Dalla tradizione, la creatività. Questo deve saper fare il cuoco, anche nel terzo millennio. Questo è il valore aggiunto che ancora oggi le berrette bianche di Villa Santa Maria, patria indiscussa dei cuochi, portano nel mondo.
O meglio, continuano a portare
testo e foto di Piergiorgio Greco

I cuochi di Villa Santa Maria rendono omaggio al loro protettore San Francesco Caracciolo, nella chiesa Maggiore del paese.
Da almeno quattro secoli il paese che ha dato i natali al patrono degli chef d’Italia, San Francesco Caracciolo, fornisce i migliori artisti del fornello alle cucine di mezzo pianeta, a partire da quelle di presidenti, zar, ecclesiastici, diplomatici. E non è un caso che ancora oggi dire Villa Santa Maria vuol dire buona cucina. Ne è certo Domenico Di Nucci, presidente dell’Associazione cuochi Valle del Sangro, affiliata alla Federazione italiana cuochi. L’associazione, fondata ben trentatré anni fa, oggi mette insieme circa duecento associati, di cui una sessantina sono quelli in servizio presso prestigiosi hotel, istituzioni, ambasciate in tutto il mondo, forti di un’affascinante storia secolare. A ottobre, insieme al Comune, l’associazione promuove da oltre trent’anni la storica Rassegna dei Cuochi, appuntamento gourmet in cui il meglio della tradizione villese viene messo in bella mostra. Proprio tradizione è il concetto di partenza per comprendere tutto. “A nostro avviso – dice sorridente Domenico Di Nucci – senza tradizione non c’è e non può esserci cuoco. Troppo spesso ai giorni nostri altre filosofie, come la cucina molecolare, confondono le idee alle giovani leve che intraprendono questa professione. Noi, invece, crediamo che il bravo cuoco è colui che conosce il prodotto, sceglie quello migliore, e sa quali sono le tecniche per valorizzarlo. A tutto questo deve aggiungere una grande passione, la voglia di lavorare, il sacrificio e l’amore per la cucina. Di più: il cuoco è come un poeta, che cerca un’ispirazione. E, una volta in cucina, crea un’opera d’arte”. È proprio la filosofia che i cuochi di Villa Santa Maria hanno portato nel mondo: “I nostri chef si sono sempre caratterizzati per una grande creatività – aggiunge il presidente dell’Associazione cuochi -. Sin dal 1600, infatti, i “cucinieri” in servizio presso zar, re, ecclesiastici, si sono distinti per la capacità di inventare piatti sempre nuovi, a partire dalle basi della cucina. Quelle basi che insegnano che un determinato prodotto ha necessariamente un determinato tempo di cottura, senza il quale crolla tutto l’insieme. In definitiva, da noi tradizione e creatività sono sempre andate di pari passo”.
Una tradizione che per Domenico Di Nucci ha visto nel grande chef Giovanni Marchitelli, cui è intitolato il prestigioso istituto alberghiero diretto da Antonio Di Lello “il più grande ambasciatore della cucina villese nel mondo, senza nulla togliere a tanti altri che si sono distinti, raggiungendo punte di eccellenza davvero invidiabili. Come associazione lavoriamo tutto l’anno per far sì che questo patrimonio unico rimanga sempre sulla cresta dell’onda”.
Quel patrimonio che ancora oggi racconta di un paese che, con la poesia tra i fornelli, sa prendere tutti per la gola.
Articolo pubblicato (Aprile-Giugno 2010) sulla rivista Risorse d’Abruzzo trimestrale di storie, economia e personaggi.





