22 aprile 2020

È sicuramente il simbolo più elevato dell’arte orafa abruzzese, il gioiello più desiderato dalle donne, quello in grado di comprendere e raccontare tutta l’identità di un popolo. Stiamo parlando della Presentosa, il ciondolo generalmente realizzato in oro con intarsi e simboli dalle multiple fattezze, descritto da Gabriele d’Annunzio nelle pagine de “Il trionfo della morte” come «una grande stella di filigrana con in mezzo due cuori».

La crostata Presentosa realizzata da Valeria Iervese

La crostata Presentosa realizzata da Valeria Iervese

Grazie alla fantasia ed all’abilità culinaria di Valeria Iervese, giovane restauratrice pescarese da diversi anni impegnata a L’Aquila nei cantieri della ricostruzione post sisma, nei giorni scorsi è stata proposta anche in forma di dolce, una crostata per la precisione, realizzata tra le pieghe di queste forzate giornate casalinghe imposte dal lockdown, nell’attesa di tornare alla sua amata professione.

«La crostata-Presentosa è nata quasi per gioco – ci racconta Valeria – quando una mia amica, scherzosamente, mi ha chiesto di riprodurla ed io mi sono subito lanciata nell’impresa. Alla fine, devo dire che è stata più difficile la scelta della pasta frolla che la realizzazione in sé. Il tutto, però, è stato facilitato dall’utilizzo della scrucchijate  di uva Montepulciano d’Abruzzo preparata da mia madre e che conservo in vasetti».

Classe 1986, dopo la maturità scientifica ed un viaggio ad Orvieto con papà Tonino, Valeria si innamora del restauro e si trasferisce a Roma all’Istituto Arte Artigianato e Restauro. Tirocinio in diversi cantieri in giro per l’Italia e poi il rientro in Abruzzo, con l’approdo definitivo a L’Aquila. «Con il tempo mi sto appassionando sempre più alla tradizione artigianale abruzzese, non solo orafa, grazie anche alla pratica ed allo studio del tombolo che da quattro anni sto portando avanti alla scuola “Le magie del tombolo” della maestra Gioconda Pellegrini. Per tornare alla Presentosa, è un gioiello che amo tanto, pur non avendolo ancora ricevuto».

Sentendosi chiamato in causa, il suo compagno – l’artista camplese Luca Farina del quale nel 2018 abbiamo raccontato la mostra “Frammenti di grazia” allestita all’interno del Museo d’Arte dello Splendore di Giulianova (QUI l’articolo completo) – preferisce glissare sull’argomento affermando con sottile ironia: «Il mio desiderio iniziale di una semplice crostata si è trasformato in una sorta di sfida alla quale ho contribuito prestando la mia direzione tecnica».

Print Friendly, PDF & Email

Share