20 dicembre 2017

testo di Ivan Masciovecchio.

A pochi giorni dal Natale e dalla fine dell’anno abbiamo intrapreso un tour tra le località più spumeggianti della nostra regione alla ricerca di bollicine autoctone con le quali brindare all’arrivo del 2018. Scusandoci per qualche eventuale dimenticanza e concentrandoci per ragioni di spazio esclusivamente sulle cantine produttrici di vini spumante realizzati con metodo Classico o Champenoise – ovvero secondo il procedimento che prevede la rifermentazione in bottiglia – il nostro effervescente viaggio prende avvio dalla zona delle Colline Teramane, al confine con le Marche, terra di grandi vini rossi e dell’unica DOCG regionale.

ph. Maurizio Anselmi

Vigneti sulle Colline Teramane (ph. Maurizio Anselmi)

Composto da un uvaggio di Pecorino (90%) e Chardonnay (10%) messo a riposo 24 mesi sui lieviti a bassa temperatura, a Colonnella l’azienda Biagi si presenta sul mercato con un insolito Martina Brut. Proseguendo verso Controguerra, sono ben due le realtà attive sul territorio. Realizzato dall’azienda agricola omonima, l’Illuminati Brut nasce da una cuvée composta per un 60% da Trebbiano d’Abruzzo ed il restante 40% da Verdicchio. Matura per circa 30-36 mesi sulle proprie fecce in grotte freschissime e dopo un ulteriore periodo di affinamento è pronto per essere commercializzato. A conferma dell’unicità delle straordinarie caratteristiche pedoclimatiche di queste latitudini, a poche centinaia di metri da qui la cantina Lidia & Amato dà vita ad un originale metodo classico abruzzese realizzato con 100% di uve Pecorino – favorevolmente esposte verso sud – dal nome benaugurante di Auspicio.

Ci spostiamo leggermente a valle nella zona di Giulianova dove, a trent’anni dalla prima produzione e dopo un lungo periodo di interruzione, l’azienda Faraone torna a proporre l’omonimo brut metodo classico, caratterizzato per essere realizzato da uve 100% Passerina prodotta dai vigneti elegantemente disposti nel comune di Mosciano Sant’Angelo, non dosato (ovvero senza aggiunta di zuccheri dopo la presa di spuma) ed affinato 30 mesi sui lieviti. Sebbene insista nel territorio di Morro d’Oro, è dai vigneti di Bisenti invece che la cantina La Quercia da diversi anni ha avviato una meritoria opera di recupero dello storico vitigno Montonico, particolarmente vocato per la spumantizzazione tanto da essere chiamato le petit champagne dalle truppe napoleoniche che a fine ‘700 occupavano stabilmente queste zone. Pathos è il nome del metodo classico – anch’esso pas dosé – realizzato in purezza con uve raccolte a mano dopo un breve periodo di appassimento sulle piante. Infine ad Atri, dopo 48 mesi di affinamento sui lieviti, l’azienda Centorame festeggia l’arrivo di Anna, metodo classico caratterizzato da uve 100% Pecorino.

Paesaggio agrario della provincia pescarese (ph. Roberto Cilli)

Paesaggio agrario della provincia pescarese (ph. Roberto Cilli)

Entrando nella provincia di Pescara, il paese di Nocciano si presenta ai piedi del suo antico castello, oggi sede del Museo delle Arti e centro di produzione culturale. Da qui ed in parte da vigneti ubicati nel territorio di Cugnoli, entrambi coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica, arrivano le uve Montepulciano d’Abruzzo, Pecorino e Chardonnay che l’azienda agricola Chiusa Grande utilizza per le sue due etichette D’Eus Bianco e D’Eus Rosé – dal nome del titolare Franco D’Eusanio – ambedue tipologia brut, rispettivamente affinati sulle fecce per circa 24 e 18 mesi. Spostandoci di qualche collina nel comune di Alanno, Podere Castorani si segnala per il suo Millesimato da 100% Passerina affinato tre anni sulle fecce.

A circa 270 metri di altitudine, dal 1997 la cantina Marramiero è impegnata a Rosciano nella produzione di bollicine realizzate esclusivamente con vitigni Pinot Nero e Chardonnay, utilizzati in percentuali diverse a seconda delle etichette. Nel caso del Marramiero Brut, infatti – premiato dalla guida Sparkle 2018 con il massimo riconoscimento delle cinque sfere per l’ottavo anno consecutivo – a prevalere è il 60% di Chardonnay, mentre nella versione Marramiero Rosé – anch’esso gratificato con le cinque sfere dalla stessa guida – è l’80% di Pinot Nero a regalare corpo e longevità al prodotto. Il secondo e unico abruzzese presente sulla sopracitata guida è Fausto Zazzara, l’artigiano delle bollicine che nella sua cantina di Tocco da Casauria produce spumanti mai uguali a se stessi come l’etichetta Majugual lascia supporre, realizzati da una cuvée di vitigni autoctoni provenienti da vigneti sparsi tra i territori di Tocco da Casauria, Crecchio e della Valle Peligna. Infine, è nel comune di Loreto Aprutino, nella contrada da cui prende il nome, che la cantina Marchesi De’ Cordano realizza il Santagiusta Brut con uve prevalentemente di Pinot Nero ed una percentuale minore di Chardonnay.

