7 novembre 2017

Sulmona, un gioiello nel cuore dell'Abruzzo, incorniciata dalla bellezza della natura e dei suoi monumenti, è una città vivace che quest'anno festeggia Ovidio "un fantasma armonioso, uno spettro loquace, una presenza elegante e di occulta tragicità, un che di delicato, di lieve, di insinuante"

Testo di Greta Massimi            Foto di Luca Del Monaco

imag. apertura

Piazza XX settembre con la statua di Ovidio e sullo sfondo il Campanile dell’Annunziata

Nel 2017 ricorrono i bimillenari della morte di due autori, lo storico Tito Livio e il poeta Publio Ovidio Nasone. Di quest’ultimo vogliamo parlare. Autore “abruzzese”, nacque a Sulmona il 20 marzo del 43 a.C. da una facoltosa famiglia appartenente al rango equestre. Di Ovidio non abbiamo una tradizione biografica; fonte principale della vita sono le sue stesse opere, e anche la sua data di morte è discussa (17 o 18 d.C.). Svetonio, nelle Vite dei poeti, si limita a scrivere: «Ovidius Naso nascitur in Paelignis» perché Ovidio stesso, pur citando talvolta Sulmona, amava definirsi Paelignus, o Paelignis natus, avvalorando ulteriormente il suo carattere che modernamente definiamo “abruzzese”. Nei versi della sua opera poetica Tristia (IV, 7-22) Ovidio scrive: «Mio fratello fin dall’adolescenza aveva attitudine per l’eloquenza, essendo nato per le forti armi del facondo Foro, a me, al contrario, fin da fanciullo piaceva il divino culto della poesia, che di nascosto mi trascinava nel suo lavoro. Spesso mio padre mi diceva: “Perchè vuoi dedicarti a una occupazione che non dà  alcun profitto? Persino Omero non ha lasciato alcuna ricchezza”». Un concetto assolutamente attuale dal momento che oggi si discute molto sul “valore” e sull'”utilità” delle materie umanistiche. Ma ci sono di monito proprio il successo e l’attualità  che riveste ancora ai nostri giorni Ovidio, che influenza tuttora il dibattito letterario europeo. Il poeta che a 12 anni, insieme col fratello Lucio (scomparso prematuramente), si recò a Roma per frequentare la scuola di retorica e per volere del padre intraprende la carriera pubblica, l’abbandonò presto per dedicarsi alla poesia rientrando a Roma dopo i viaggi in Grecia, Asia minore, Egitto e Sicilia, luoghi divenuti famosi per i miti che avrebbe narrato nelle sue Metamorfosi, opera definita da molti “l’enciclopedia della mitologia classica”. La sua straordinaria capacità  di comporre versi lo avvicinò al Circolo di Messalla Corvino e a quello di Mecenate, dove ebbe modo di conoscere i più famosi poeti del tempo, Orazio, Properzio, Tibullo e Virgilio. Ben presto divenne il poeta più letto e apprezzato, simbolo di un’epoca e di una società in cui, con le nuove generazioni, si sentiva perfettamente a suo agio ed esse con lui. Durante il principato augusteo si contrappongono due generazioni per l’antinomia dei valori morali, politici e sociali che esprimono. Anche in campo letterario è possibile riscontrare questa dicotomia che possiamo emblematicamente identificare con le figure di Virgilio e di Ovidio. Il primo, sperimentata la stagione delle guerre civili, cosciente del sacrificio della libertà  come pegno per il raggiungimento della pace, è partecipe della costruzione di un nuovo mondo di valori che trova la sua giustificazione nel principato. Il secondo, Ovidio, incarna invece la “generazione spensierata” vissuta sempre nella “tranquillità” garantita dall’ordine costituito. Se cardine dei costumi antichi era il “pudore”, espresso anche come personificazione divina, celebrato e venerato in età augustea e regolamentato da tre disposizioni di legge sulla morale pubblica, Ovidio in perfetta antitesi, crea un mondo di valori alternativo e irridente nei confronti delle leggi moralizzatrici del regime, nel quale si rispecchia la gioventù “dorata” e “viziata” del tempo. Basti pensare al riflesso che si ha in alcuni dei versi dell’Arte di amare (II, 275-278): «Si elogiano i bei versi, ma si pretendono doni costosi: / purchè sia ricco, anche un barbaro piace. / La nostra è veramente l’età dell’oro: con l’oro si comprano / i più elevati onori, con l’oro si procura anche l’amore».

