27 luglio 2011

Capitale centenaria dello sci del centro-sud d’Italia, Roccaraso si concede al suo visitatore vestendosi di bianco e rivelando, tra le montagne, la lunga tradizione che ha solcato le sue nevi

di Jenny Pacini , foto di Marcello Olivieri

SONY DSCPer gli sportivi appassionati dell’alta quota, per le famiglie, per gli amanti della montagna d’estate e d’inverno e per gli inguaribili romantici che si lasciano incantare dal bianco abbacinante della neve, l’Abruzzo ha in serbo Roccaraso (Aq), un antico patrimonio naturalistico e culturale. Nel Parco Nazionale della Majella, alla sinistra dell’alto corso del Fiume Sangro, con il centro adagiato sul piano di Cinquemiglia, il comune di Roccaraso ha una posizione geografica fortunata, per secoli crocevia per la transumanza e i commerci.
Il paese fa parte del comprensorio degli Altopiani Maggiori d’Abruzzo (Pescocostanzo, Rivisondoli e Rocca Pia) e rappresenta uno dei bacini sciistici più frequentati d’Italia, punto di riferimento dell’Appennino centromeridionale. Nel 2010, Roccaraso ha compiuto ben cento anni di storia sciistica. La capitale del turismo invernale del centro-sud Italia ha così festeggiato un percorso che parte nel 1910, tra salite e discese, personaggi illustri, slalom e nevicate. La manifestazione è stata l’occasione per annunciare i Campionati mondiali juniores di Sci alpino che si terranno nel 2012. E questo paese abbracciato dalle montagne, saprà accogliere degnamente un appuntamento di tale portata, con un comprensorio sciistico che vanta 36 impianti di risalita, collegati da circa 140 Km di piste. Non manca la possibilità di fare escursioni estive, sci di fondo e pattinaggio: il Palaghiaccio di Roccaraso è una struttura moderna e specializzata.
Nella sua storia, Roccaraso ha visto una moltitudine di manifestazioni importanti. Come ricorda Ugo del Castello nel libro: “Roccaraso: due solchi sulla neve lunghi 100’anni”, edizioni Paolo de Siena), tutto cominciò a Roccaraso nel 1897 con “il carro di ferro del nuovo mondo”, il treno che portò su quelle montagne tanta fortuna, grazie alla lungimiranza di Giuseppe Andrea Angeloni, deputato e sottosegretario del ministero dei Lavori pubblici, che volle incrementare le linee ferroviarie abruzzesi. Roccaraso era un paese isolato, perlopiù dedito alla pastorizia e all’agricoltura, dove le dure giornate invernali costringevano i suoi abitanti vestiti di nero a sfidare briganti e bufere e qualche volta a ritrovarsi a teatro. Con l’arrivo dei binari giunsero dalla Svizzera, dalla Germania e dalle Alpi, i primi viaggiatori affascinati dagli altopiani, dall’architettura e dai monumenti dell’antico abitato di Roccaraso e dei paesi limitrofi, ospitati nelle case nobiliari.
In seguito, nacquero delle vere e proprie strutture ricettive, come il Palace Maiella e il Montemaiella, che accoglievano i sempre più numerosi visitatori stranieri, romani e napoletani d’alto rango, che amavano i boschi e l’aria salubre di quel paesino, una volta sperduto. Il 1910 fu un anno che rivoluzionò per sempre Roccaraso perchè il treno portò i primi skiatori: gli alpini ed i fratelli norvegesi Smith, in occasione del primo Convegno Invernale Sportivo del Mezzogiorno. Ai roccolani piacquero molto quegli attrezzi strambi: trampolini, slittoni e ski, che così si chiamavano una volta. Al piacere delle escursioni estive si aggiunse così una nuova prospettiva turistica e sportiva, tra le nevi delle alte montagne abruzzesi, si poteva scivolare a perdifiato su due lunghe strisce sottili e piatte di legno.
In quegli anni pionieristici la figura di Umberto di Savoia che scorrazzava abitualmente tra piste e rifugi, fu di enorme attrazione sia per altri nobili che per semplici sciatori. E Roccaraso ha riconosciuto questo importante contributo dell’ex Re d’Italia, Umberto II, tanto da conferirgli nel 2003 la cittadinanza onoraria alla memoria.
Dopo la prima Guerra mondiale, alcuni giovani roccolani appresero nuove tecniche sciistiche, grazie all’addestramento di alcuni alpini, e costituirono nel 1922 uno Ski Club che avrebbe organizzato delle gare, anche in vista della numerosa presenza di alberghi che avrebbero potuto ospitare un gran numero di atleti. Grazie alla nascita dello Ski Club, ebbero modo di distinguersi numerosi atleti autoctoni, che nei decenni successivi raggiunsero risultati apprezzabili a livello nazionale. Oggi lo Sci Club è ancora molto attivo ed ospita molti bambini. Inoltre, la Scuola di Sci Roccaraso fu la prima ad essere riconosciuta dalla Federazione Italiana.
Se il visitatore parte dal centro di Roccaraso e sale verso l’Aremogna, può intravedere ancora il maestoso trampolino Roma, come suggerisce sempre Ugo del Castello, o meglio, ciò che ne rimane, visto che se l’è ripreso la natura con la sua rigogliosa vegetazione. Da lì, in passato, certi sciatori spiccavano dei salti, dei voli d’angelo, come dimostrano le foto in bianco e nero che li immortalano in aria. Erano i saltatori olimpici.
A consacrare la vocazione turistica di Roccaraso fu il 1938, con l’arrivo di una serie di treni carichi di ben quindicimila sciatori, che invasero le piste, gli alberghi e le case. Tra i suoi ospiti di eccezione, il paese accolse anche Italo Balbo, grazie al quale Roccaraso può vantare un primato particolare. L’aviatore infatti, nel 1930, tra la neve roccolana, ha sperimentato il primo aereo con gli sci. La seconda guerra mondiale distrusse Roccaraso e la sua popolazione sfollò a Sulmona, ma grazie all’onorevole Spataro la ricostruzione negli anni ’50 fu abbastanza veloce e la località ebbe modo di risorgere. Roccarso racchiude in sé tanta ricchezza sotto tanti punti di vista: anche il palato del visitatore ne rimane estasiato, celebri i cazzarielli e faciuol, i cavatielli – gnocchi – e le gustose carni montane abbinate alle erbe aromatiche dell’Aremogna, con patate della Conca del Fucino. Per dirla con le parole del suo primo cittadino, Armando Cipriani, Roccaraso ha una grande storia e dunque: “Ne dobbiamo essere orgogliosi e tramandarla alle nuove generazioni per far sì che imparino a rispettare gli immensi sacrifici di chi ci ha preceduti e ad amare ancor di più la loro terra d’origine”.

Articolo pubblicato (Gennaio-Marzo 2011) sulla rivista Tesori d’Abruzzo trimestrale di turismo, cultura ed enogastronomia

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