28 gennaio 2018

Pescara compie novant’anni dalla sua storica unione. Il suo sviluppo si è sempre contraddistinto per la sua dinamicità e modernità, elementi ricorrenti per coloro che la visitarono e la vivono tutt’oggi.

Testo di Greta Massimi   Foto di Gino Di Paolo

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Una veduta del lungomare di Pescara

Nel 2017 Pescara festeggia il suo 90° compleanno. L’articolo 4 del decreto legge, emanato il 2 gennaio 1927, sancì l’unione dei due centri urbani a cavallo del fiume: Castellamare Adriatico a nord e la Pescara storica a sud, divisione in cui era originariamente ripartita la città. Nello stesso anno Pescara diventerà quarto capoluogo della Regione Abruzzo. “Modernità” e “incapacità di conservazione”, sono i costanti denominatori che ricorrono nelle pagine di giornalisti e di intellettuali che visitarono Pescara. Proprio attraverso di essi si possono ripercorrere alcune tappe significative della sua storia. Guido Piovene in Viaggio in Italia, scriverà che in Abruzzo «emerge il prodigio di Pescara nuova, uno dei fatti straordinari dell’Italia del dopoguerra. Dopo la guerra, infatti, questo grosso centro si è raddoppiato. La città nuova sulla costa a settentrione della vecchia, oltre il ponte sulla Pescara, sorse da una colonia di ferrovieri quando nacque la ferrovia; che, notiamolo di passaggio, avendo generato la città moderna, ne divenne la croce, perché la taglia in tutta la sua lunghezza. Si pensa alle città del Far West, che sono appunto traversate dal treno. Ma anche nell’insieme Pescara è una città americana in Italia […]Può espandersi senza limite per addizioni successive, come Los Angeles». E anche Giorgio Manganelli nella Favola Pitagorica dirà di Pescara: «Sembra aver cancellato i secoli che l’hanno preceduta […]. So che Pescara non ama coltivare pie memorie; ha fretta; pensa al domani; non è una città nostalgica. Quando ho chiesto all’albergo la piantina della città, mi han dato un biglietto rettangolare, e sopra era disegnata una rete di strade ad angolo retto. Pescara tra la stazione e il mare è un reticolo progettato da un geometra accanito. Chi ha in mente le strade tortuose, i viluppi dei borghi, delle città abruzzesi, non può non cogliere in questa geometria astratta una volontà di razionalità […]. Ecco, Pescara non ha rughe. Forse è giovane; forse la sua cosmesi edilizia è efficace; forse è precipitosa». Quasi totalmente rasa al suolo dalla seconda guerra mondiale, Pescara doveva essere ricostruita. Intorno alla fine degli anni Quaranta fu chiesto all’architetto Luigi Piccinato di occuparsi del piano di ricostruzione della città. Presentato e mai varato, l’architetto aveva improntato il suo lavoro con caratteristiche che guardassero alla “città giardino”, una città balneare volta a soddisfare gli aspetti commerciali e soprattutto turistici del settore terziario. Ma la città nodo di trasporti, con aree industriali da sviluppare, prese un’altra strada, dando luogo ad una ricostruzione un po’ “caotica”. Piovene ha ben descritto la situazione della città: «Nella vallata del Pescara, tra Pescara e Chieti, sono sorte le vere industrie dell’Abruzzo, come la Montecatini, la Nobel e la Cellulosa d’Italia, […] il grande agglomerato urbano è soprattutto mercantile, e la speculazione e il commercio sembrano prevalervi . E Manganelli sottolinea che «Pescara non è la città più alacre d’Abruzzo solo da oggi; l’archeologia industriale rintraccia fonderie e industrie ottocentesche. Sono questi i veri monumenti di Pescara».

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L’Aurum – Piazzale Michelucci

È utile ricordare come anche uno degli edifici “simbolo” di Pescara, l’Aurum, il cui embrione fu il Kursaal (nome coniato da Gabriele d’Annunzio), progettato dall’architetto Liberi, inaugurato nel 1910, era stato costruito allo scopo di dar vita a un vivace rione balneare all’interno del progetto di riqualificazione della zona della Pineta. Intento abbandonato soprattutto a causa della guerra e che, nel 1919, si preferì destinare a “sede” delle distillerie dell’Aurum (noto liquore abruzzese). Per far fronte alla crescita di questa azienda, il complesso strutturale subì un ampliamento che si sviluppò proprio attorno al Kursaal. L’architetto fu Giovanni Michelucci. Dopo la chiusura della distilleria, avvenuta negli anni Settanta, l’edificio venne recuperato di fatto nel 2007 ed oggi è luogo di eventi culturali. Importante per la città anche l’aspetto agonistico e sportivo volto alla modernità in senso lato. Ricordiamo a tal proposito la “Coppa Acerbo”, importante gara automobilistica che, dopo la seconda guerra mondiale, prese il nome di “Coppa città di Pescara”. Essa si svolse in città dal 1924 al 1961, istituita in onore dell’eroe abruzzese Tito Acerbo. In un’intervista riportata in Fatiche e sogni, gente d’Abruzzo, Edoardo Tiboni ricorda il clima festoso di cui si animava la città in occasione del Gran Premio di Formula Uno e di come a «Piazza Duca c’erano i box. Si ricorda il Gran Premio del 1957. C’era per Corso Umberto tutta una sequenza di orchestrine, di cui la prima si esibiva nel Caffè Tempera, poi le altre al Caffè D’Alessandro, al Caffè D’Amico e così via, per tutto Corso Umberto fino alla riviera».

