3 giugno 2019

Ordire la terra. Sarà questo il tema attorno al quale ruoterà la nuova edizione di Paesemadre, l’originale manifestazione culturale organizzata dall’associazione Lauretana con la direzione artistica del Teatro del Paradosso, in programma a Loreto Aprutino (PE) da venerdì 5 a domenica 7 luglio 2019.

Veduta della chiesa di S. Maria in Piano a Loreto Aprutino (ph. Ivan Masciovecchio)

Veduta della chiesa di S. Maria in Piano a Loreto Aprutino (ph. Ivan Masciovecchio)

Tre giorni per riflettere su come i movimenti migratori abbiano scombussolato l’abitare nei paesi, ma anche su come coloro che restano si ingegnano a cercare vie nuove per riempire quei vuoti di narrazioni. Il centro storico del borgo vestino diventerà quindi telaio e le storie una trama tessuta sull’ordito di attese, partenze e ritorni di viandanti audaci e ostinati.

Con il programma dell’evento ancora in via di definizione, così gli organizzatori presentano la rassegna: «Migranti siamo. Quelli dei secoli scorsi, muratori senza casa, ciabattini senza scarpe, contadini senza terra, che hanno solcato oceani in viaggi della speranza, inseguito rotaie fin dentro le miniere, impastando sudore e fatica per lavare la macchia della miseria. Quelli del nuovo millennio. Non ciabattini, non contadini, ma gente facoltosa, professionisti, inglesi, irlandesi, scandinavi. Hanno acquistato case nel centro storico e le hanno ristrutturate. O ci hanno provato. Sono arrivati anche giovani ad abitare le dimore dei loro genitori; per restare».

Giacomo Vallozza in scena (ph. sito teatroparadosso.it)

Giacomo Vallozza in scena (ph. sito teatroparadosso.it)

«C’è anche un’altra migrazione: quella di uomini e donne dei paesi dell’Est, d’Europa e non solo, che hanno trovato casa e lavoro nei piccoli centri, nelle contrade, nelle campagne. Altri infine solo in transito. Questa nuova collettività è per noi una sfida. Significa rimodulare i confini di una comunità, metterla in discussione, presuppone un confronto. Implica un atteggiamento che può essere definito con una sola parola: accoglienza. E dove c’è accoglienza c’è anche bellezza».

PrintFriendly and PDF