30 aprile 2018

Testo di Chiara Di Giovannantonio     Foto di Alessandro De Ruvo

L’Abruzzo è una terra ricca di rifugi di montagna, con un’antica tradizione di ospitalità, luoghi lirici dove è più facile ritrovare se stessi, di fronte a splendidi paesaggi d’alta quota nella tranquillità e nel silenzio che solo la natura incontaminata sa regalare.

I rifugi del Club Alpino Italiano (Cai), la più antica associazione di alpinisti e amanti della montagna ancora oggi presente in Italia, che venne fondata a Torino nel lontano 1863, sono punti di partenza per le ascensioni nella zona appenninica o di passaggio per le traversate tra i monti abruzzesi. Tra questi ci sono alcuni edifici molto famosi e ricchi di storia, come quelli situati sul Gran Sasso o nel Parco nazionale d’Abruzzo, dove è possibile soggiornare trascorrendo una notte in quota, o anche solo rifocillarsi consumando un caldo pasto, dopo una passeggiata o un’arrampicata sui monti.

Ottimo punto di appoggio sia d’estate che d’inverno per itinerari sul Gran Sasso è lo storico rifugio Duca degli Abruzzi, costruito nel 1908 e completamente ristrutturato nel 2007. Situato sulla Cresta del Monte Portella, a 2388 metri d’altezza nel Comune dell’Aquila, la struttura, di proprietà della sezione Cai di Roma, sorge a ridosso del Corno Grande e delle più importanti vette del massiccio, tutte fruibili nel vasto colpo d’occhio che si gode dal rifugio e che include anche Pizzo Cefalone, Monte Corvo, fino a spaziare su Campo Imperatore e l’anfiteatro di Campo Pericoli e Val Maone. Facilmente accessibile e adatto alle famiglie, l’edificio offre un’atmosfera di altri tempi con 20 posti letto a disposizione. Al suo interno è possibile gustare piatti caserecci tipici abruzzesi e liquori della zona (347.5255250 – 0862.1956147 – www.rifugioducadegliabruzzi.it – info@rifugioducadegliabruzzi.it).

il rifugio Duca degli Abruzzi dalla cresta della Portella, CAI Roma.

il rifugio Duca degli Abruzzi dalla cresta della Portella, CAI Roma.

Raggiungibile solo a piedi, il rifugio Carlo Franchetti è situato a 2433 metri d’altezza, nel territorio comunale di Pietracamela (TE), sopra Prati di Tivo, da cui vi si accede attraverso un’ora di cammino dall’Arapietra. La struttura, di proprietà della sezione Cai di Roma, fu costruita nel 1959 e, a più di mezzo secolo di distanza, risulta ancora oltremodo accogliente, divenendo ogni anno meta di numerosi visitatori (333.2324474 – 0861.959634 – www.rifugiofranchetti.it – lucamazzoleni@rifugiofranchetti.it). Il rifugio è immerso nel Parco Nazionale del Gran Sasso, custodito tra le pareti del Corno Grande e del Corno Piccolo a guardia del Vallone delle Cornacchie, aprendosi su un incantevole scenario che dalle colline dell’Abruzzo teramano declina fino al vicino mare Adriatico. Dalla struttura è possibile raggiungere in soli 40 minuti il ghiacciaio del Calderone, ultimo residuo di antiche ere glaciali, mentre nell’area tutt’intorno sono presenti numerose vie di arrampicata.

rifugio Franchetti,vdal sentiero nel Vallone delle Cornacchie, CAI Roma.

il rifugio Franchetti, dal sentiero nel Vallone delle Cornacchie, CAI Roma.

Altra struttura con una storia secolare è il rifugio Giuseppe Garibaldi, situato a 2230 metri d’altezza in una posizione appartata nella conca di Campo Pericoli, nel Comune di Pietracamela (TE). Costruito nel 1886 e ristrutturato nel 1980, l’edificio conserva ancora le fattezze originali, in uno stile sobrio e spartano, festeggiando quest’anno i suoi 130 anni dalla fondazione. Gestito dalla Sezione Cai dell’Aquila (www.cailaquila.it – 0862.028225), l’edificio è facile da raggiungere, tanto da essere una meta indicata anche per le famiglie. Il rifugio Garibaldi, che dispone anche di un locale d’emergenza sempre aperto, può essere utilizzato come perfetto punto di partenza per numerose attività di escursionismo, sci e alpinismo, tra le quali la possibilità di raggiungere la vetta del Corno Grande a 2912 metri d’altezza, il Monte Aquila, il Monte Corvo, il Monte Portella, Pizzo Cefalone e Pizzo Intermesoli.

il rifugio Garibaldi, CAI L'aquila.

il rifugio Garibaldi, CAI L’aquila.