affreschi

Ma le cose cambiarono drasticamente. Dopo il 2 a.C. e la “relegazione” che aveva travolto Giulia, Augusto mutò il suo atteggiamento di tolleranza verso gli intellettuali, ormai privi di coperture politiche. Ovidio venne relegato in esilio, per volere del princeps, a Tomi (oggi Costanza), sul Mar Nero nell’8 d.C. Nei suoi versi dei Tristia (II, 207- 208) recita: «Due cause hanno determinato la mia rovina, un’opera poetica e un errore, di quest’ultimo debbo tacere quale sia stata la colpa». Varie e discusse le ragioni dell’esilio. Se il “carme” è l’Arte d’amare in cui aveva contestato le leggi moralizzatrici di Augusto, l'”errore” è probabilmente da riconnettersi ai suoi trascorsi con Giulia, la figlia del princeps, che il poeta aveva cantato negli Amores con lo pseudonimo di Corinna e di cui probabilmente dovette vantarsi come oggi ha chiarito la critica più agguerrita. Il che non piacque a Tiberio, allora suo consorte. Preponderante è l’ipotesi che alla base della condanna ci fosse un fatto personale molto grave riguardante anche una cospirazione circa i membri della famiglia imperiale. Il poeta dovette lasciare Roma senza potervi fare ritorno nonostante le suppliche della moglie Fabia e degli amici. Così descrive nei Tristia quel terribile giorno (I, 1-4): «Quando m’assale il ricordo di quella tristissima notte, l’ultimo tempo che fu della mia vita romana, quando ripenso alla notte in cui tanti beni lasciai, lacrime amare ancora scendono giù dai miei occhi».

acquedotto

Acquedotto svevo

Non possiamo non parlare della città che diede i natali al poeta. Parlando di Sulmona, il Piovene di Viaggio in Italia dirà: «in nessuna città maggiore è venuto verso di me con tanta forza un Abruzzo di fondo». Situata al centro della Valle peligna, si affacciano al suo orizzonte il Gran Sasso, la Maiella, il Sirente e il Morrone. La città è nota nel mondo per le chiese medievali e la secolare tradizione nella produzione dei confetti. Piazza Garibaldi, o “Piazza Maggiore”, è una delle piazze più grandi d’Italia, cuore del mercato cittadino; è delimitata da eleganti palazzi signorili dei secoli XVI-XVIII e dalle ventuno arcate gotiche dell’acquedotto costruito da Manfredi. Al centro della piazza è posto un fontanone del XIX secolo. La piazza accoglie i più importanti momenti della vita cittadina, come la rappresentazione della Madonna che scappa, rievocazione narrativa, nella Domenica di Pasqua, dell’incontro tra Gesù risorto e sua Madre, la Madonna Addolorata. La cui statua, all’annuncio dato dai Santi Giovanni e Pietro, della Resurrezione, viene condotta di corsa verso la figura del figlio risorto posta sotto un baldacchino in fondo alla piazza. Nella corsa perde il manto nero, il fazzoletto, mostrando uno splendido abito verde mentre si levano in volo dodici colombe. Se tutto si svolge senza inciampi, la tradizione prevede un anno propizio; in caso contrario, sventure. La Giostra Cavalleresca, invece, si richiama a un’antica manifestazione rinascimentale, che ha luogo nell’ultimo fine settimana di luglio, vedendo la partecipazione dei quattro sestieri e dei tre borghi in cui si compone il territorio cittadino. I cavalieri si sfidano infilando le lance in tre coppie di anelli. Seguono la Giostra un corteo storico, la sfida dei capitani, e cene diffuse. Da piazza Garibaldi possiamo poi scorgere la Chiesa di San Francesco della Scarpa, riattualizzata – dopo un terremoto – in forme barocche con un’unica navata e due portali. Dell’antico edificio si conservano il portale gotico su via Mazzara e il magnifico portale laterale su corso Ovidio, fortemente strombato, da cui si accede agli ambienti ottocenteschi della Rotonda, attualmente adibiti a spazi espositivi. Tra le ultime mostre pittoriche ospitate ricordiamo VIVAM di Metamorphosis – Beyond the Shape e La strada dell’esilio del Museo d’Arte di Costanza con l’Accademia di Romania in Italia. All’interno della Chiesa di S. Francesco si ammira tra gli altri l’importante pala della Visitazione e gli stucchi di Pietro Piazzoli. La chiesa prende il nome dai frati che erano insolitamente calzati di scarpe. Il Monastero di Santa Chiara, di origine duecentesca, costruito per volere della Beata Florisenda da Palena che fondò la chiesa con annesso monastero delle clarisse, dopo il terremoto fu ricostruito nel centro storico, e la chiesa, dall’interno barocco, venne trasformata in un collegio dopo l’Unità d’Italia. Spiccano al suo interno la tela del Salini e una Gloria di Santa Chiara del Conca. Gli ambienti oggi ospitano il Museo Diocesano di Arte Sacra e la Pinacoteca comunale d’arte moderna e contemporanea connessa con il “Premio Sulmona”, rassegna di arte contemporanea. Il monastero di Santa Chiara è poi connesso nella tradizione alla produzione artigianale di confetti già nel XV secolo. Che in forma industriale si potenzia nell’Ottocento, mantenendo le antiche prerogative artigianali, legate a partire dal 1783 dal fondatore Berardino Pelino. Famoso il Museo dell’Arte e Tecnologia Confettiera del 1890 allestito nei locali della Fabbrica Pelino. Il Complesso della Santissima Annunziata è monumento nazionale dal 1902 e comprende la chiesa e l’annesso palazzo.

