Quando la fiera era tutto


Un’intera settimana dedicata al Medioevo, con spettacoli itineranti degli artisti di strada e concerti di musica antica.
Ma questa è solo una parte della rievocazione storica del Mastrogiurato. Che si ripete ogni anno a Lanciano, tra la fine di agosto e i primi di settembre

di Chiara Di Giovannantonio, foto Mario La Farciola, Arnolfo Paolucci

piazza del Plebiscito durante la rievocazione.

 

Per comprendere appieno il significato di questa manifestazione, bisogna fare un salto indietro nel tempo, tra il XII e il XV secolo. In questo periodo di lenta ripresa economica, segnato da continue guerre e carestie, furono le fiere a fare la fortuna della cittadina abruzzese. Sviluppatasi su tre colline, tra una stretta vallata e il fiume Feltrino, con il mare a poca distanza, Lanciano riuscì a sviluppare un’intensa rete di traffici con Venezia e altre città dedite agli scambi commerciali. Tra la fine di maggio e i primi di giugno, con la fiera di Sant’Antonio che si teneva a Scorciosa (Ch), e negli ultimi giorni di agosto e inizio settembre a Treglio (Ch), con la fiera della Vergine S.S. del Ponte, si raccoglievano attorno alla città genti provenienti da tutto il mondo conosciuto. Di fronte alle mercanzie più varie e disparate affluivano  venditori, nobili, pastori, contadini o anche semplici curiosi.
Per tutelare il corretto svolgimento delle attività fieristiche, nel 1304 Carlo II d’Angiò istituì la carica del Mastrogiurato, un funzionario dell’ordine pubblico che doveva affiancarsi al sindaco nell’amministrazione della città per un periodo di sei mesi o un anno. Il candidato veniva scelto dall’assemblea delle famiglie nobili; in seguito l’Università di Lanciano ratificava la nomina con la sua approvazione. Con una solenne cerimonia d’investitura, gli venivano consegnate le chiavi della città e la bandiera simbolo della sua giurisdizione. Detto anche Mastro delle Fiere, perché segnalava l’apertura e la chiusura delle contrattazioni, giurava ad alta voce davanti alle autorità politiche di proteggere e far rispettare le leggi della città. Alla fine del suo incarico, restituiva i simboli del potere nelle mani del sindaco. All’inizio del 1600, con l’avvento della dominazione spagnola, le Fiere iniziarono a perdere d’importanza, vessate da tasse e restrizioni via via più pesanti. Non servirono a nulla i ricorsi delle autorità locali, di fronte alle crescenti usurpazioni messe in atto dai nuovi governatori. Le conseguenze non tardarono a farsi sentire. Il numero sempre più ridotto di mercanti e di acquirenti che si presentavano alle fiere determinò anno dopo anno il loro declino. Alla fine del XVII secolo erano divenute dei semplici mercati locali.
A nulla valsero gli sforzi dei Marchesi d’Avalos, che ottennero il feudo della città nel 1646. L’età delle fiere era giunta al termine. Il Mastrogiurato continuò a essere eletto fino al 1806, quando Gioacchino Murat salì sul trono del Regno di Napoli. Allora la carica, già svuotata da tempo dei poteri originari, fu abolita del tutto e sostituita con quella del Secondo Eletto. Nel 1981 un gruppo di studiosi decise che era giunto il momento di riscoprire il periodo d’oro della città di Lanciano. Dopo un attento studio dei documenti dell’epoca – come il Regolamento dell’Università di Lanciano del 1540 o le varie prammatiche emesse nel corso dei secoli -, raccolsero le informazioni necessarie per la ricostruzione storica dell’evento e diedero vita alla prima edizione del Mastrogiurato. Quest’anno, per la ventinovesima volta, la città di Lanciano torna a ospitare questa festa che ha ottenuto riconoscimenti dalla Regione Abruzzo e dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Promossa dall’Associazione omonima, con il patrocinio del comune, il Mastrogiurato includerà nuovamente un corteo di settecento figuranti in costume d’epoca con partecipanti provenienti da molte nazioni europee. La sfilata si snoderà per le vie del centro urbano, accompagnata da armigeri, trombettieri e sbandieratori. Accanto a dame e cavalieri, interverranno mangia fuoco, giullari, giocolieri e saltimbanchi che animeranno per sette giorni le strade di Lanciano con le loro attrazioni. Durante la manifestazione saranno presenti un mercato storico con prodotti tipici dell’epoca, alcune botteghe artigiane e diverse taverne allestite per l’occasione, dove i turisti avranno la possibilità di degustare antiche ricette abruzzesi. E non è tutto sul fronte della gastronomia. In alcune serate verrà riproposta la Panarda, una cena di ambientazione medievale che si lega al concetto dell’abbondanza e della sacralità dell’ospite. L’origine di questa usanza, databile tra il XVI e il XVII secolo, secondo alcuni è da ricercarsi nella volontà di un signorotto del luogo di organizzare un banchetto di beneficenza a uso e consumo del popolo, dove erano invitati a partecipare diversi esponenti delle classi più povere e abiette. Ogni piatto era annunciato da un colpo di cannone e, nel caso in cui uno degli ospiti cercava di tirarsi indietro a metà dell’impresa, il Guardiano di Panarda provvedeva a richiamarlo all’ordine sparando un colpo di fucile. Era ritenuta una grave offesa nei confronti del Signorotto di Contrada rifiutare anche una sola pietanza. Durante il pasto veniva servito un numero considerevole di pietanze, con una media tra le quaranta e le cinquanta portate.
Oggi, come allora, si potranno assaporare alcune specialità tipiche della regione senza l’antico obbligo – non da poco – di dover portare a termine una cena infinita.
Uno dei momenti centrali della manifestazione è rappresentato dalla Tenzone dei Quartieri, che apre il programma. I quattro rioni storici del centro urbano (Civitanova, Sacca, Borgo, Lanciano vecchia), scelti secondo la divisione su cui si basava l’organizzazione amministrativa della città in epoca medievale, si sfideranno tra di loro. Gareggeranno in diversi giochi di gruppo, che rievocano alcuni vecchi mestieri che si svolgevano nei quartieri lancianesi, come quelli chiaramente ispirati al lavoro del funaro e del tintore, o ancora alle attività del pignataro, dell’agoraio e del ramaio. Alla fine della competizione, i vincitori potranno ritirare il premio “Il Mastrogiurato d’Oro” e festeggiare fino a notte fonda il successo conseguito.
La celebrazione conclusiva dell’evento – affiliato alla Figs-Federazione italiana giochi e rievocazioni storiche – è fornita dalla rievocazione storica della cerimonia d’investitura del Mastrogiurato, che si terrà in piazza del Plebiscito. Seguito dal corteo di nobili, il funzionario designato salirà sul podio dove, alla presenza delle personalità più altolocate e di fronte a tutta la cittadinanza, terrà il proprio giuramento. Dopo il discorso di rito, tenuto prima in latino e poi in italiano, riprenderà il suo cammino, preceduto da uomini d’armi. Faranno da cornice i rulli di tamburi e gli squilli delle trombe dei Musici di Lanciano, le coreografie create dai lanci degli sbandieratori, assieme agli altri innumerevoli partecipanti che con il loro contribuito riportano in auge uno dei momenti più rosei della storia di questa città.

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