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Stadio Adriatico “Giovanni Cornacchia” – colonne di Piccinato

Per non parlare del calcio e dell’inaugurazione dello Stadio Adriatico “Giovanni Cornacchia” avvenuta nel ’55. Il progetto iniziale fu ideato dall’architetto Piccinato che dal punto di vista architettonico rese la struttura “all’avanguardia” per il tempo, con la soluzione ad archi adottata per il sostegno delle tribune, meglio note come le “colonne di Piccinato”. Pescara inoltre divenne importante come luogo di cultura. Nel ’59 venne istituita la sede abruzzese della RAI che determinò le condizioni per realizzare le prime trasmissioni giornalistiche e culturali, oltre ai notiziari radio. L’Università sorse di lì a poco. Istituita nel 1965 come “Libera Università Abruzzese degli Studi “Gabriele d’Annunzio””, diventerà statale nel 1982 con la sede legale, il rettorato e la facoltà di lettere e filosofia a Chieti e la facoltà di economia e commercio e il corso di lingue e letterature straniere a Pescara. In questi anni, nella città adriatica, si conteranno almeno ventidue gallerie d’arte e diversi cinema. Un momento di grande prosperità per gli artisti locali e di polo di attrazione per quelli “forestieri”. Fu un periodo anche di scelte controverse. Come non ricordare l’abbattimento del teatro Pomponi, costruito nel ’23 e abbattuto nel ’63. Esso contava più di mille posti, costituiva il cuore “cultural mondano” della città rinata dopo la Grande Guerra.

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Teatro d’Annunzio e la Stele dedicata al poeta Gabriele d’Annunzio

Nello stesso anno della sua demolizione, sorse invece il Teatro d’Annunzio e la stele dedicata al poeta, suo vivente simbolo cittadino. Esso si presenta attualmente come un’arena all’aperto, costruita nel 1963 nell’anniversario della nascita del poeta. Si trova all’interno della Pineta Dannunziana e dispone di 3000 posti a sedere. Ancora oggi ospita importanti manifestazioni come la cerimonia di premiazione dei Premi Flaiano, la rassegna Pescara Jazz, spettacoli quali opere liriche, balletti, concerti. Adiacente all’arena vi è l’Auditorium Flaiano, coperto e attivo tutto l’anno. Critiche a Pescara non mancarono. Il giornalista Giorgio Bocca definì Pescara come «un luna park chiassoso e volgare» e Manganelli nel descrivere l’anima commerciale della città, sottolineava «Gran bei negozi, a Pescara. Roba fine. Vestiti, scarpe, tante scarpe da calzare tutti i piedi abruzzesi, valigie, mobili, e molto odore di dolci, la mattina, che ingentilisce gli spigoli delle case. C’è la sensazione di un posto voglioso di vita, narcisista, un po’ frettoloso, ma goloso, alacre, indaffarato». A tal proposito si può concludere ricordando la costruzione della nuova Stazione Centrale di Pescara avvenuta negli anni Settanta. Fu una delle prime opere in cemento armato precompresso realizzate in Italia dalle Ferrovie dello Stato. Nel 1927 con la fusione delle due città, la stazione ferroviaria assunse il nome di “Pescara Centrale”. A pennello sembrano calzare le parole di Piovene: «Unica in Italia, una città ribollente, confusa, in cui uomini e gruppi affluiscono, si addizionano, si accavallano come onde […] Mescolandosi insieme e unendosi ad altra gente di provenienza eterogenea, si sta formando un nuovo carattere umano, un tipo d’abruzzese portato a speculare, ambizioso di far danaro, amante di comodità moderne». Concludendo si può affermare come ogni luogo rispecchi le esigenze, lo stile di vita e la voglia di crescere e di cambiare, nonostante le difficoltà e i periodi bui, come la guerra o le crisi economiche, o la voglia di aggregarsi (emblematico il referendum), cercando di migliorare e di superare i propri limiti.

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Il Ponte Flaiano (ph Giancarlo Malandra)

Dichiarazione del Vicesindaco del Comune di Pescara, Avv. Antonio Blasioli

«Il Ponte Flaiano viene inaugurato in occasione dei 90 anni della nostra città, ancora giovane per il suo nuovo assetto urbano. L’opera è esempio di architettura avveniristica e nasce per consolidare i due territori storicamente e culturalmente distanti fra loro: la Vecchia Pescara e Castellamare. Così il fiume, che ha sempre rappresentato semanticamente un elemento di confine, acquisisce, rispetto al passato, il nuovo significato simbolico di elemento di congiunzione e fusione di due territori oggi culturalmente ed economicamente uniti».

Dichiarazione del Saggista, Dott. Licio Di Biase

«La nostra città deve approfittare di ogni circostanza per riflettere sul proprio passato e non per un fatto accademico o nostalgico. Questa città, dalla memoria corta o smemorata, non si fa scrupoli circa la scarsa conoscenza del proprio passato e lo testimoniano i tanti abbattimenti anche degli ultimi anni: dalla stazione di Porta Nuova alla Centrale del latte fino al recente abbattimento della Filanda Giammaria. Allora, anche questi novant’anni sono utili, per ricordare che la città rischia di non essere solo “dinamicamente moderna”, ma anche “dinamicamente autodistruttiva”».

 

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