statua di ovidio smpe

Rappresentazione di Ovidio. La statuata si trova nel cortile del Complesso dell’Annunziata

La chiesa della SS. Annunziata, ricostruita dopo il terremoto in forme barocche, conserva il campanile del ‘500. Il palazzo della Casa Santa dell’Annunziata, con sovrapposizione di stili nella facciata, è considerato un capolavoro dell’architettura civile dell’Abruzzo tra gotico e rinascimento. Dall’ingresso principale, il Portale dell’Orologio, in stile gotico e relitto della parte primitiva, ci si immette in un androne che porta alla statua quattrocentesca del poeta Ovidio, rappresentato in abiti medievali che regge un libro su cui si legge “SMPE”, simbolo cittadino, formato dalle iniziali dell’emistichio Sulmo mihi patria est. All’interno del palazzo sono ospitati il Polo Museale Civico dell’Annunziata e il Museo del Costume popolare abruzzese-molisano e della Transumanza. Possiamo infine ricordare il monumento a Ovidio, dello scultore Ettore Ferrari, eretto nel 1925 al centro di Piazza XX settembre.

ercole curino

Riproduzione della Statuetta in bronzo di Ercole Curino

Dichiarazione del Sindaco di Sulmona,
Dott.ssa Annamaria Casini

Per Sulmona e il suo territorio sarà  un anno straordinario, ricco di manifestazioni ed iniziative di qualità. Il Bimillenario della morte di Ovidio, grande evento che durerà  fino ad Aprile 2018, è cominciato lo scorso Aprile con il prestigioso Convegno Internazionale di Studi Ovidiani, che ha ospitato 27 latinisti tra i migliori studiosi di Ovidio nel mondo, onorato dalla visita del Capo dello Stato, Sergio Mattarella. Malgrado le non poche le difficoltà  affrontate, l’amministrazione  comunale, con grande impegno ed entusiasmo, rende omaggio al Sommo Poeta, il quale, a duemila anni dalla sua scomparsa, conserva ancora intatto il suo mito e il suo fascino. E’ stata coinvolta la cittadinanza peligna, per realizzare un progetto che partisse dal basso, dalle proposte delle associazioni locali, allestendo un cartellone eventi con manifestazioni culturali di spessore, per arrivare a un livello alto con iniziative di respiro nazionale e internazionale. Ovidio non è solo di Sulmona, sua terra natìa, è anche di Roma, in cui visse, e di Costanza, l’antica Tomi che lo accolse in esilio fino alla morte. Questo anno straordinario del Bimillenario, quindi, vede, sotto lo stesso marchio “Ovidio 2017”, adottato dalle municipalità  italiane e romene, un programma eventi integrato tra le città protagoniste, al fine di rilanciare i territori, facendo leva su quella cultura che unisce, puntando a un turismo di qualità.

Dichiarazione del Responsabile della Commissione Organizzatrice “OVIDIO 2017”,
Prof. Raffaele Giannantonio

Il programma di manifestazioni Ovidio 2017 si è posto un molteplice obiettivo strategico: per volontà del Sindaco e grazie al lavoro della Commissione da me coordinata, si è operato il coinvolgimento diretto delle associazioni che costituiscono il ricco tessuto culturale di Sulmona, superando qualsiasi scelta di natura soggettiva. Si è poi istituito concretamente un rapporto con i centri del territorio, proponendo un’armatura culturale che costituisse la prima forma di organismo sovracomunale stabile, facendo dialogare tra loro le grandi voci d’Abruzzo. E’ questo il caso della manifestazione conclusiva del lavoro delle giurie popolari del Premio Nazionale “Benedetto Croce”, che il Comune di Pescasseroli ha deciso di svolgere a Sulmona. In terzo luogo si è operato per il recupero e la messa in rete degli spazi di natura culturale che, nonostante le difficoltà causate dai recenti eventi sismici, ospitassero eventi di altissimo rilievo, come il Convegno scientifico su Ovidio. Il valore internazionale di tale manifestazione, con professori di Cambridge, Oxford ed Harvard e la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, così come di tante altre attività svolte in special modo dal Liceo Classico “Ovidio” e di quello Scientifico “Enrico Fermi”, hanno infatti conferito al Teatro Comunale “Maria Caniglia” il significato di “Casa dei Sulmonesi”.

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