5 febbraio 2015

IN COLLABORAZIONE CON UNIVERSITÀ DI TERAMO E C.Ri.V.E.A. (CENTRO DI RICERCA VITICOLA ED ENOLOGICA D’ABRUZZO

“Per essere presenti e competere a livello nazionale e internazionale occorre innovare: per questo CITRA VINI ha voluto essere protagonista di questo grande progetto”: con queste parole, Valentino di Campli, presidente Clocandina-conferenza-Pescara-040215ITRA VINI, ha presentato il progetto di ricerca che porterà alla elaborazione di vini spumanti ottenuti sia con il Metodo Martinotti (o Charmat) sia con il Metodo Classico, dai vitigni autoctoni abruzzesi (Montepulciano, Passerina, Pecorino, Cococciòla, Montonico). Il progetto sarà realizzato da parte di CODICE CITRA, attraverso le sue associate e i soci vignaioli, con la partnership di C.Ri.V.E.A. e dell’Università di Teramo. Gli spumanti “ABRUZZO DOP” saranno presentati in tutto il mondo nel 2015 nella versione Martinotti (o Charmat) e, dopo un riposo sui lieviti di 36 e 48 mesi, nelle versioni Metodo Classico e Metodo Classico Millesimato. “Come Regione Abruzzo, ha ribadito Dino Pepe, Assessore alle Politiche Agricole, siamo molto orgogliosi di questo progetto e riteniamo che CITRA sia un esempio che vada seguito e riproposto, per la forza che esprime, la sua determinazione nel perseguire gli obiettivi e per la sua capacità di aggregazione: stare insieme per stare sui mercati, promuovere collettivamente ricerca e innovazione sono punti di forza che conferiscono valore aggiunto a tutto il mondo agricolo regionale”. “Siamo partiti dalla mappatura dei vigneti dove le cultivar autoctone sono allevate, distribuiti sui seimila ettari dei nostri soci vignaioli: finita la sperimentazione si identificheranno le aree e le uve migliori per produrre spumante, ha spiegato Lino Olivastri, enologo di CITRA VINI, coordinatore e responsabile del progetto, sottolineando l’ampiezza del lavoro e la meticolosità con la quale la sperimentazione viene effettuata: “La conduzione di studi e sperimentazioni sia su spumanti ottenuti con rifermentazione in autoclave che prodotti con metodo classicoimpegnerà il gruppo di lavoro per diversi anni, nel corso dei quali ogni bottiglia vivrà come un laboratorio: in ognuna di esse si realizzerà una particolare espressione dei territori, dei vitigni, delle tecniche di coltivazione e di vinificazione, in sintesi il terroir. Crediamo che l’Abruzzo DOP debba diventare un brand di promozione viticolo-enologica, quindi della Regione”. Alessandro Bocchetti, giornalista enogastronomico, è invece partito da una domanda: “Bollicine d’Abruzzo, perché? Per due motivi. Il primo è commerciale: a fronte di una richiesta sempre maggiore di bollicine espressa dal mercato, occorre sfruttare l’opportunità che ci si presenta. Il secondo è invece territoriale: in questa zona d’Abruzzo si sono da sempre prodotte basi spumanti e quindi possiamo parlare di un terroir vocato a questo tipo di vinificazione. Nelle degustazioni condotte finora, inoltre, è stato interessante vedere come vitigni e territori si caratterizzino a vicenda, in una dialettica stretta, quasi intima, tutta da decifrare. Il risultato sarà una maggiore conoscenza del territorio e delle tipicità, che consentirà di produrre spumanti con un approccio delicato da parte dell’uomo”. Gli aspetti più propriamente scientifici del progetto sono stati approfonditi da Giuseppe Arfelli, docente di Enologia all’Università di Teramo, che ha sottolineato come la produzione di vini spumanti sia molto impegnativa perché la presa di spuma è una fase in cui tutto il processo di vinificazione può essere messo in discussione: “Dalla vigna alla cantina, la sperimentazione è molto segmentata in analisi sensoriali, fisico chimiche, test finali sui consumatori, per giungere alla selezione dei lieviti e alla scelta tra la realizzazione di spumanti monovitigno o di assemblaggio, al fine di ottenere prodotti qualitativamente eccellenti”. Hanno concluso la presentazione Paola Di Gianvito (Università di Teramo, Dipartimento di Microbiologia), che ha illustrato l’importanza dell’identificazione e della selezione di lieviti a loro volta autoctoni, capaci di esaltare le peculiarità dei vitigni allevati nel territorio, e Maurizio Odoardi, in rappresentanza di C.Ri.V.E.A., che ha illustrato come il progetto rientri nello spirito che C.Ri.V.E.A. ha sempre promosso: collegare ricerca universitaria e mondo produttivo, finalizzando la ricerca stessa all’ottenimento di vantaggi concreti: “In questo modo, ha concluso è possibile acquisire finanziamenti pubblici, soprattutto di origine comunitaria”.

PrintFriendly and PDF