte incisività nei ritratti, dall’utilizzo di un bianco e nero deciso e dalla scelta di scorci di realtà mai edulcorata, a testimonianza della sua partecipazione intima alla vita di una comunità marginalizzata da sempre.

(archivio Don Gianni Lizza)

(archivio Don Gianni Lizza)

Inaugurata il 15 marzo, durante l’intero periodo della rassegna, inoltre, sarà possibile visitare anche la mostra fotografica Zingari; oltre quaranta scatti sempre provenienti dall’archivio fotografico di Don Gianni, suddivisi in quattro sezioni – Scene di vita familiare, Bambini, Ritualità collettiva, Ritratti –, così introdotti dallo stesso parroco nelle note a corredo della mostra: «Il mio itinerario intellettuale, macchina fotografica in spalla, si è così trasformato in esperienza di vita. L’umano s’allarga e ti crea dentro un desiderio di esserci, la memoria delle cose passate, un’ansia di infinito. Ti senti partecipe e solidale, tu che vai scrivendo con la luce la tenerezza dei volti, l’umiltà dei gesti».

In conclusione di rassegna l’AbruzzoFilmDoc volgerà il proprio sguardo all’irrisolto tema dell’integrazione grazie al doc Va pensiero. Storie di ambulanti, al quale farà seguito un incontro con gli autori, la Caritas Diocesana di Chieti-Vasto ed il responsabile regionale Cgil immigrati Patrick Guobadia. Buio in sala, dunque, e buona visione.

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