27 luglio 2011

È l’antica Spelt dei longobardi, che fra esempi d’arte legati alla devozione e con importanti costruzioni civili, è arrivata fino a noi in perfetta forma. Spoltore, alla scoperta di un borgo in collina che guarda il mare, protetto dalle montagne

di Giustino Pace, foto di Andrea Morelli

Veduta di Spoltore

Veduta di Spoltore

Terra ospitale Spoltore. Merita giustamente il titolo di terra dei cinque borghi. Tre sono antichissimi: il Capoluogo, Villa Santa Maria, Caprara; due, Villa Raspa e Santa Teresa, hanno subìto uno sviluppo vorticoso negli ultimi cinquant’anni.
Il nome Spoltore (Pe), appare per la prima volta dopo l’arrivo dei Longobardi e deriva dal germanico Spelt: farro, spelta, la cui coltivazione era nel passato diffusissima nel territorio. Ma la sua storia è molto più antica: la fertilità della terra e la clemenza del clima, infatti, hanno costituito un habitat favorevole alla presenza umana fin dal neolitico. Nel 2001 nel sito archeologico di Santa Teresa, accanto alle fornaci romane, è riemersa una sepoltura a fossa, oggi conservata nel Museo di storia delle scienze biomediche di Chieti, risalente alla seconda metà del III millennio a.C. Luogo importante anche in epoca italica! Costituiva uno dei tre vici, insieme con Moscufo e Città Sant’Angelo, nei quali era strutturata Angulum, una delle due città della Vestinia transmontana. Sulla sella tra la collina del capoluogo e quella di Montinope, recenti scavi hanno restituito reperti che consentono di localizzare sul lato a monte dell’attuale viale Fonzi, il municipium dell’Angulum romana, sorta, a quanto pare, sullo stesso luogo del vico vestino. Necropoli, lapidi, parti di colonne, pavimenti riemersi in varie circostanze e in località diverse, accreditano la presenza dei romani sul territorio distribuiti secondo l’organizzazione del popolamento sparso e delle ville. Nel periodo normanno, il feudo appartiene alla Contea di Loreto, per poi passare sotto numerosi casati. Col titolo di Baronia nel 1496 è affidato a Ferdinando Castriota, detto Manfredino, la cui famiglia vi esercita pieno potere per più di cinquant’anni. Il periodo d’oro della sua lunga storia si sviluppa fra il 1400 e il 1600 quando, insieme con un forte incremento demografico, si espande l’impianto urbano con le caratteristiche giunte fino a noi. Si costruiscono palazzi gentilizi e gli edifici ecclesiastici già esistenti vengono ristrutturati. La Chiesa di San Panfilo extra moenia, edificata verso il 1000, subisce una prima decisa ristrutturazione. Nel periodo si assiste anche alla prima ristrutturazione della Chiesa di Santa Maria della Porta, conosciuta oggi come la Cripta, sulla quale verrà sopraelevata, dal 1763 al 1770, la Chiesa Parrocchiale Matrice, nota oggi come San Panfilo intra moenia. Data storica per la città il 1612, quando vengono avviati i lavori per la costruzione del Convento attiguo alla chiesa di San Panfilo extra moenia. Esso verrà affidato ai Minori Osservanti, noti come frati Zoccolanti e sarà adibito a piccolo seminario e, per il rifacimento della Chiesa già esistente, verrà adottato lo stile barocco.
Il centro storico: una città museo
La visita al centro storico di Spoltore si presenta come un libro di storia viva: la salita degli Schiavoni, il largo dei Greci, il largo del Castello, oggi Largo Fosse del grano, le rue acquarie, le strette viuzze attraverso le quali scorreva l’acqua piovana. Piazza D’Albenzio per secoli è stata il fulcro della vita cittadina. Qui fin dalla notte dei tempi si svolgevano i mercati cittadini, qui, oggi, teatro-bomboniera si svolgono le manifestazioni più importanti del periodo estivo, tra le quali lo Spoltore Ensemble e i conserti di musica per orchestre di fiati promossi dall’Associazione La Centenaria. Altri monumenti storici il Palazzo De Cesaris, il palazzo Pardi, il palazzo Toppi (municipio vecchio); il palazzo Aglione, il Castello.

