4 agosto 2011

di Vincenzo de Pompeis

museo villa urania pescara

L'ingresso del museo.

Il Museo Villa Urania ospita la più alta concentrazione di capolavori della maiolica di Castelli prodotti tra il Manierismo e il Neoclassicismo, ovvero i secoli di maggior fioritura artistica della produzione castellana. Questa bella villa di fine Ottocento, fatta edificare in stile eclettico dai baroni Treccia di Loreto Aprutino, è l’unico museo abruzzese in cui poter osservare più di 15 opere di Francesco Grue e quasi 30 opere di Carl’Antonio Grue, che documentano l’evoluzione pittorica – dal periodo giovanile alla piena maturità – di questi protagonisti della più fiorente stagione artistica castellana, il Barocco. Il Museo infatti ospita 150 antiche maioliche di Castelli della collezione Raffaele Paparella Treccia costituita, con criteri estremamente selettivi, in quasi quaranta anni di ricerca e di studi dal Professor Raffaele e da sua moglie Margherita Devlet, ai quali è intitolata la Fondazione che gestisce il Museo.
Solo qui, dunque, è possibile ammirare grandi vasi molto rari del bellissimo repertorio del “Maestro dell’Annunciazione”, degli anni ’80 del Cinquecento, che include esemplari istoriati di uno splendido corredo da farmacia e la grande coppa ad alto piede – usata come rinfrescatoio – appartenuta ad un raffinato servizio da mensa in maiolica, di cui è noto solo un altro esemplare cinquecentesco. Si tratta di opere realizzate nel cosiddetto stile dei “bianchi” di Castelli, probabilmente in una bottega dei Pompei. E ancora, altrettanto famosi pezzi delle botteghe Grue e Gentili realizzati in età Barocca per illustri famiglie della nobiltà italiana, insieme a celebri maioliche rococò solo recentemente attribuite alle botteghe castellane De Martinis e Fuina. Spicca la esposizione scenografica della “credenza” di piatti istoriati barocchi di Castelli, con le armi del committente, – la più completa che si conosca – costituita da 19 esemplari tra medi, grandi e piccoli, della seconda metà del ’600, provenienti dalla bottega del maestro Francesco Grue, lumeggiati in oro, esposti al pubblico tutti insieme tracciando uno scenario di lusso e ricchezza. Fra le rarità, tre opere firmate da Francesco Grue, una delle quali mostra il più antico stemma di famiglia di questa illustre dinastia di ceramisti castellani. Veri e propri effetti pittorici, invece, e grande varietà cromatica nelle scene del Vecchio e del Nuovo Testamento che troviamo, abilmente collegate l’una all’altra, nella coppia di grandi vasi istoriati da consolles di Carl’Antonio Grue, che hanno decorato un salone del castello di Schonbrunn a Vienna, quando appartenevano a Leopoldo I d’Austria (1640-1705). Nel corso del XVIII secolo sono pervenuti ai Savoia che li hanno esposti per anni nel castello di Stupinigi, presso Torino. In questo caso siamo davanti agli esemplari di maggior pregio del Museo, che dimostrano come con Carl’Antonio Grue la maiolica di Castelli abbia assunto una fama internazionale e sia stata apprezzata da alcune delle più importanti corti europee. Di eccezionale interesse sono anche il più antico esemplare castellano di zuppiera “da parata” – seicentesco – con una bellissima forma barocca e alcuni superbi esempi di ornato a paese dipinti da Carl’Antonio all’inizio del Settecento. Molto pregevole anche il nucleo di opere dipinte dal Dr. Francesco Antonio Saverio Grue, che annovera due grandi mattoni istoriati, rispettivamente con un paesaggio arcadico ed una scena mitologica, e due grandi albarelli –vasi cilindrici da farmacia– finemente istoriati, appartenuti al famoso corredo della certosa di S. Stefano del Bosco, in Calabria. Ricco di rare testimonianze il nucleo di maioliche settecentesche dipinte dagli altri maggiori esponenti dei Grue e dai protagonisti delle famiglie Gentili e Cappelletti. Grande rinnovamento emerge visitando la sezione tra Sette e Ottocento, quando la produzione di Castelli guarda lontano e recepisce dalla Francia nuovi motivi internazionalizzando il suo stile. È il caso della brocca col relativo bacile, finemente dipinti da De Martinis con fiori, frutti e insetti fra ornati rocaille. In questa sezione si può ammirare anche l’eccezionale vaso da “parata” di gusto rococò, decorato da Gesualdo Fuina con santi, cartelle istoriate, rocaille e arricchito con motivi a rilievo (è noto solo un altro esemplare simile). Piena di spunti e novità l’offerta di servizi museali tra i quali la possibilità di prendere parte ad una serie di percorsi tematici, che traggono spunto dalla varietà tipologica e stilistica della Collezione, per analizzare l’arte della maiolica castellana da più punti di vista. Si possono così conoscere lo studio dell’iconografia, il rapporto con l’incisione e la stampa, l’evoluzione plastica e diversi altri aspetti. Alcuni dei percorsi sono trattati brevemente negli specifici approfondimenti tematici che seguono. Ogni anno il Museo attua un programma di attività didattiche finalizzato ad avvicinare i bambini all’arte e porta avanti iniziative culturali tese a divulgare e valorizzare la maiolica abruzzese e, più in generale, il patrimonio artistico regionale. Così il Museo ospita annualmente una grande mostra sulla pittura abruzzese dell’Ottocento o del primo Novecento, un appuntamento molto atteso e richiesto dai visitatori. Inoltre, la Fondazione Paparella Treccia promuove studi e pubblicazioni, tra cui i tre volumi monografici sui protagonisti della maiolica castellana barocca – Francesco, Carl’Antonio e il Dr. Francesco Antonio Saverio Grue – realizzati dopo un lungo e articolato lavoro di ricerca e documentazione.

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