23 novembre 2014

Testo  Laura de Benedictis   Foto  Alessandro Petrini

Tra i monti e il mare è possibile compiere un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta delle radici dell aregione. Un percorso a ritroso attraverso il quale la città si restituisce a noi ricca di fascino e cultura.

L’Abruzzo è ricco di borghi e paesi il cui fascino si è propagato nel tempo. Sono piccoli gioielli incastonati in una meravigliosa natura le cui testimonianze del passato, giunte fino a noi, hanno permesso di rendere questo nostro territorio tanto accattivante e pieno di segreti che non aspettano altro che essere svelatI. Dalla Torre del suo Castello, Cepagatti guarda il mare e si fa proteggere da quelle forti montagne che sono un simbolo del nostro Abruzzo, mentre sospeso tra cielo e terra questo borgo ci parla di sé, delle sue tradizioni, della sua storia, del paesaggio che lo circonda, immerso com’è in quella valle del Nora, rigogliosa e fertile , che abbraccia tutto l’hinterland del pescarese. Un territorio ricco di segni che la storia ha lasciato impressi, che affascinano il visitatore e che dimostrano come tradizioni diverse si siano fuse per arrivare fino ai giorni nostri. Cepagatti  è perciò l’esempio palese delle molteplici visioni di un Abruzzo che sempre stupisce. C’è la Cepagatti romana, c’è il borgo medievale con il Castello ed i Signori del luogo, c’è un territorio fertile che tra vigneti e distese di grano dona prodotti che sono un fiore all’occhiello dell’enogastronomia nazionale; c’è, infine, quell’Abruzzo rurale visibile attraverso alcuni esempi, conservatisi in località Villareia, di case in terra cruda, simbolo di una civiltà contadina che almeno fino agli anni Sessanta del Novecento era uno dei volti più significativi di un’ Italia in via di sviluppo e non ancora industrializzata. Tante facce di una stessa medaglia che fanno della città di Cepagatti uno luogo da scoprire, da conoscere, da raccontare e da vivere.

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LA STORIA E IL CASTELLO MARCANTONIO

Tra i resti archeologici rinvenuti nella zona emerge un vero e proprio racconto delle antiche origini di questi luoghi, i quali sicuramente al tempo dell’egemonia di Roma dovettero essere sotto l’area d’influenza della popolazione dei Vestini. Tra le testimonianze del passato giunte fino ai giorni nostri ci sono i due grandi doli in terracotta rinvenuti nel 1970 e recanti il marchio del vasaio Panphilus magister; frammenti di opus reticolatum; cisterne di epoca romana che trovavano spazio all’interno della torre; e i resti di una villa romana che sorgeva dove poi fu dapprima eretto un castrum medievale e successivamente il complesso del Castello così come oggi lo conosciamo. Il castrum romano in epoca medievale passò sotto la dominazione longobarda e fu in questo periodo che vennero costruiti la torre ed il castello, allora un vero e proprio forte che doveva fungere da punto di controllo strategico dell’intera area. l luogo è oggi conosciuto come Castello Marcantonio, dal nome degli attuali proprietari, e passeggiando tra le sue stanze, come salendo su una sorta di macchina del tempo, si può avere l’occasione di compiere una visita straordinaria immergendosi nelle suggestive atmosfere di un’ epoca che fu. Qui infatti i secoli si sono inseguiti tra storia e leggenda e le mura di questo posto sembrano quasi le pagine di un grande romanzo storico in grado di raccontarci di giorni lontani tra dame e cavalieri. Dopotutto Roma, al decadere della sua potenza, al tramonto dei sui ultimi giorni, non avrebbe lasciato dopo di sé solo i famigerati secoli bui di oblio della civiltà, ma piuttosto il periodo successivo allo splendore dell’Impero Romano fu la necessaria base per quello che avvenne in seguito e le vicende che segnarono Cepagatti, tra feudatari illuminati che abbellirono e fecero crescere la città, ne sono una prova concreta. La torre ed il castello dunque furono edificati durante la dominazione longobarda sulle basi di una villa romana preesistente: due mondi e due grandi storie si sarebbero così in qualche modo fuse per restituirsi ad oggi quali simbolo del paese. Allora il Castello era un punto di passaggio fondamentale e chiunque si recasse di qui doveva pagare una sorta di pedaggio, tanto che la leggenda popolare vuole che dal “ci pagate”, proveniente dalle voci della guarnigione del forte, derivi l’attuale nome di Cepagatti. Secondo altre ipotesi le origini del nome si possono far riferire ai termini latini captus pagus (villaggio conquistato), cis pagus teatis (villaggio al di qua di Teate “Chieti”), o ancora alla parola “ceppaia”, che starebbe ad indicare un luogo ricco di fascine di rami secchi. Oggi però di quell’epoca resta di originale solo il torrione quadrato meglio conosciuto come la Torre Alex, dal nome di uno dei signori di Cepagatti della famiglia dei Valignani, che fu in epoca successiva inglobato in un’altra costruzione fino a prendere le caratteristiche odierne. La Torre Alex, probabilmente risalente al VI – VII secolo, domina l’intero profilo del paese e fu realizzata quale presidio dell’incrocio viario, nascendo dunque già in epoca bizantina quale punto di difesa del porto di Aternum (Pescara). In questo angolo dove il tempo ha lasciato la sua decisa impronta, si sono susseguite le vicende delle famiglie feudatarie del paese, la più importante delle quali fu proprio quella dei succitati Valignani, i quali ereditarono il feudo nel 1458 per successione di Antonio Profeta. La famiglia abitò il castello per circa quattro secoli contribuendo ad arricchire il paese e tutto il territorio circostante, modernizzandone l’economia attraverso il disboscamento dell’area e la concessione di  terreni ai contadini. Nel 1632 divenne signore di Cepagatti Alessandro Valignani, al quale quasi certamente fa riferimento il nome della Torre. Alla sua morte il feudo passò prima a Giacomo e poi a Federico, cui si può ricondurre la lapide datata al 1730 e conservata nell’atrio nel castello sulla quale si cita ad un restauro avvenuto proprio in quell’anno in occasione delle nozze di una delle figlie di Federico con il Duca Don Cesare Monticelli Della Valle. All’epoca di Federico inoltre risale uno dei periodi più floridi dal punto di vista culturale, dato che il marchese fu un illustre membro dell’accademia dell’Arcadia e, sotto lo pseudonimo di Nivalgo Aliarteo, fondò a Chieti nel 1720 la colonia “Tegea”  dell’Arcadia Romana, nella quale furono chiamati a raccolta i principali esponenti dell’aristocrazia e della cultura del capoluogo teatino. Anche Cepagatti dunque, in quanto feudo dei Valignani, dovette di sicuro subire l’influenza di un periodo così vivo e pieno di fermenti culturali. Per eredità infine, dal momento che Federico morì senza figli maschi, il Castello passò ai Della Valle che furono i suoi legittimi successori visto il matrimonio di Anna Ninfa, una delle figlie di Federico, con uno degli esponenti della succitata famiglia. Attualmente la struttura, di recente restaurata con cura e molta attenzione riservata alla valorizzazione storica, appartiene alla famiglia Marcantonio che l’acquistò nel 1904 nella persona di Camillo a nome dei figli Ireneo e Nicola.  Oggi il castello è stato riconvertito al fine di poter ospitare cerimonie, matrimoni o incontri d’affari dove è possibile respirare la storia ad ogni angolo, in un’atmosfera unica ed affascinante.