(ph. Ivan Masciovecchio)

(ph. Ivan Masciovecchio)

L’unica azienda della provincia aquilana la troviamo a Goriano Valli, nel cuore del Parco naturale regionale Sirente-Velino. Qui l’aquilana Adriana Tronca è tornata a stabilirsi dopo una vita passata in Franciacorta avviando l’azienda Vigna di More. Il metodo classico omonimo nasce con uve 70% Pinot Nero e 30% Chardonnay coltivate a 700 metri di altitudine, vinificate mediante una pressatura soffice a freddo in ambiente inertizzato ed affinate sui lieviti per 18 mesi. Viticoltura eroica per una donna altrettanto coraggiosa che ha deciso di scommettere sulle proprie origini e sul proprio territorio.

I vigneti nei dintorni della cantina (ph. Ivan Masciovecchio)

Vigneti con vista sull’Adriatico in provincia di Chieti (ph. Ivan Masciovecchio)

Chiudiamo il nostro spumeggiante viaggio nella provincia più vitivinicola d’Abruzzo, ovvero quella di Chieti, dove si concentra circa l’80% dei vigneti regionali. A San Giovanni Teatino la Fattoria Teatina dà vita alla sua Pura Follia ottenuta con uve 90% Chardonnay e 10% Riesling. Poco più a sud, a Ripa Teatina gli spumanti Di Sipio Brut e Di Sipio Brut Rosé proposti dall’omonima cantina sono realizzati utilizzando uve internazionali come Chardonnay e Pinot Nero, in percentuali 60-40 e 20-80 a seconda delle tipologie. Scendendo di pochi chilometri verso il mare, nel territorio del comune di Tollo, l’azienda Feudo Antico propone un Brut Blanc de Blanc ottenuto da uve 100% Chardonnay affinate sui lieviti per minimo 30 mesi. Le stesse colline che guardano il mare Adriatico, coperte alle spalle dal massiccio della Maiella, ospitano in contrada Caldari di Ortona i vigneti dai quali la cantina Dora Sarchese ricava i suoi spumanti: Montepulciano d’Abruzzo in purezza per i Rosé Privé e Rosé Osé in produzione dal 2006 ed un uvaggio con 85% di Cococciola e 15% tra Trebbiano d’Abruzzo e Chardonnay per l’Esmery’s Brut.

Rimanendo ad Ortona, Codice Citra ha da poco lanciato la linea Hortari, spumanti da monovitigni autoctoni come Pecorino, Montonico e Montepulciano d’Abruzzo, proposti in versione Nature dopo 12 mesi sui lieviti. Addentrandoci nell’entroterra, Crecchio rappresenta il luogo d’elezione del Tenuta Ulisse Dosaggio Zero, metodo classico dell’azienda omonima ottenuto da uve 100% Pecorino senza aggiunta di zuccheri per cogliere meglio l’essenza del vitigno, con un affinamento medio sui lieviti di 18 mesi. Scendendo a sud in area frentana, l’azienda Collefrisio di Frisa propone il brut Le Cave della Guardiuccia, realizzato sia con un uvaggio di 80% Chardonnay e 20% Pinot Nero, sia in purezza 100% Pinot Nero nella versione rosé, con un affinamento sui lieviti per entrambi di 36 mesi. Proseguendo, Lanciano ci accoglie come la città del doppio miracolo eucaristico. Grazie alla cantina Eredi Legonziano da qualche anno può vantare anche un altro (doppio) primato ovvero i primi spumanti Abruzzo DOC realizzati unicamente con uve Pecorino, Passerina e Cococciola; un inno al territorio amplificato ancor di più dall’utilizzo di lieviti autoctoni sui quali si affinano per ben 36 mesi nello spumante omonimo e 48 mesi nel caso del Carmine Festa Millesimato. Giungiamo infine a Vasto dalla cantina agrobiologica Jasci & Marchesani. Realizzato in eguale percentuale con uve Chardonnay, Riesling e Pecorino provenienti dai vigneti posti sulle colline di Casalbordino e Monteodorisio e non dosato, il brut Autentico viene consigliato di gustarlo con sorsi lenti, cadenzati e continui, per un brindisi dal sapore forte e gentile della terra d’Abruzzo.

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