2 marzo 2018

Oggi, venerdì 2 marzo, alle ore 18:00, al Circolo Aternino di Pescara, un appuntamento da non perdere

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Venerdì 2 marzo, alle ore 18:00, sarà presentata a Pescara l’ultima ristampa del libro di Enrico Di Carlo, “Gabriele d’Annunzio e l’enogastronomia della memoria” (Verdone editore), nei saloni del Circolo Aternino, in piazza Garibaldi. Introduce Andrea Lombardinilo. Durante l’incontro, Franca Minnucci leggerà alcuni brani dannunziani. Al termine, l’Istituto Alberghiero “De Cecco” offrirà una degustazione di piatti ispirati alla tradizione gastronomica abruzzese.

Il successo delle prime due edizioni del libro (2010), e della terza del 2013, ci ha indotto a ristamparne l’ultima emendata di alcune inesattezze storiche, chiarite grazie a recenti studi, e arricchita di nuove fonti bibliografiche.

La fortuna di questo lavoro è sicuramente dovuta al fatto di aver presentato un d’Annunzio bel lontano dall’eroe, dal poeta-soldato, dal Superuomo, ma molto più intimistico, quasi famigliare che si lega alla regione natia attraverso i profumi semplici di una cucina che povera lo era realmente. La mentuccia, il cacio pecorino, il salamino pepato della Maiella, le triglie allo spiedo, il brodetto di pesce alla vastese, i maccheroni (che non sponsorizzò) di Filippo De Cecco rinnovano, di volta il volta, la nostalgia e il ricordo della propria Mamma, della propria Casa, della propria Terra.

Lo avevano capito gli amici abruzzesi a lui più cari che gli inviavano il Parrozzo, l’Aurum, la porchetta, l’Amaro Majella, perché potesse sentirsi meno solo nella immensa solitudine del Vittoriale, soprattutto alla vigilia delle feste di Pasqua e di Natale.

D’Annunzio astemio e (forse) parco nel mangiare si fa leggere, in queste pagine, con interesse, con simpatia, probabilmente strappandoci il sorriso come davanti all’impresa ardua di cucinare una enorme frittata con trentatre uova. Ma riesce anche a commuoverci nel suo infantile attaccamento all’Abruzzo del quale succhia ancora la parte più genuina così come fa il neonato attaccandosi al seno materno.

L’Editore

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