Incastonato a 2102 metri d’altezza, a monte del Colletto di Pezza, il rifugio Vincenzo Sebastiani, è una tra le più note strutture alpinistiche presenti nel Parco regionale del Sirente-Velino, nel Comune di Rocca di Mezzo (AQ). Raggiungibile da Campo Felice o da Piano di Pezza, fu costruito nel 1922 e ristrutturato nel 2000. La struttura, di proprietà della Sezione Cai di Roma e attualmente gestita dalla cooperativa Equo Rifugio (368.279463 – 06.298048 – www.rifugiovincenzosebastiani.it – info@rifugiovincenzosebastiani.it), è aperta da metà giugno a metà settembre. Il rifugio offre diversi itinerari di bassa o media difficoltà tra cui scegliere. Meta adatta alle famiglie, durante la stagione estiva ospita concerti, proiezioni di foto e serate dedicate all’osservazione delle stelle.

Molto famoso è anche il rifugio Bruno Pomilio, costruito nel 1968 e ristrutturato nel 2007, situato sulla Majelletta a 1888 metri d’altezza, nel Comune di Rapino (AQ). Afferente alla sezione Cai di Chieti, la struttura, che sorge di fronte a uno scenario mozzafiato che si apre verso le cime della Maiella e del Gran Sasso, spaziando tra le colline teatine e il mare, è facilmente raggiungibile in auto grazie alla strada che da Pretoro sale al Blockhaus. Quest’ultima in inverno, per via delle abbondanti nevicate, potrebbe essere percorribile soltanto a piedi o con gli sci. Nel rifugio, che rappresenta un altro punto fermo della montagna abruzzese, sono attivi servizio bar, tavola calda e ristorante che offre piatti della cucina tradizionale. L’edificio, adatto anche ai più piccoli e attualmente gestito dalla famiglia D’Emilio (0871.447830 – f.demilio87@gmail.com – www.facebook.com/RifugioBrunoPomilio/), è un’ottima base anche per passeggiate verso la cima delle Morene, il Monte Amaro e il Monte Acquaviva.

Il rifugio Antonella Panepucci Alessandri ben si adatta ad una piacevole escursione da effettuare in giornata con i propri figli. Situato a 1700 metri d’altezza, l’edificio è costituito da un capannone metallico che sorge nella Valle del Paradiso, ai margini dei pendii erbosi sul versante nord di Monte San Franco, nel Comune di Pizzoli (AQ). Anche questa struttura, costruita nel 1979, a dispetto dell’aspetto esteriore, offre all’interno un ambiente molto accogliente, con 18 posti letto. Punto di partenza per le escursioni nella catena occidentale, in estate il rifugio è gestito direttamente dai volontari della Sezione Cai de L’Aquila, mentre in altri periodi è necessario ritirare le chiavi (0862.24342 – www.cailaquila.it). La struttura, che in tarda primavera si trova immersa tra le colorate peonie che fioriscono accanto al sentiero, può essere raggiunta in un’ora partendo dal Passo delle Capannelle.

il rifugio Panepucci Alessandri, CAI L’Aquila.

Una meta particolare da scegliere per gite con bambini è costituita dal rifugio Nicola D’Arcangelo, costruito nel 1935 sul versante nord del Vado di Corno, in località Vaduccio, a 1655 metri d’altezza nel Comune di Isola del Gran Sasso (TE). L’edificio, nato da un vecchio ricovero di pastori, è stato ristrutturato nel 1987 e si trova non lontano dagli sbancamenti realizzati durante i lavori per la realizzazione del traforo dell’autostrada A24. Per accedere all’edificio, che offre un magnifico panorama sul Corno Grande, è necessario ritirare le chiavi dalla sezione Cai di Isola del Gran Sasso (www.caiisola.it – 338.2370447 – claudio.distefano9@virgilio.it). All’interno della struttura, che dispone di 4 posti letto, sono presenti coperte, una stufa a legna e una lampada a gas, ma non c’è acqua corrente. Il rifugio è raggiungibile in due ore e mezza di cammino partendo da Casale San Nicola o in un’ora e mezza da Campo Imperatore.

Infine, il rifugio Telespazio, costruito nel 1977 e ristrutturato nel 2001, è situato nel Parco naturale regionale del Silente-Velino, nel Comune di Ovindoli (AQ), a 1980 metri d’altezza.La struttura, posta sul crinale del Monte Freddo della Magnola a poca distanza dalla sommità, vicino alle piste da sci e alle antenne di Telespazio, da cui prende il nome, dispone di 20 posti letto, una cucina attrezzata e un salone dove poter mangiare. Dalla vetta il panorama spazia dal Fucino ai Simbruini, passando per i monti del Parco nazionale d’Abruzzo. La struttura è afferente alla Sezione Cai di Avezzano (333.5720691 – avezzano@cai.it – www.caiavezzano.it), a cui appartiene anche il rifugio “Piero Concia” alla Fonte Tavoloni (340.3714559 – rifugiofontetavoloni@alice.it), che sorge nella fascia mediana del Monte Magnola a 1390 metri di quota.

