13 settembre 2013

Sembra ormai certo che il nostro futuro sarà sempre più fatto di megalopoli. Le nostre campagne saranno sempre meno abitate e il territorio rurale sempre più abbandonato. Fino alla metà del XIX secolo, solo il 10% della popolazione mondiale viveva in ambiente urbano. Dal 2008
la popolazione mondiale che vive in aree urbane ha superato quella che vive nelle aree rurali

testo a cura della redazione, foto di Roberto Cilli

La bella addormentata,tramonto Gran Sasso

Questa corsa verso le città sembra inarrestabile. In Italia la popolazione urbana è passata dai 25 milioni di persone del 1950 ai 40 milioni del 2010. Questo abbandono delle aree rurali porterà a conseguenze sociali, politiche, economiche e ambientali difficilmente prevedibili ma sicuramente di forte impatto. Ragioniamo un po’ sopra questo fenomeno, sulla sua importanza e su come sia possibile contrastarlo. Lo spopolamento rende la nostra campagna molto più vulnerabile. Meno popolazione significa insostenibilità dei servizi essenziali come ad esempio le scuole, il piccolo commercio, la sanità locale e i trasporti pubblici. Senza questi servizi la vita nelle aree rurali diventa poco appetibile e l’abbandono può solo aumentare. Solo la presenza di giovani può garantire la sopravvivenza di un tessuto sociale in ambito rurale. Possono essere loro i futuri imprenditori rurali e diventare la nuova generazione che oltre a produrre il nostro cibo si prenda cura del nostro meraviglioso territorio. La presenza di popolazione in ambito rurale è però cruciale non solo per la produzione degli alimenti a noi necessari ma per innumerevoli motivi, come il “presidio” del territorio e del suo assetto idrogeologico, della biodiversità, solo per citarne alcuni. Le zone rurali hanno dunque bisogno del ritorno dei giovani. Senza i giovani la nostra campagna è in grave pericolo. La Politica di sviluppo rurale riconosce e promuove l’importanza di sostenere i giovani agricoltori nelle zone rurali attraverso il Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale (FEASR). Il FEASR contribuisce a migliorare l’attrattività per i più giovani che possono individuare le aree rurali come un luogo dove poter felicemente vivere e lavorare senza sentirsi isolati. Un primo contributo è il finanziamento destinato alla diffusione della Banda Larga, ossia l’accesso veloce a internet, nelle zone rurali. Una connessione a internet veloce può rendere facilmente visibile l’offerta dei propri prodotti e servizi annullando di fatto le distanze e consentendo di interagire in tempo reale con i potenziali clienti. Ormai non si può più pensare di vivere senza internet. I giovani sentono la necessità di stare sempre “online” ma una volta connessi poco importa dove si trovano. Le vie di comunicazione, sempre più veloci, permettono inoltre di raggiungere il centro della città più vicina con lo stesso tempo che, a causa del traffico cittadino, si impiega dalla periferia al centro di una grande città. Occorre disabituarsi dal pensare che sia normale passare due o tre ore della nostra giornata imbottigliati nel traffico dentro le nostre comode automobili o negli scomodi mezzi di trasporto. Pensiamo al futuro e immaginiamoci di poter lavorare se non a casa almeno nel giro di pochi chilometri. Molti giovani hanno già accettato la sfida e sono rimasti o sono ritornati in campagna. Qui ci sono ancora possibilità per sviluppare idee imprenditoriali di successo e al tempo stesso vivere con minor stress la vita quotidiana. Vivere nelle aree rurali permette di avere un contatto diretto con la natura e di usufruire di piccole gioie che la vita di città non permette. Il FEASR supporta poi direttamente l’insediamento in agricoltura degli “under 40” con una specifica misura attuata tramite il Programma di Sviluppo Rurale della Regione Abruzzo. L’aiuto vuole favorire la risposta alle specifiche sfide per i giovani che cercano di inserirsi nel settore agricolo, incoraggiandoli a rimanere a vivere, o trasferirsi, e lavorare in zone rurali, creando nuove opportunità di lavoro (soprattutto per i giovani qualificati) e la promozione e sviluppo di servizi che possono contribuire ad un aumento complessivo della vitalità sociale ed economica delle zone rurali. Inoltre sono previste per loro delle priorità per accedere a finanziamenti strutturali destinati all’ammodernamento delle aziende. Sono inoltre previste misure di formazione e consulenza per accrescere le loro competenze. Sono finanziabili anche le misure per la diversificazione con cui è possibile iniziare piccole attività di artigianato, agriturismo, fattorie didattiche e sociali che permettano di integrare il reddito e renderlo interessante. È sufficiente ciò per far si che non ci sia una fuga dalla campagna e un trend positivo di migrazione di giovani cittadini verso le aree rurali? È pensabile di rivedere di nuovo popolati molti borghi ormai prossimi all’abbandono? Forse, ma c’è bisogno di una attenta politica che possa trattenere i giovani che già abitano nelle zone rurali e al tempo stesso creare quel sostanzioso flusso di giovani dalla città alla campagna in grado di garantire il raggiungimento di quella massa critica di popolazione necessaria alla sopravvivenza delle nostre bellissime aree rurali. La Regione Abruzzo nell’attuale programmazione 2007-2013 ha finanziato l’insediamento di oltre 1000 giovani in agricoltura. Questa opportunità di ricambio generazionale ha permesso la creazione di nuove e moderne aziende che, oltre a importanti ricadute in termini economici ed occupazionali sul territorio, costituisce uno stimolo per tanti altri giovani. Anche per il prossimo periodo 2014-2020, la Direzione Politiche Agricole della Regione Abruzzo nel nuovo Programma di Sviluppo Rurale, in via di preparazione, intende continuare a favorire il ricambio generazionale dando priorità ai giovani nell’accesso al Fondo Europeo Agricolo per lo Sviluppo Rurale dell’Unione europea.

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