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IL CENTRO STORICO

Chi dovesse trovarsi a girovagare per le vie del centro, troverebbe tra le mura delle case un paese che si è voluto dipingere dei suoi stessi ricordi. Molti scorci di questa cittadina sono infatti decorati da pitture parlanti, colorati murales che come i disegni di un libro di fiabe ci conducono per mano alla scoperta di un passato da custodire e conservare. Dal 1985 al 1996 infatti l’artista Mira Cancelli Falasca, assieme ad alcuni dei suoi allievi, ha provveduto ad arricchire i vicoli del centro storico con murales raffiguranti i momenti più significativi del ricco passato di Cepagatti. Tra le varie case si aprono così agli occhi del visitatore scorci variopinti che rendono unico l’intero paese e che testimoniano quanto forte possa essere il legame tra la cittadina e la sua storia. Continuando a girare, le testimonianze di arte, cultura e fede non mancano e merita sicuramente una visita la Chiesa della Madonna del Carmine, detta del Purgatorio, a pochi passi dalla Torre Alex e con all’interno una pala d’altare del pittore Sabucchi. Tra i luoghi di fede più importanti della città c’è inoltre la chiesa parrocchiale dedicata a Santa Lucia e San Rocco alle spalle della Torre.
La sua fondazione si può far risalire almeno al XVII secolo ma la struttura poggia su un edificio già esistente in epoca romana. La facciata neoclassica è stata recentemente arricchita con un rosone scolpito in pietra della Majella; il caratteristico campanile a cupola ospita internamente campane di bronzo ed ori provenienti da donazioni dei fedeli; mentre l’interno della chiesa presenta un’unica navata che conduce all’altare maggiore, dove si trova una notevole tela, datata 1830 ed opera di Francesco de Benedictis, raffigurante San Rocco. Ai due santi patroni è inoltre dedicata una coloratissima festa che tra il 16 ed il 17 agosto anima l’intero paese. Il suono di note festanti che all’alba del 16 svegliano il paese ancora addormentato. In quei giorni un’ atmosfera quasi magica riecheggia tra le strade, dove dalle cinque del mattino comincia a sfilare una banda armata di flauti, tamburi e sonagli e si viene a formare una vera e propria processione in cui le donne del paese conducono la teca contenente tutti i preziosi oggetti donati dai fedeli a San Rocco. Sempre al suo culto infine è dedicata un’altra piccola chiesa annessa al Castello. Il luogo sacro presenta caratteristiche neo – gotiche e fu costruito da Olimpia Valignani, madre del marchese Alessandro, come voto per rendere grazie al Santo taumaturgo di Montpellier, che si voleva li avesse li salvati dalla terribile peste del 1657.

 

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