Una menzione particolare riguarda il bivacco Andrea Bafile, arroccato sulla parete est della vetta centrale del Corno Grande, a 2699 metri d’altezza nel comune di Isola del Gran Sasso (TE). Appartenente alla sezione Cai dell’Aquila che la costruì nel 1966, la struttura è sempre aperta e dispone di 9 posti letto (0862.24342 – www.cailaquila.it). La sua posizione è strategica, in quanto permette di trovare velocemente rifugio in caso di repentini cambiamenti meteorologici. Per raggiungere il bivacco, dipinto con un rosso accesso, è necessario effettuare alcuni passaggi alpinistici su roccia e ghiaccio che risultano leggermente impegnativi e su una breve ferrata, partendo da Campo Imperatore, con un tempo di percorrenza di due ore e mezza. Dallo sperone roccioso su cui è situato, è possibile ammirare un suggestivo paesaggio che comprende la vetta del Corno Grande e le cime orientali del Gran Sasso.

 

 

I rifugi del Cai, presidi  del territorio montano

Il presidente regionale del Club Alpino Italiano, Gaetano Falcone, illustra la crescente importanza che i rifugi del Cai rivestono oggi per tutti gli appassionati della montagna, nel pieno rispetto di quella filosofia di cura e rispetto per l’ambiente montano che da più di 150 anni anima l’associazione.

«Il rifugio è una struttura centrale per la rivalutazione del territorio montano». A dirlo è Gaetano Falcone, presidente del Cai Abruzzo, che ricorda come si tratti di luoghi non solo di transito ma anche di arrivo, rilevanti sotto l’aspetto culturale. «Sono punti di riferimento per alpinisti ed escursionisti e per tutti coloro che affrontano la montagna, pur essendo alle prime armi», ha continuato Falcone, «In Abruzzo, tra gli esempi più noti di rifugi del Cai, abbiamo il “Sebastiani” sul Velino, il “Pomilio” sulla Majella, il “Duca degli Abruzzi”, il “Garibaldi” e il “Franchetti” sul Gran Sasso. Dai rifugi abruzzesi, immersi negli ambienti naturali dell’Appennino, dipartono i sentieri e le vie di arrampicata». È da qui che prende il via l’iniziativa “Rifugi aperti del Mediterraneo”, organizzata dal Club Alpino Italiano con l’obiettivo di valorizzare la funzione del rifugio appenninico, che viene riscoperto come presidio sia per la conservazione della cultura materiale e immateriale che per la diffusione dell’educazione ambientale. «La manifestazione è molto seguita e di anno in anno vede la partecipazione di numerosi appassionati», ha aggiunto il presidente del Cai Abruzzo, «Anche se la data varia di volta in volta, rimangono centrali nell’evento la riscoperta dei paesaggi, della flora e della fauna attraverso le escursioni, così come quella dei saperi e delle conoscenze legate alla pastorizia e all’agricoltura di montagna attraverso gli incontri culturali. C’è un costante richiamo al territorio, che viene coinvolto anche per la rivalutazione dei prodotti tipici del luogo». Del resto, l’imperituro legame con le terre alte è insito nella stessa filosofia che ha dato vita al Club Alpino Italiano, come ricorda lo stesso Falcone: «Sin dalla sua fondazione nel 1863 per iniziativa di Quinto Sella, l’associazione ha sempre dato importanza all’ambiente, promuovendone il rispetto, e la diffusione delle conoscenze, delle buone pratiche, in una parola, del “saper andare in montagna”». L’associazione, che da più di un secolo è chiamata a segnalare, indicare e consigliare sugli argomenti che concernono la montagna, ha avuto ampio seguito anche in Abruzzo, dove conta attualmente quasi 5000 soci e 22 sezioni, alcune fondate già a partire dal 1873-74. Un altro aspetto fondamentale, al riguardo, concerne la cosiddetta “manutenzione dei sentieri”: «Il colore bianco e rosso, le tabelle messe in punti strategici, la segnaletica orizzontale posizionata in luoghi di interesse sono solo alcune delle indicazioni da seguire», ha concluso Falcone, «È necessario un lavoro particolare, per cui viene richiesta l’esperienza del Cai, che ha redatto anche appositi manuali».

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