Il Convento cinquecentesco
Sede della locale Prepositura fino al 1604, la chiesa di San Panfilo “fuori le mura”, risulta aperta al culto prima del 1070. È una delle due grandi chiese cittadine dedicate al Santo di Sulmona. La pianta basilicale con vestibolo, sopra il quale dal 1696 è collocato un organo a canne, presenta l’aula divisa in tre navate e tre campate con arcate longitudinali a tutto sesto, poggianti su pilastri a sezione rettangolare. Il soffitto, in tavole di legno, è decorato a mo’ di cassettonato.
La Facciata ha assunto l’attuale aspetto nelle ristrutturazioni del 1480, ad opera del Ranciano, e del 1489. In seguito ai due interventi essa è diventata piatta, con frontale ad arco ribassato. Il portale modanato, sormontato da un architrave, è sostenuto da due mensole decorate a girali e motivi di rose tipiche dell’arte abruzzese. Al centro il progettista ha collocato un rosone, privo di raggiera centrale. Nell’interno troviamo l’altare maggiore dedicato al Protettore San Panfilo, attribuito alla Bottega di Giovan Battista Gianni, e sei altari laterali, tre in stile barocco e tre neoclassico. Di Donato Teodoro sono gli affreschi della volta e delle pareti del coro, mentre i medaglioni della navata centrale sono opera di Giambattista Gamba. Il campanile barocco (seconda metà del Seicento), realizzato forse su una struttura più antica, chiude con una non comune cupola ottagonale. È monumento nazionale.
San Panfilo entro le mura
La Chiesa Madre è la seconda delle due grandi chiese cittadine dedicate al Santo di Sulmona: risulta edificata per volontà del prevosto don Nicola De Amicis tra il 1763 ed il 1770. È conosciuta sotto il titolo di San Panfilo entro le mura per distinguerla dall’altra detta di San Panfilo fuori le mura. Il tempio è collocato sopra la cinquecentesca chiesa di S. Maria ante portam, nota oggi come la Cripta e in parte sulla muraglia cittadina, i cui segni sono ancora leggibili sulle pareti esterne. L’ingresso principale si affaccia sul piccolo largo della Chiesa, mentre l’abside esterno manifesta tutta la sua maestosità su piazza Di Marzio, inesistente all’epoca della costruzione. Gli stucchi, le statue che ornano gli altari e la cupola e i capitelli delle colonne corinzie, eseguiti tra il 1785 e il 1793, sono opera del comasco Alessandro Terzani e del teatino Giustino Melella. Sempre all’interno sono conservati alcuni dipinti di buon valore artistico, tra i quali un San Panfilo che benedice il clero (1794), e una Madonna del Monte Carmelo con San Nicola di Bari e San Pietro, opere del pennese Giuseppangelo Ronzi.

Il Castello
Del castrum Spulturii si ha notizia in un documento del 972 conservato nella Curia di Chieti, ma la sua edificazione è più antica di quasi cento anni. Costituisce uno dei primi tentativi di costruzione di una difesa fortificata. Anche la struttura architettonica sembra confermare questa tesi: il manufatto ha forma rettangolare e presenta un bastione esagonale al vertice nord e due torrioni ai vertici del lato di sud-ovest.

Piazza D’albenzio
e il castello De Cesaris
Intorno all’attuale Piazza D’Albenzio si trovano alcuni edifici di notevole interesse storico: guardando dall’inizio di Via del Corso sulla destra si scoprono i sette negozi che, sin dalla fine del medioevo e l’inizio dell’epoca moderna, hanno costituito il fulcro vitale del commercio cittadino, sopra l’antichissima chiesa di Santa Maria della Piazza, oggi sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso; sullo sfondo il palazzo Castiglioni, oggi De Cesaris, e la sua bellissima torre.

Le fonti
con il sistema qanat
Fonte Barco, fonte Grande, fonte di Collepare sono alcune delle fontane storiche che hanno garantito, insieme con le cisterne per conservare l’acqua piovana presenti in quasi tutte le case antiche, l’approvvigionamento idrico del centro abitato e delle campagne. Fonte Barco è antichissima. La sua “monumentalità” e la cura posta nella decorazione con mattoni a bicromia in rosso e giallo, nascosta per secoli fino alle operazioni di restauro, dimostra un’importanza che va ben oltre quella di una fontana rurale. Realizzata, come le altre fonti rurali, secondo il principio dei qanat persiani, essa è alimentata tuttora da cunicoli sotterranei scavati trasversalmente alla direzione di deflusso di una falda idrica sospesa e superficiale; l’acqua così raccolta per stillicidio viene convogliata in una camera di decantazione, sul retro della fontana, e fatta sgorgare pulita attraverso cannelle disposte sulla facciata della fonte. Per secoli fonte Barco è stata nella bella stagione la lavanderia all’aperto dove le donne eseguivano il bucato e la sbianca (la “cura”) dei panni tessuti al telaio in casa e d’inverno in abbeveraggio del bestiame: la valle del Barco si trasformava in stucco, cioè luogo di sosta delle greggi transumanti.

La Torre De Sterlich
Struttura suggestiva di Spoltore, antico possesso della famiglia De Sterlich, bonatenente tra le più ricche di Spoltore, oggi è di proprietà della famiglia Cerulli Irelli.
È una torre d’osservazione e di segnalazione collegata con altre strutture similari fino a Forca di Penne.

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